BOLZANO. Sconto di pena di sei mesi per Benedict Chika Ibolekwu, l'ingegnere nigeriano di 37 anni, con cittadinanza italiana, condannato in primo grado a nove anni di carcere per il tentato omicidio della ex suocera avvenuto in via Cavour il 13 febbraio 2024. Nell'aula della sezione cittadina della Corte d'Appello di Trento, a parziale riforma della sentenza, il collegio composto dalla presidente Silvia Monaco e dai giudici Claudia Montagnoli e Michele Paparella, dopo circa quattro ore di camera di consiglio, ha condannato l'imputato a 8 anni e sei mesi di carcere.

Per le motivazioni bisognerà attendere i canonici 90 giorni, ma secondo gli avvocati che hanno assistito al processo, svoltosi anche in Appello a porte chiuse, il collegio non avrebbe riconosciuto l'aggravante della crudeltà. La sera del 13 febbraio 2024, la suocera dell'imputato venne aggredita e gravemente ferita nel locale contatori della palazzina in cui abita, in via Cavour, e nella quale aveva accolto la figlia, ex moglie dell'uomo. I due vivevano in Germania, dove il 37enne era stato assunto da poco alla BMW. La relazione si era interrotta e la donna era tornata a Bolzano con i figli.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, sostenuta in Appello dal procuratore generale Donatella Marchesini, la donna era stata attirata in una trappola dall'uomo, che aveva staccato la corrente elettrica. La vittima non avrebbe riconosciuto con certezza il proprio aggressore, ma i numerosi elementi raccolti durante le indagini svolte dai carabinieri, coordinati dalla Procura, hanno portato all'arresto del 37enne per tentato omicidio. Un'accusa che ha retto in primo e secondo grado, nonostante il 37enne si professi innocente. Anche ieri Benedict Chika Ibolekwu, esprimendosi in inglese, ha ribadito la propria innocenza, parlando davanti al collegio per circa un'ora nelle spontanee dichiarazioni. Poi i giudici si sono ritirati in camera di consiglio e, dopo quattro ore, è arrivata la sentenza, che scontenta tutti, sia la difesa sia la parte civile.

«Valuteremo, dopo aver letto le motivazioni, se ricorrere in Cassazione - dice l'avvocato Dominik Schöpf, che insieme ad Amanda Cheneri difende il 37enne -. No, lo sconto di pena non ci soddisfa. Ci aspettavamo una riduzione maggiore. Avevamo chiesto l'assoluzione». Per motivi diversi, anche la parte civile, costituita dalla vittima dell'aggressione, dal marito e dalla figlia, ex moglie del 37enne, si dice delusa. Il loro avvocato, Christina Jöchler, ne riassume i motivi: «Non riesco a comprendere come la Corte abbia potuto, da un lato, confermare che si tratta di un tentato omicidio volontario premeditato e, dall'altro, escludere l'aggravante della crudeltà. Tagliare il volto consapevolmente con nove colpi che lo distruggono è crudeltà». Presenti in aula sia l'imputato sia l'ex moglie. La donna, uscendo, ha detto: «Fate capire alle donne che c'è aiuto».