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BOLZANO. Terminata la vendemmia in Alto Adige. Nonostante l’anno impegnativo e i raccolti inferiori rispetto al 2023, le prospettive sono rosee e si prevedono bianchi freschi e fruttati e - per quanto valutabile al momento – rossi eleganti. Tanto promettente appare il futuro, quanto critica è stata l’annata passata in tutte le zone vinicole dell’Alto Adige. «Il 2024 è stata ovunque un’annata difficile», afferma Michael Dezini, enologo della Cantina e Tenuta Josef Brigl di Appiano.
Molto lavoro nei vigneti.
Una primavera molto umida e un inizio d’estate con abbondanti piogge hanno suscitato grande preoccupazione per la ripresa vegetativa e soprattutto la fioritura. «È stata un’annata molto intensa che ha richiesto grande attenzione e controlli capillari nonché un lavoro minuzioso nel vigneto», afferma Elisabeth Gottardi della Tenuta Gottardi a Mazzon/Egna. Lavoro aggiuntivo è stato richiesto anche dal gran caldo di luglio e agosto. I viticoltori sono stati posti dinnanzi alla sfida, infatti, di fornire alle viti acqua sufficiente e, al contempo, garantire la qualità del raccolto, spiega Stefan Doná, enologo dalla Cantina Valle Isarco. «La siccità è stata evidente soprattutto nei vigneti più ripidi della Valle Isarco, ma grazie a un apparato radicale profondo la maggior parte delle viti è riuscita a gestire bene la situazione», aggiunge Doná. Anche Erwin Carli, enologo della Cantina Cortaccia, sottolinea il lavoro straordinario che l'umidità prima, il caldo e la siccità dopo, hanno imposto nei vigneti
Quantità inferiori ma qualità eccellente.
Anche se le condizioni meteo hanno reso l’annata viticola estremamente difficile, la qualità delle uve vendemmiate lascia ben sperare. «La maturazione fisiologica è stata raggiunta alla perfezione, i valori di pH e acidità così come i livelli di zucchero sono corretti e i grappoli molto sani», afferma Elisabeth Gottardi. Il suo collega Michael Dezini sottolinea soprattutto la qualità dei vitigni bianchi: «Si sono presentati molto bene soprattutto il Pinot Bianco, il Pinot Grigio e il Sauvignon». Anche Erwin Carli parla di «un’ottima annata" per le varietà di bianco. Ciò dipende - per quanto possa sembrare curioso - proprio dalle difficili condizioni meteo, come spiega Stefan Doná: «Quest’anno gli acini sono rimasti più piccoli, ma molto concentrati, ragion per cui ci aspettiamo una quantità minore, ma di qualità eccellente». Le minori quantità di raccolto, a cui fa riferimento Doná, si sono registrate in tutte le zone di coltivazione e per tutte le varietà di vitigno. Le ragioni alla base sono molteplici. A tal proposito, Elisabeth Gottardi fa notare che, rispetto ad altre annate, è stata maggiore la quantità di fiori appassiti (che dunque non si sono trasformati in acini). Ciò ha comportato, soprattutto per le varietà di Pinot, una resa molto inferiore, come illustra Erwin Carli. Soprattutto per il Pinot Grigio, il Sauvignon e il Gewürztraminer si sono registrati forti cali di produzione, afferma Michael Dezini, che aggiunge: «Dal punto di vista quantitativo abbiamo registrato perdite anche per tutte le varietà di vino rosso, ma soprattutto per il Lagrein e il Pinot Nero». A Mazzon, zona molto rinomata per il Pinot Nero, Elisabeth Gottardi stima che tale perdita si aggiri attorno a un quarto rispetto ai due anni precedenti.
Un’annata promettente.
Nonostante un’annata difficile e una raccolta minore, i quattro giovani capi cantinieri sono d’accordo sull’esito dell’annata 2024 in tutte le zone vinicole dell’Alto Adige: secondo loro, sarà promettente. «Per quanto riguarda i bianchi tutto fa pensare che sarà un'annata classica con vini fruttati e dal carattere varietale», afferma a tal proposito Erwin Carli. Per la sua Valle Isarco, grazie all’aroma e alla struttura acida dei bianchi, Stefan Doná si aspetta «un’annata straordinaria che convince per freschezza, mineralità e aromi intensi». Specialmente il Sylvaner, il Kerner e il Sauvignon Blanc hanno beneficiato delle temperature notturne più fresche in autunno che avrebbero conferito ai vini una raffinata acidità e un fruttato limpido. Anche Dezini è già in grado di anticipare qualcosa sull’annata dei vini bianchi: "I bianchi del 2024 sono caratterizzati da una bella freschezza e un pronunciato sapore fruttato», così Dezini. Le sue conclusioni sui rossi, invece, non sono così risolute anche perché è ancora troppo presto per formulare un giudizio definitivo. La Schiava sembra «piuttosto difficile», il Lagrein fa già una bella figura, ma è il Pinot Nero a ottenere il risultato migliore. Quest’ultima affermazione è confermata anche da Elisabeth Gottardi che descrive il Pinot Nero 2024 come «molto equilibrato» e gli attribuisce «freschezza, eleganza, profondità e un lungo potenziale di conservazione». M.D


