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BOLZANO. «I Portici? Nelle prime tre settimane di apertura del Waltherpark, sono andati sotto del 30%». Intende nelle vendite Philipp Moser. Poi, il presidente dell'Unione commercio aggiusta il tiro: «Gli ultimi dati ci dicono che quasi tutti sono tornati in linea di galleggiamento». Traduzione: il mese scorso c'è stato il rosso, nelle ultime settimane luce verde. Anche se non fissa. Ma è Natale. Mirco Benetello, direttore di Confesercenti vede questo: «L'effetto curiosità è stato trainante e ha inciso sulle vendite nel commercio tradizionale».
Poi? «La percezione, tra molti associati, è che la presenza del Waltherpark, unita alla riqualificazione urbana d'intorno, faccia da elemento di attrattività complessiva. Il vero contraccolpo, infatti, viene dai riscontri negativi dei negozi nei paesi vicini, da Renon a Caldaro, da Appiano alle valli».
Nel senso: si viene a Bolzano "in visita" alle novità e magari si compra, mentre i bolzanini sembrano avere assorbito l'impatto e sono più in grado di redistribuire gli acquisti.
Assunti al Waltherpark
L'Osservatorio provinciale del mercato del lavoro ha diffuso i dati sul nuovo centro commerciale. Gli assunti sono 616, soprattutto nel commercio al dettaglio. Circa il 21 percento dei dipendenti erano precedentemente registrati come disoccupati. A questi si aggiungono persone alla prima esperienza di lavoro dipendente, così come altre persone rimaste inattive per un periodo prolungato.
«Il Waltherpark non ha creato solo nuovi posti di lavoro, ma ha anche aperto nuove opportunità a persone che in precedenza non avevano un accesso diretto al mercato del lavoro», sottolinea l'assessora al Lavoro Magdalena Amhof. Ad oggi, non si riscontra alcun effetto significativo di "sottrazione" di personale da altre imprese dello stesso settore, spiega Stefan Luther, direttore del Servizio mercato del lavoro della Provincia di Bolzano.
Luther richiama l'attenzione sul particolare profilo degli occupati. Complessivamente si tratta di una forza lavoro molto giovane: il 53 per cento dei lavoratori ha meno di 30 anni, solo l'8 per cento ha più di 50 anni. Oltre la metà degli occupati è costituita da donne e circa il 40 per cento lavora a tempo parziale.
«Solo circa un terzo degli occupati è nato in Alto Adige e un ulteriore terzo non risulta residente anagraficamente in Alto Adige: un dato che evidenzia in modo molto chiaro la dipendenza dell'Alto Adige da forza lavoro esterna», sottolinea Luther.
Tra crisi e acquisizioni
Ma c'è anche una tendenza generale. E qui i numeri non sbagliano. Li elenca Moser: «Negli ultimi dieci anni, e questo in tutto il territorio, sono stati chiusi 1.300 esercizi ma è aumentata dell'11% la superficie dei negozi e del 21% gli assunti negli stessi». Il significato di questa sconnessione apparente, tra chiusure e ampliamenti, rivela una realtà: chi abbassa la saracinesca sono i piccoli, chi va avanti è chi crea sinergie e prova ad allargarsi, cambiando i parametri. Dentro, c'è tutta la questione del ricambio generazionale che sta interessando ormai da tempo anche a Bolzano.
Su questo riflette Benetello: «Se i numeri delle chiusure non sono ancora un problema economico, lo sono invece, e drammatico su quello sociale». E ricorre come esempio allo stop all'attività di Gbc, il centro di elettronica di viale Trieste. «In quel caso, come in altri simili accaduti negli ultimi mesi soprattutto, - riflette il direttore di Confesercenti - è venuto a mancare non solo un negozio con particolari forniture, ma soprattutto un punto d'appoggio per le esigenze quotidiane delle famiglie, come un tecnico che si conosce personalmente, un esperto capace di intervenire a chiamata». Insomma, un tessuto di relazioni non fatto solo di vetrine ma di aderenza umana e sociale. Un fenomeno, questo dei piccoli che scompaiono, che viene rilevato anche nei mercati.
«Molti banchetti chiudono perché i figli non vogliono più fare gli ambulanti come i padri - aggiunge Benetello - e questo non comporta la diminuzione del numero, ma la nascita di agglomerati di banchi con lo stesso proprietario». Nuovo bilancio a gennaio, quando cesserà l'effetto novità del Waltherpark e il traino degli acquisti natalizi.


