BOLZANO. La centrale di pompaggio di Ultimo torna al centro dell’attenzione pubblica. È il presidente Arno Kompatscher ad accendere un faro sul progetto, nella sua relazione sul bilancio 2026 presentata martedì scorso in consiglio provinciale, fornendo agli ascoltatori la conferma che la consultazione popolare inizialmente prevista per l’autunno che ora sta volgendo al termine slitta al 2026, e la garanzia che «ci atterremo in ogni caso all’esito del referendum orientando di conseguenza anche il nostro agire», queste le parole del governatore.

Nel frattempo proseguono gli incontri organizzati dall’Arbeitsgruppe für Ulten, il gruppo di lavoro impegnato nell’informazione alla popolazione. Si è registrata grande partecipazione alla riunione dello scorso ottobre con Martin Campestrini, responsabile del progetto e rappresentante di Alperia per la val d’Ultimo, a proposito dell’infrastruttura energetica esistente e del progetto di centrale idroelettrica ad accumulo. Segno che nella valle l’attenzione è alta. La scorsa estate si erano confrontati con i residenti il direttore generale di Alperia Luis Amort, il sindaco Stefan Schwarz e Dieter Theiner, ad di Alperia Greenpower.

Le fonti rinnovabili in Alto Adige

Nel 2023, il 61 per cento del fabbisogno complessivo di energia in Alto Adige è stato coperto da fonti di energia rinnovabili, di cui 6.176 Gigawattora dall’idroelettrico e quote minori per energia solare (344 GWh) e biomassa (254 GWh).

Nella relazione sul bilancio, Kompatscher ricorda che l’impiego e il rafforzamento delle energie rinnovabili «non è un vezzo, ma una necessità. La transizione energetica è fondamentale per un Alto Adige sostenibile, indipendente». Ma la disponibilità di elettricità da rinnovabili non è costante, perciò, avverte il presidente, «diventa sempre più importante lo stoccaggio. Il progetto della centrale di pompaggio in val d’Ultimo è da vedere in quest’ottica».

Gli aspetti critici

Kompatscher sottolinea che «sono stati organizzati diversi eventi di informazione e discussione, al fine di fornire agli e alle abitanti del posto un’informazione completa e trasparente», aspetto che secondo la giunta dovrebbe favorire l’accoglimento del nuovo impianto.

Lo scorso maggio, durante un’audizione nella Seconda commissione del consiglio provinciale, Agnes Schwienbacher e Moritz Schwienbacher della «Iniziativa civica Pskw» erano intervenuti sulle criticità del progetto, tra cui «promesse di trasparenza non mantenute, il timore di ulteriori strutture e la necessità di rimuovere quelle vecchie e abbandonate», aveva riferito la Commissione. Nella stessa occasione, il sindaco di San Pancrazio Thomas Holzner si era lamentato di non essere ancora stato contattato da Alperia. Tra i tanti temi posti da consigliere e consiglieri provinciali, la garanzia di sicurezza per la popolazione, la tutela delle fonti, l’eventuale partecipazione futura di nuovi player, il coinvolgimento del Comune di San Pancrazio e il confronto con l’operatore di reti Terna, poiché fino ad allora non c’era stato contatto diretto.

Il referendum nel 2026

«Confidiamo – dice ora il presidente della Provincia – che la popolazione riconosca i vantaggi del progetto, sia per l’intera provincia sia per la val d’Ultimo». L’obiettivo generale è rafforzare la sicurezza energetica dell’Alto Adige e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ma nell’aula del Consiglio, il governatore ha insistito sui «vantaggi concreti e duraturi anche per la popolazione della val d’Ultimo» offerti dal progetto.

L’ultimo passaggio suona come un appello: «Se i cittadini e le cittadine ci seguiranno su questa strada, ce lo dirà l’esito del referendum il prossimo anno. Ribadiamo in questa sede il nostro auspicio che il progetto venga approvato, nell’interesse di tutti. E ci impegniamo quindi a presentare con chiarezza alla popolazione della val d’Ultimo le argomentazioni tecniche affinché sia convinta del progetto. Allo stesso tempo, però, confermiamo che ci atterremo in ogni caso all’esito del referendum orientando di conseguenza anche il nostro agire».