Silandro. Per la sepoltura dei propri cari scomparsi a Silandro non c’è più spazio. Così, nonostante l’invito del vescovo Ivo Muser a mantenere integri i corpi di chi non c’è più, a Silandro il sindaco Dieter Pinggera si ritrova costretto a consigliare la cremazione. Un problema comune a tutti i paesi altoatesini privi di cimiteri al di fuori del centro, ma che nel capoluogo venostano è emerso con la promessa di un incentivo economico a chi alla bara preferisca l’urna.

Le ragioni del vescovo.

«La cremazione è lecita, basta che non voglia contraddire la nostra fede nella risurrezione e nella vita eterna. Ma la chiesa cattolica invita soprattutto alla sepoltura nella terra». Questa la posizione espressa dal vescovo diocesano a Ognissanti, con una spiegazione altrettanto chiara: «Spargere le proprie ceneri proprio non fa parte della cultura cristiana delle esequie, perché alla fin fine cancella il nome, cancella l’identità, la personalità, il ricordo. Abbiamo bisogno di questi sepolcri, anche per ricordarci. E talvolta, anche davanti alle tombe dei nostri cari, possiamo fare un atto non soltanto di misericordia e di preghiera, ma anche di riconciliazione».

Alle parole di Muser si possono affiancare gli studi laici nell’ambito dell’antropologia della morte, con la sepoltura come ritorno alla madre terra. Quindi la credenza – abbondantemente romanzata dall’Ottocento in su – che solo l’integrità del cadavere potesse permettere una vita nell’aldilà e che una mancata sepoltura essere motivo di dannazione per l’anima del defunto.

La situazione di Silandro.

Alcuni giorni fa, l’incontro organizzato dal Comune per illustrare la situazione alla cittadinanza e per ragionare sul tema delle volontà nell’ambito della sepoltura. Nel vecchio cimitero, infatti, di spazio per le bare ormai non ce n’è più, e pure la nuova ala sarà destinata a soffrire il medesimo problema se la cremazione non diventerà una pratica diffusa.

«I nostri cimiteri sono talmente saturi che bisogna anche considerare scelte delicate, scelte non facili», ha dichiarato costernato il sindaco ai microfoni della televisione. L’assessora Dunja Tassiello aggiunge un dato: «Già il 40% dei defunti viene cremato, le persone si stanno abituando». Molti, però, tentennano ancora, chi perché più legato alla tradizione, chi per ragioni religiose, chi – specialmente nei piccoli centri – per timore di una sanzione sociale. S.M.