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BOLZANO. A oltre duemila chilometri dall'Italia, enclave spagnola in terra d'Africa, da giorni, dopo l'arrivo di migliaia di migranti dal Marocco, Ceuta è al centro del dibattito politico, non solo in Europa.
Ma mentre i governi si concentrano sulla sicurezza e sull'immigrazione, nelle strade della città si vive una vera crisi umanitaria. C'è chi distribuisce acqua e viveri, chi presta soccorso a persone ormai allo stremo e chi documenta possibili violazioni dei diritti umani.
È da questa realtà, spesso oscurata dalle polemiche e dalle manipolazioni di questa o quella parte politica, che parte il racconto di chi opera sul campo.
Abbiamo chiesto di raccontare cosa sta accadendo nella cittadina spagnola a chi, da anni, lavora ogni giorno in prima linea: la bolzanina Francesca Fusaro, 30 anni, coordinatrice della Ong "No Name Kitchen" che, in quel coriandolo di Spagna in terra d'Africa, dal 2019, fornisce assistenza medica, legale e alimentare lungo le rotte migratorie. Lì, Francesca è arrivata nell'agosto 2021 per preparare la tesi, ma la situazione con cui si è subito confrontata l'ha colpita tanto nel profondo da convincerla a restare.
Qual è la situazione in queste ore lì, a Ceuta?
«Drammatica. Qui la situazione è davvero drammatica. Stiamo distribuendo acqua, cibo e fornendo primo soccorso alle persone. In migliaia sono ancora per le strade, tante si sono nascoste nelle case, altre hanno trovato riparo nei boschi della zona. In molti non mangiano e non bevono da tre giorni e sono allo stremo. Allo stesso tempo, stiamo anche documentando quanto accade per capire le zone di provenienza dei migranti e fare chiarezza, a livello legale, sulle molte violazioni di diritti fondamentali che riteniamo vengano perpetrate. Per questo, un nostro team di legali sta valutando con attenzione la situazione».
Un dramma umanitario, insomma, che una certa parte politica sta cavalcando a proprio favore.
Proprio così. In queste ore, in città, sono arrivati gruppi di estrema destra che se la prendono pure con cittadini con origini nordafricane, ma nati e cresciti a Ceuta. Gruppi che trovano appoggio nelle forze di polizia schierate dal governo spagnolo che, però, fino ad ora, non ha inviato alcun aiuto. Su quel fronte, si stanno adoperando solo le organizzazioni umanitarie e il volontariato.
Nelle ultime ore, la maggioranza di chi era riuscito ad arrivare a Ceuta sarebbe rientrata in Marocco, è così?
Sì, è accaduto su spinta del governo spagnolo, ma anche per l'assoluta assenza di aiuti. Queste persone sono arrivate qui e si sono trovate completamente allo sbando, senza nessuna assistenza o supporto.
Dopo i fatti di Ceuta, l'Italia ha sospeso il trattato di Schengen che garantiva la libera circolazione senza cotrolli alle frontiere interne europee, lei cosa ne pensa?
La scelta fatta dal governo italiano fa ridere e questo provvedimento dimostra tutta la nostra ignoranza. Ceuta non è Schengen, ma evidentemente c'è chi crede che da qui, i migranti possano salire su un aereo e raggiungere qualsiasi destinazione. Queste persone, invece, non possono muoversi. Senza contare che, quando siamo noi a chiedere aiuto sul fronte immigrazione, pretendiamo che l'Europa ci ascolti.



