BOLZANO. Erano entrambi appassionati di moto. Non di velocissime supersportive, ma di comode e più lente moto da enduro stradale. Il bolzanino Marcello Galvan, 59 anni, era orgoglioso della sua Yamaha Ténéré 700; il 64enne pistoiese Daniele Benifei, invece, da poco più di quattro anni guidava una Suzuki V-Strom 1050, si muoveva spesso in comitiva e sulla targa aveva appiccicato un adesivo che la diceva lunga sullo spirito con cui affrontava i suoi viaggi: "Sono lento!".

Non erano certo due fanatici della velocità e della guida spericolata, insomma. Marcello e Daniele non si conoscevano e certo non sapevano che un destino feroce, attorno alle 17.30 del 21 giugno 2025, li avrebbe fatti incontrare in prossimità dell'8° tornante della statale del Tonale e della Mendola, spegnendo contemporaneamente le loro vite, spazzando via i loro progetti e gettando nella disperazione chi voleva loro bene.

Marcello stava scendendo verso Bolzano, Daniele stava salendo verso il passo della Mendola con altri amici motociclisti, i compagni di mille viaggi. Per cause ancora in via di accertamento, le loro motociclette si sono scontrate. L'impatto è stato devastante ed entrambi sono volati sull'asfalto. Morti. Vano ogni sforzo compiuto dai soccorritori - arrivati con l'ambulanza della Croce Bianca, con l'elicottero Pelikan 1 e con quello dell'Aiut Alpin Dolomites - per salvarli.

La notizia della tragedia è ben presto arrivata a Bolzano e, quasi in contemporanea, anche a Pistoia, accolta in entrambe le città con sgomento e dolore. Sia Marcello che Daniele erano molto conosciuti e stimati nelle loro città. A Bolzano, Galvan aveva conseguito il diploma di geometra all'istituto Delai e quello di graphic designer all'Istituto Europeo di Design e tutti lo ricordano come una persona solare, un uomo dall'intelligenza vivace e molto intraprendente.

Anni fa aveva gestito una boutique di abbigliamento in via Museo. Oltre alla motocicletta, Marcello amava la montagna e amava viaggiare. Passione, quest'ultima, che era riuscito a trasformare in lavoro, dato che ormai da tempo svolgeva la libera professione nel campo dell'edilizia e si muoveva spesso tra l'Italia e il Marocco, tra Bolzano e Marrakech. Ulrich Seitz, che era suo grande amico, lo ricorda come «un geometra bravo e sempre attento alle nuove tecnologie. Un uomo di compagnia e con un grande cuore. Mi hanno sempre affascinato - conclude Seitz - la sua apertura mentale e il suo interesse verso le nuove culture e i nuovi mercati. Marcello - conclude - ha portato il know-how made in Italy nel suo lavoro in Marocco».Benifei, invece, viveva a Pistoia con la moglie ed era stato dipendente della Misericordia cittadina. Da poco era in pensione e, quando non era con la famiglia e con i nipotini, era sulla sua Suzuki. Con lui, spesso, c'era la moglie.

Le immagini postate sui suoi profili social e i tanti adesivi sulla sua moto raccontano di tanti viaggi, molti compiuti sui passi e sulle strade dell'Alto Adige.Il traffico sui passiLa tragedia di sabato ripropone il problema rappresentato da chi - motociclisti, ma anche automobilisti - trasforma i passi di montagna in circuiti da gara, mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri. Non è il caso di Marcello e Daniele, ma è innegabile che il problema esista. Un problema alla cui soluzione, a breve, lavoreranno insieme i prefetti delle province interessate, così da elaborare una strategia comune e nuove iniziative per aumentare la sicurezza stradale.

«È impensabile salire sulle strade di montagna per testare le proprie abilità di guida» taglia corto la dottoressa Katia Grenga, dirigente della Polizia stradale di Bolzano. «Io dico sempre che ognuno di noi è utente della strada ancora prima di nascere e, quindi, ognuno di noi dovrebbe rispettare la vita degli altri. Perché non dimentichiamo che sulle strade, anche su quelle dei passi di montagna, ci sono biciclette, pedoni e altri veicoli che procedono lentamente. Sia la polizia che i carabinieri svolgono controlli intensissimi su tutti i passi - conclude - ma occorre proseguire nell'opera di prevenzione».