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BOLZANO. «La scelta di spostare l’intervento è dovuta a ragioni esclusivamente cliniche». Lo afferma Umberto Tait, direttore del Comprensorio sanitario di Bolzano dell’Asl dopo che un turista veneto, Salvatore Pandolfo, aveva denunciato di non essere stato operato perché la priorità erano i ricoveri locali. Così Tait: «Nel periodo delle festività è usuale registrare un aumento significativo di ricoveri di pazienti traumatizzati necessitanti di intervento chirurgico, nelle aree afferenti all’ortopedia e la traumatologia per l’aumento di affluenza turistica. Al contempo c’è una contestuale diminuzione della disponibilità generale delle sale operatorie che sono e restano condivise con le urgenze-emergenze di altre discipline chirurgiche. Pazienti con fratture non complicate sono per questo stati inviati presso altri Comprensori sanitari dell’Alto Adige o in cliniche convenzionate, in modo da poter operare quelli fragili o con fratture complesse, non trasportabili. Nel caso dei turisti con fratture ortopediche lievi e che possono attendere per l’intervento, viene sempre prospettata anche la possibilità di un rientro al proprio domicilio: non in un’ottica discriminatoria, ma per agevolare delle cure maggiormente di prossimità e quindi di vantaggio nella fase di ricovero e post operatoria».
Prosegue Tait: «Nel caso specifico il paziente è stato ricoverato il 3 gennaio nel reparto di Chirurgia vascolare per prevalenza di patologia: la frattura della clavicola non necessitava di trattamento in regime di urgenza. La permanenza del ricovero in chirurgia vascolare si giustificava con il tipo di trauma toracico riportato nella caduta e non con la frattura di clavicola, la quale – da sola – avrebbe portato a dimissioni già al Pronto soccorso e non a ricovero. Come è stato possibile verificare agli atti, queste circostanze sono state spiegate al paziente al momento della consulenza ortopedica in Pronto soccorso e anche, nuovamente, il pomeriggio del 7 gennaio dai medici del reparto di ortopedia. Secondo quanto ci riferisce il primario di ortopedia, il 7 gennaio il paziente avrebbe espresso ad alcuni medici ortopedici del reparto la preferenza per un rientro al proprio domicilio. Gli è stato comunque proposto di provare a rimanere nel caso si liberasse spazio in sala operatoria il giorno dopo, inserendolo come mera riserva e mantenendolo perciò precauzionalmente digiuno dalle 24 del 7 gennaio. Ciò però senza certezza di intervento. La mattina dell’8 gennaio essendo purtroppo entrate fratture più urgenti e non rinviabili è stato inevitabile comunicare al paziente che la possibilità dell’operazione - che, come detto, era una mera possibilità - non esisteva più nel giorno e nella settimana correnti. Il paziente ha infine avuto modo di avere un colloquio con due medici l’8 dicembre, nell’ambito del quale gli è stata ancora spiegata la sua situazione e si è proceduto a opportuna visita e sistemazione del tutore. I medici del reparto hanno anche appurato che il dolore riferito era comunque in gran parte attribuibile al trauma toracico riportato».
«Il tutto - chiude Tait - è stato determinato da scelte e circostanze di natura esclusivamente clinica e non connesse ad altri aspetti. Naturalmente l’Azienda sanitaria esprime umana comprensione per come il paziente può avere vissuto questi frangenti, sempre delicati quando ci si ritrova - anche in maniera inaspettata - ad essere “pazienti” lontano dalla propria casa e si dispiace se si fossero generati equivoci dal punto di vista comunicativo».


