PHOTO
MERANO. Undici spettacoli, due in più rispetto all’anno scorso, in una stagione che sfodera nomi di spicco del teatro italiano e che modella una socialità diversa, tesa ad abbattere le paure e le solitudini del mondo odierno.
Il Teatro Puccini si prepara ad accogliere gli spettatori con un cartellone denso e saldamente aggrappato alla realtà odierna, pure nella leggerezza dell’illusione teatrale. Nonostante l’aumento dell’offerta – otto date meranesi, tre a Bolzano con navetta gratuita per gli abbonati – i prezzi dei biglietti, però, sono rimasti gli stessi.
L’idea alle spalle di questo investimento, come spiegato dall’assessore provinciale alla cultura Christian Tommasini durante la conferenza stampa di presentazione della stagione, è di «portare la cultura in lingua italiana anche là dove solitamente l’italiano non arriva. Nelle valli, nelle comunità prevalentemente di lingua tedesca, in modo da dare loro la possibilità di socializzare anche attorno alla nostra lingua». Nel valutare l’opportunità di rafforzare l’offerta culturale ha giocato un ruolo di spicco anche la necessità di calare il pubblico nel caleidoscopio linguistico teatrale, una varietà di linguaggi che arriva al contemporaneo passando per una narrazione che non ha problemi a definirsi “l’unica vera illusione”, come recita il nome della rassegna di quest’anno. «Solo così – ha aggiunto Tommasini – possiamo prevenire ansia, paure, stress, esclusione, e quell’individualismo sfrenato che isola e fa sentire soli, come conferma anche l’assessore meranese Andrea Rossi».
Quella presentata sul palco del Puccini da Walter Zambaldi, direttore del Teatro Stabile di Bolzano, è una rassegna ancorata al contemporaneo, pure quando si tratta di riproporre Shakespeare, Hugo, Wilde.
Si comincia il 22 novembre con “Tempo di Chet. La versione di Chet Baker”, dove l’incastro delle musiche di Paolo Fresu e dei testi di Leo Muscato e Laura Perini resuscita il controverso trombettista della “dolcezza esistenziale e rigidità anarcoide”, nella descrizione di Zambaldi.
Uno spettacolo di particolare delicatezza che apre alla sottile tessitura del “Macbeth” operata da Serena Sinigaglia in uno spettacolo, quello del 3 dicembre, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano per una compagnia di respiro regionale, in collaborazione con l’Accademia di Brera e col Teatro Stabile di Torino. «“Nel tempo degli dei. Il calzolaio di Ulisse” di Marco Paolini, il 19 gennaio, è il sigillo di una collaborazione col Piccolo di Milano, mentre lo spettacolo di danza di Aterballetto dell’8 aprile, su musiche di Tom Waits, è frutto di una cooperazione col Santa Chiara di Trento». Quello che Zambaldi per pudore evita di dire, però, è che il Ministero dei beni artistici e culturali ha collocato il Teatro Stabile al primo posto nella classifica del 2018 dei Tric, i teatri di rilevante interesse culturale italiani.
Un risultato dato dalla qualità del livello artistico, dalla capacità produttiva, dalla forza occupazionale anche delle giovani generazioni – si parla di 250 contratti di assunzione a stagione.
La fucina produttiva è stata spostata anche su Merano: per esempio, Marco Paolini proverà anche al Puccini, e non solo al Comunale di Bolzano. E il programma riservato a bambini e alunni delle scuole rivela un parterre di laboratori, visite “dietro le quinte”, spettacoli e corsi rivolti ai giovani e ai giovanissimi di tutta la provincia.
Il cartellone si arricchisce di diversi protagonisti della scena italiana: il 25 gennaio (il 27 per gli abbonati di Silandro) Michele Placido e Anna Bonaiuto portano al Verdi di Bolzano “Piccoli crimini coniugali”, e il 30 gennaio si torna al Puccini con “I miserabili”, con Franco Branciaroli.
«Il teatro della dignità e della misericordia – commenta Zambaldi – in un adattamento affrontabile dal grande pubblico e decisamente godibile».
Non c’è teatro italiano senza Goldoni, però. Il 16 febbraio le quinte si schiuderanno quindi su “Le baruffe chiozzotte”, per la regia di Paolo Valerio, mentre il 29 maggio il bravissimo Natalino Balasso sarà Pantalone in “La bancarotta”.
Tutti in pullman il primo marzo (il 3 per gli abbonati di Silandro), per “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, in cui la Compagnia del Teatro dell’Elfo, una delle più attive in Italia, restituisce la graffiante irriverenza di Oscar Wilde in una “commedia frivola per gente seria”.
Il 25 marzo Mario Perrotta farà riflettere invece gli spettatori sul ruolo dei padri oggi con “In nome del Padre”, scritto insieme allo psicanalista massimo Recalcati.
Il 5 aprile (il 7 per gli abbonati di Silandro) a Bolzano nevicherà.
Nevicherà al chiuso, sulle poltroncine in velluto del Verdi, grazie allo “Slava’s Snow Show”, lo spettacolo di Slava Polunin che trasporta gli spettatori in un universo incantato, festoso, ricco di sogni, desideri e nostalgie.
