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BOLZANO. Una partenza senza particolari slanci, condizionata dal caldo e da un mercato che negli ultimi anni è profondamente cambiato. A pochi giorni dall'avvio dei saldi estivi, scattati in Alto Adige il 16 luglio, il commercio traccia i primi bilanci.
Secondo Elena Bonaldi, presidente di Confesercenti Alto Adige, l'inizio non è stato particolarmente positivo. «La partenza non è andata benissimo», osserva. «Le temperature elevate hanno ridotto la presenza di persone nei centri cittadini e anche il turismo si è fatto sentire meno. Anche nei quartieri, dove alcuni commercianti si sono accordati per anticipare le promozioni, i risultati non sono stati migliori», aggiunge.
Secondo Bonaldi, si stanno confermando anche i timori espressi nelle settimane precedenti riguardo alla scelta di iniziare i saldi quasi due settimane dopo rispetto alla maggior parte delle regioni italiane. «Quando si perde il traino della comunicazione nazionale, il piccolo commerciante finisce per essere penalizzato. Il cliente deve essere invogliato a entrare in negozio e chiedere dei saldi, ma se tutti ne parlano prima, quando qui gli sconti non sono ancora iniziati, quell'effetto si disperde». Da qui torna la richiesta di uniformare le date con il resto del Paese. «Assolutamente sì. Sarebbe una scelta utile per sfruttare la stessa visibilità mediatica e non mettere i negozi altoatesini in una posizione di svantaggio».
Un aspetto, quello della trasformazione dei saldi, sul quale converge anche Daniele Vinante, componente del direttivo dell'Unione commercio turismo servizi Alto Adige e titolare del negozio "La Culla". Il cambiamento, riflette Vinante, è ancora più profondo e riguarda il comportamento dei consumatori.
«I saldi estivi e invernali, come li intendevamo una volta, non esistono più. Oggi si è sempre in saldo: ci sono internet, il Black Friday, gli sconti sull'Iva e promozioni continue. È scomparsa la frenesia, l'attesa dell'inizio dei saldi. Per certi versi è diventata quasi una farsa».
Secondo Vinante, anche la logica commerciale è cambiata. «Chi oggi acquista merce pensando esclusivamente ai saldi sbaglia approccio. La qualità non si costruisce sugli sconti. Durante l'anno, se un prodotto ha bisogno di una spinta, si interviene con una promozione, senza aspettare il periodo dei saldi».
Sul fronte delle difficoltà quotidiane dei commercianti, Vinante evidenzia soprattutto la riduzione dei margini. «I costi continuano ad aumentare e diventa sempre più difficile mantenere il giro d'affari. Inoltre stanno cambiando le abitudini di acquisto: molti giovani apprezzano sempre di più il mercato dell'usato e del second hand» afferma.
«Il mercato era arrivato a essere eccessivamente gonfiato. Oggi non possiamo pretendere che siano i clienti ad adattarsi: sono le aziende che devono capire questi cambiamenti e anticiparli», conclude Vinante.
Il primo bilancio racconta quindi molto più dell'andamento di una settimana di sconti. A emergere, è l'immagine di un commercio che si trova a fare i conti con un mercato profondamente cambiato, nel quale i saldi non rappresentano più l'appuntamento irrinunciabile di un tempo. La diffusione del commercio online, le promozioni distribuite durante tutto l'anno e le nuove abitudini di consumo hanno ridisegnato il ruolo degli sconti stagionali. In questo scenario, la sfida per il commercio sarà quella di adattarsi ad un contesto in continua evoluzione, con il futuro dei saldi che dipenderà, sempre più, dalla capacità di interpretare le nuove esigenze dei consumatori.


