MERANO. Ezio e Gino ci danno un taglio. La loro bottega, al civico 79 di via Manzoni, è un’istituzione: barba e capelli da 46 anni. Ma il prossimo 30 dicembre, all’ora di chiusura, forbici e rasoi termineranno il servizio. Il salone Gino, fino a qualche anno fa salone Olivieri, diventerà una fotografia nell’album dei ricordi meranesi. E quanti ricordi possono raccontare quelle quattro mura. «È stato un bellissimo viaggio, ma come ogni viaggio anche questo ha un capolinea. Grazie a tutti quelli che l’hanno condiviso». Così Ezio Olivieri e Gino Martinelli si congedano dalla clientela. Parrucchieri da uomo in un locale che profuma di sapone da barba e tradizione. Proprio per questo, per questa capacità di essere fedeli a se stessi, oltre che per la professionalità, il loro salone non ha mai conosciuto crisi, navigando barra a dritta fra i venti mutevoli delle mode – dai tagli alla Beatles fino alla “umberta” attraverso tutte le sfumature - e le burrasche della concorrenza. Compresa quella dei barbieri cinesi spuntati come funghi, arrembanti a colpi di ribassi di prezzo. «A dire il vero a noi il lavoro non è mai mancato» confida Gino. «Certo i clienti a volte cambiano, ma spesso tornano. Fa parte del gioco».

Era aprile del 1971 quando Ezio alzò per la prima volta la saracinesca del salone. Qualche mese dopo si sarebbe unito Gino. Prima di mettersi in proprio erano passati per anni di apprendistato da colleghi che volentieri si prestavano a insegnare il mestiere. Partendo da pulire i pavimenti passando ai primi shampoo per poi, dopo qualche tempo, cominciare e tenere in mano i ferri del mestiere. Fra i due sin da subito s’è cvreato un sodalizio solidissimo che non s’è sciolto neppure quando Ezio, nel 2007, è andato in pensione continuando a praticare come collaboratore.

Gino ed Ezio sono stati per quasi mezzo secolo un punto fermo mentre la società attorno a loro cambiava. «Quando iniziammo – raccontano - recarsi dal parrucchiere era un rito del weekend. Il lavoro si concentrava nelle giornate del venerdì e soprattutto del sabato. Si veniva a sistemarsi i capelli per le serate mondane». Erano gli anni della Merano da bere. «Oggi in molti si arrangiano col “fai da te” casalingo e il lavoro si spalma in modo uniforme nei diversi giorni della settimana. Il mondo dell’occupazione è diverso, tanti il fine settimana lavorano, c’è chi fa i turni… Un tempo il salone era anche un punto di ritrovo, si chiacchierava di tante cose, soprattutto di sport. La gente aveva pazienza, aspettava. C’era chi veniva a farsi radere la barba praticamente tutti i giorni, poi pian piano con l’avvento dei rasoi elettrici s’è persa l’abitudine, adesso ne faremo forse una decina alla settimana. Ma non è per questi motivi che il salone chiude. Semplicemente, è giunto il momento di lasciare». Se non lo sanno loro quando è giusto darci un taglio...