BOLZANO. Da Bolzano, una delle città in cui si vive meglio in Europa, a Nairobi, una delle città in cui si vive peggio al mondo. Gianni Rossato, bancario bolzanino con la passione per la politica (consigliere comunale della Civica per Bolzano), da 15 anni ha instaurato un contatto diretto con la capitale keniana. Il suo sogno-obiettivo: contribuire a migliorare una situazione sociale che vede tre milioni di persone, soprattutto bambini, vivere nell'inferno delle baraccopoli sorte attorno alle discariche. Rossato è tornato la settimana scorsa dall'ultimo viaggio in Kenya insieme alla figlia Martina.

Qual è il suo rapporto con questo Paese africano?

Da molti anni sostengo finanziariamente l'associazione Alice for Children attraverso tre adozioni a distanza. Negli ultimi anni mi sono recato tre volte in Kenya. Faccio quello che posso, servire in tavola, un po' di animazione... Sono un bancario...

Qual è la situazione che ha trovato a Nairobi?

È un vero inferno: ha una densità abitativa di 100 mila abitanti per chilometro quadrato e un'aspettativa di vita che oscilla tra i 30 e i 40 anni. Inoltre, il 70% della popolazione non ha accesso all'acqua potabile o ai servizi igienici e il 60% dei bambini ha l'Hiv trasmesso dai genitori. Se questa situazione è grave, lo è ancora di più per le donne.

Perché?

A causa della promiscuità in cui si vive, la metà delle bambine subisce abusi. E da adulte non va meglio. Nella cultura keniana, la donna non può dire no a un approccio sessuale. La ragazza non ha la possibilità di uscire o andare a scuola quando ha il ciclo mestruale perché non ha assorbenti o possibilità di igienizzarsi.

Cosa fa lei, da Bolzano, per contribuire a migliorare questa situazione devastante?

Circa 15 anni fa, Il Sole 24 Ore pubblicò la classifica delle associazioni di volontariato che destinavano ai progetti di sostegno la maggiore percentuale dei fondi raccolti per la beneficenza. In testa a quella classifica c'era Alice for Children, che devolve ai progetti il 70% delle donazioni e il 30% alla gestione dell'associazione. Altre associazioni, molto conosciute perché pubblicizzate, avevano le percentuali invertite. Anche perché l'associazione porta il nome di mia figlia maggiore, l'ho scelta per contribuire diventandone volontario, ma anche come genitore a distanza di tre bambine keniane, accompagnandole nel loro percorso di crescita e di emancipazione.

Insieme a Martina, 13 anni, ha visitato i progetti di Alice for Children. Dove è stato?
Sono stato nelle baraccopoli di Korogocho e Dandora, e nella comunità Maasai di Rombo. Ogni volta che torno a Nairobi è come guardarsi dentro. Rivedere i volti dei bambini che studiano e crescono grazie al sostegno ricevuto è la prova concreta che il progetto From Slum to Job (dalla baraccopoli al lavoro) funziona davvero.

Cosa fa Alice for Children?

L'organizzazione sostiene oltre 3.500 bambini, offrendo nelle scuole primarie di Korogocho e Dandora istruzione, assistenza sanitaria, un pasto quotidiano e un percorso formativo completo, dall'infanzia all'inserimento professionale, secondo un principio chiaro: non solo aiutare, ma emancipare. Sono state aperte due smart clinic che funzionano 24 ore su 24 per somministrare vaccinazioni, visite periodiche, trattamenti di emergenza e sostegno psicologico. A Utawala, inoltre nella periferia sud-est di Nairobi, sorge l'Alice Italian Food Academy, una scuola di cucina italiana che forma giovani chef e professionisti del settore gastronomico. Molti diplomati oggi lavorano in hotel, ristoranti e resort del Kenya e all'estero. Il progetto Alice Digital School prepara gli studenti alle professioni digitali nell'informatica in genere e nel design. Un'attenzione particolare è rivolta alle bambine e alle adolescenti, spesso costrette a rinunciare alla scuola durante il ciclo mestruale. Alice for Children distribuisce assorbenti gratuiti e promuove programmi di educazione sessuale e sanitaria.

Avete visitato anche Alice Village, il centro di accoglienza di Utawala che ospita 100 bambini orfani o provenienti da situazioni di grave disagio.
È un luogo che ti riconcilia con il mondo. Si percepisce un clima di amore, fiducia e rispetto. È una comunità che cura i bambini e insegna a ognuno di noi cosa significhi davvero prendersi cura degli altri. Anche da Bolzano possiamo fare la nostra parte per costruire un futuro più giusto.