Perché di fronte a tante notizie illusorie, numerosissime e contrastanti, l’unica illusione sincera è, resta, e rimarrà sempre il teatro. Quello fatto bene. (s.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Teatro Puccini si prepara ad accogliere gli spettatori con un cartellone denso e saldamente aggrappato alla realtà odierna, pure nella leggerezza dell’illusione teatrale. Nonostante l’aumento dell’offerta – otto date meranesi, tre a Bolzano con navetta gratuita per gli abbonati – i prezzi dei biglietti, però, sono rimasti gli stessi.
L’idea alle spalle di questo investimento, come spiegato dall’assessore provinciale alla cultura Christian Tommasini durante la conferenza stampa di presentazione della stagione, è di «portare la cultura in lingua italiana anche là dove solitamente l’italiano non arriva. Nelle valli, nelle comunità prevalentemente di lingua tedesca, in modo da dare loro la possibilità di socializzare anche attorno alla nostra lingua». Nel valutare l’opportunità di rafforzare l’offerta culturale ha giocato un ruolo di spicco anche la necessità di calare il pubblico nel caleidoscopio linguistico teatrale, una varietà di linguaggi che arriva al contemporaneo passando per una narrazione che non ha problemi a definirsi “l’unica vera illusione”, come recita il nome della rassegna di quest’anno. «Solo così – ha aggiunto Tommasini – possiamo prevenire ansia, paure, stress, esclusione, e quell’individualismo sfrenato che isola e fa sentire soli, come conferma anche l’assessore meranese Andrea Rossi».
Quella presentata sul palco del Puccini da Walter Zambaldi, direttore del Teatro Stabile di Bolzano, è una rassegna ancorata al contemporaneo, pure quando si tratta di riproporre Shakespeare, Hugo, Wilde.
Si comincia il 22 novembre con “Tempo di Chet. La versione di Chet Baker”, dove l’incastro delle musiche di Paolo Fresu e dei testi di Leo Muscato e Laura Perini resuscita il controverso trombettista della “dolcezza esistenziale e rigidità anarcoide”, nella descrizione di Zambaldi.
Uno spettacolo di particolare delicatezza che apre alla sottile tessitura del “Macbeth” operata da Serena Sinigaglia in uno spettacolo, quello del 3 dicembre, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano per una compagnia di respiro regionale, in collaborazione con l’Accademia di Brera e col Teatro Stabile di Torino. «“Nel tempo degli dei. Il calzolaio di Ulisse” di Marco Paolini, il 19 gennaio, è il sigillo di una collaborazione col Piccolo di Milano, mentre lo spettacolo di danza di Aterballetto dell’8 aprile, su musiche di Tom Waits, è frutto di una cooperazione col Santa Chiara di Trento». Quello che Zambaldi per pudore evita di dire, però, è che il Ministero dei beni artistici e culturali ha collocato il Teatro Stabile al primo posto nella classifica del 2018 dei Tric, i teatri di rilevante interesse culturale italiani.
Un risultato dato dalla qualità del livello artistico, dalla capacità produttiva, dalla forza occupazionale anche delle giovani generazioni – si parla di 250 contratti di assunzione a stagione.
La fucina produttiva è stata spostata anche su Merano: per esempio, Marco Paolini proverà anche al Puccini, e non solo al Comunale di Bolzano. E il programma riservato a bambini e alunni delle scuole rivela un parterre di laboratori, visite “dietro le quinte”, spettacoli e corsi rivolti ai giovani e ai giovanissimi di tutta la provincia.
Il cartellone si arricchisce di diversi protagonisti della scena italiana: il 25 gennaio (il 27 per gli abbonati di Silandro) Michele Placido e Anna Bonaiuto portano al Verdi di Bolzano “Piccoli crimini coniugali”, e il 30 gennaio si torna al Puccini con “I miserabili”, con Franco Branciaroli.
«Il teatro della dignità e della misericordia – commenta Zambaldi – in un adattamento affrontabile dal grande pubblico e decisamente godibile».
Non c’è teatro italiano senza Goldoni, però. Il 16 febbraio le quinte si schiuderanno quindi su “Le baruffe chiozzotte”, per la regia di Paolo Valerio, mentre il 29 maggio il bravissimo Natalino Balasso sarà Pantalone in “La bancarotta”.
Tutti in pullman il primo marzo (il 3 per gli abbonati di Silandro), per “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, in cui la Compagnia del Teatro dell’Elfo, una delle più attive in Italia, restituisce la graffiante irriverenza di Oscar Wilde in una “commedia frivola per gente seria”.
Il 25 marzo Mario Perrotta farà riflettere invece gli spettatori sul ruolo dei padri oggi con “In nome del Padre”, scritto insieme allo psicanalista massimo Recalcati.
Il 5 aprile (il 7 per gli abbonati di Silandro) a Bolzano nevicherà.
Nevicherà al chiuso, sulle poltroncine in velluto del Verdi, grazie allo “Slava’s Snow Show”, lo spettacolo di Slava Polunin che trasporta gli spettatori in un universo incantato, festoso, ricco di sogni, desideri e nostalgie.
Perché di fronte a tante notizie illusorie, numerosissime e contrastanti, l’unica illusione sincera è, resta, e rimarrà sempre il teatro. Quello fatto bene. (s.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.


