BOLZANO. Centocinquantamila euro di risarcimento e due assegni vitalizi per un militare del reggimento logistico «Julia» di Merano, che ha sviluppato un tumore dopo aver partecipato a diverse missioni internazionali. Il giudice del lavoro del Tribunale di Bolzano ha riconosciuto il nesso tra la malattia e l'attività svolta nei teatri operativi, condannando il Ministero della Difesa a corrispondergli una speciale elargizione e due prestazioni economiche mensili, rispettivamente di 1.033 e 500 euro.

Il graduato aveva prestato servizio in Kosovo, Afghanistan e Libano tra il 2008 e il 2023. Durante le missioni si occupava della manutenzione dei mezzi militari e lavorava come meccanico, entrando quotidianamente in contatto con solventi contenenti benzene, sostanza classificata come cancerogena. Secondo quanto emerso nella vicenda giudiziaria, avrebbe inoltre operato senza adeguate protezioni, respirando polveri e detriti sollevati dai convogli militari. Anche alcuni alimenti acquistati localmente, in base agli accordi con i Paesi ospitanti, provenivano da zone considerate contaminate.

Nel 2023 è arrivata la diagnosi: un carcinoma squamoso alla lingua. Il militare è stato sottoposto a un intervento chirurgico e successivamente a diversi cicli di chemioterapia. Attualmente si trova in malattia, in attesa del pensionamento.

Per ottenere il riconoscimento dei propri diritti si è rivolto all'avvocato Angelo Fiore Tartaglia, dando avvio a una causa contro il Ministero della Difesa. Determinanti, nel procedimento, sono stati gli accertamenti scientifici effettuati dall'Università di Torino nel febbraio 2024. Gli esami hanno rilevato nei tessuti biologici del militare micro e nanoparticelle di metalli pesanti in concentrazioni nettamente superiori alla media della popolazione italiana, considerate compatibili con l'esposizione a sostanze contaminanti nei teatri operativi.

Nel corso della causa, l'Avvocatura dello Stato aveva cercato di ricondurre l'insorgenza della malattia anche all'abitudine al fumo del graduato, che aveva dichiarato di aver fumato circa dieci sigarette al giorno fino al 2010. La consulenza tecnica disposta dal giudice ha tuttavia confermato la correlazione tra l'esposizione ad agenti cancerogeni durante le missioni, in particolare in Afghanistan, e il tumore alla lingua.

La sentenza si inserisce in un quadro più ampio di contenziosi che coinvolgono militari italiani ammalatisi dopo le missioni all'estero. Un precedente particolarmente significativo riguarda gli ex appartenenti all'Aviazione dell'Esercito «Altair» di Bolzano, impegnati in Bosnia tra il 2001 e il 2003 nella base italiana di Rajlovac. Dei trenta militari partiti dalla città, tredici hanno sviluppato patologie tumorali: otto tumori ematologici, tre al colon, uno al polmone e uno al pancreas. Due ex militari, i piloti Marco Testoni e Antonio Ucci, sono morti a causa della malattia.

Gli undici sopravvissuti continuano a mantenere i contatti e a confrontarsi sulle cure. Proprio attraverso queste testimonianze il graduato della Julia avrebbe maturato la consapevolezza di poter dimostrare il collegamento tra le missioni e la propria patologia.

Al centro delle vicende c'è anche il tema dell'esposizione all'uranio impoverito e ad altre sostanze potenzialmente pericolose presenti nelle aree di conflitto. Un ex militare, ricordando le condizioni operative, ha raccontato le differenze tra i dispositivi di protezione utilizzati dai contingenti italiani e quelli statunitensi, descrivendo soldati italiani spesso impegnati senza maschere e con il volto scoperto in territori altamente inquinati.

Con la decisione del Tribunale di Bolzano, al graduato della Julia è stato riconosciuto lo status di equiparato a vittima del dovere. Per lui il risarcimento di 150 mila euro e i due assegni vitalizi rappresentano il riconoscimento giudiziario delle conseguenze subite durante il servizio.