BOLZANO. La manifestazione degli Schützen organizzata domenica 25 ottobre, a Bolzano, per celebrare la festa nazionale austriaca continua ad alimentare le polemiche. A intervenire duramente è il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, che contesta il carattere militare della cerimonia e mette in guardia dalle conseguenze delle manifestazioni identitarie sui rapporti tra i gruppi linguistici altoatesini.

«Non c’è nulla di male nel sentirsi austriaci», premette Urzì, sottolineando che ciascuno è libero di riconoscersi nell’identità italiana, tedesca, austriaca o tirolese. Il problema, sostiene, nasce quando questa appartenenza viene esibita attraverso cortei organizzati e marce dal carattere militare. Il parlamentare invita a immaginare quali reazioni provocherebbero analoghe sfilate di tricolori nei paesi delle valli altoatesine, ricordando come in passato alcune manifestazioni nazionali italiane fossero state accolte con ostilità.

Nel mirino finisce soprattutto la cerimonia dello Zapfenstreich, tradizione militare austriaca e tedesca. «Non è un raduno, non è una festa campestre, non è un ritrovo, ma una cerimonia militare», afferma Urzì, che accusa gli Schützen di alimentare contrapposizioni in una fase già segnata, a suo giudizio, dalla crescita di movimenti secessionisti e da preoccupanti fenomeni di radicalizzazione della gioventù, in particolare di lingua tedesca e delle valli. Il deputato richiama anche le recenti indagini su presunte cellule neonaziste e le questioni emerse in Consiglio provinciale sui possibili finanziamenti esteri a organizzazioni radicali, senza indicare collegamenti diretti con la manifestazione.

Il parlamentare cita anche uno studio sulle parate identitarie nell’Irlanda del Nord, sostenendo che simili manifestazioni possano rafforzare la coesione interna dei singoli gruppi ma aumentare la diffidenza reciproca. Richiama inoltre le tensioni nei Paesi baltici e il delicato equilibrio delle minoranze nazionali in Slovenia e Croazia. Per Urzì, il punto centrale resta la tutela dell’autonomia altoatesina, frutto di un compromesso storico tra Italia e Austria. «Entrare come elefanti con il cappello piumato in questa cristalleria è dimostrare irresponsabilità o radicalismo», conclude il deputato, invitando a non compromettere il clima di convivenza costruito negli anni.