TRENTO. Dai prati innevati di Trafoi alla Valanga Azzurra, dalle sfide con Ingemar Stenmark agli anni al fianco di Alberto Tomba. Gustav Thoeni ha ripercorso al Festival dello Sport di Trento una vita trascorsa sulla neve, presentando la sua autobiografia Una scia nel bianco. Intervistato da Simone Battaggia, il campione altoatesino ha aperto l’album dei ricordi, partendo da quando, ancora bambino, rimaneva incantato davanti alle fotografie delle Olimpiadi di Cortina del 1956 e soprattutto alle imprese di Toni Sailer.

Il legame con Trento risale alla sua adolescenza. A 14 anni Thoeni partecipò al Trofeo Topolino, ricordando ancora la sfilata inaugurale in città e soprattutto le gare sul Monte Bondone, dove riuscì a vincere. Da lì sarebbe cominciata una carriera destinata a segnare lo sci italiano, fino al memorabile parallelo di Ortisei del 23 marzo 1975 contro Ingemar Stenmark, una sfida che tenne incollata l’Italia.

Poi arrivò una nuova stagione della sua vita, quella da allenatore di Alberto Tomba. «Quando mi giunse la proposta di costruire uno staff intorno ad Alberto accettai con molto piacere», ha raccontato. Il talento bolognese richiedeva anche una certa capacità di mediazione, a partire dai ritardi agli allenamenti mattutini. Ma tra i due nacque un rapporto solido: «Eravamo quasi sempre d’accordo su tutto. Non mancava mai a una promessa fatta, soprattutto se si trattava di vincere». Dopo dieci successi consecutivi, ha ricordato Thoeni, Tomba «poteva sembrare un extraterrestre».

Eppure Thoeni non ha mai provato quella sensazione di invincibilità: «Ho sempre cercato di stare davanti agli altri, ma non sempre mi è riuscito». Come nella leggendaria discesa di Kitzbühel del 1975, quando arrivò secondo a un solo secondo da Franz Klammer. Una sconfitta trasformata, mezzo secolo dopo, in una battuta: «In fondo è stato meglio che sia arrivato secondo, così anche gli austriaci si ricordano sempre di me».