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Silandro. Il posto per nuove tombe scarseggia, nel cimitero comunale di Silandro. Così, dopo che il sindaco Dieter Pinggera ha evidenziato la mancanza di spazio e incoraggiato la popolazione a preferire l’urna alla tomba e dopo il via libera del consiglio comunale, ora la giunta comunale approva un aumento delle tariffe per chi voglia seppellire i propri cari nella terra.
Nella seduta del 18 dicembre il consiglio comunale si è espresso in linea di massima a favore di un aumento, a partire dal 2020, delle tariffe deliberate dalla giunta, e quindi a favore di una loro nuova regolamentazione. Con delibera datata al 14 gennaio, la giunta ha dunque definito i diversi costi: salta all’occhio la notevole differenza tra quelli delle sepolture tradizionali e quelli delle urne. Si va quindi dai 40 euro per un loculo per un’urna singola (60 se familiare) ai 150 per la tomba singola (200 se familiare). Per la manutenzione la tariffa annuale per qualsiasi tipo di concessione è pari a 25 euro.
La decisione di modificare le tariffe è stata presa “dopo esauriente dibattito e di comune parere”, così la delibera, a riprova delle difficoltà che il sindaco ha incontrato nella promozione dell’urna a discapito della tomba. Soprattutto a seguito delle parole del vescovo Ivo Muser: «La cremazione è lecita, basta che non voglia contraddire la nostra fede nella risurrezione e nella vita eterna. Ma la chiesa cattolica invita soprattutto alla sepoltura nella terra». Questa la posizione espressa dal vescovo diocesano a Ognissanti, con una spiegazione altrettanto chiara: «Spargere le proprie ceneri proprio non fa parte della cultura cristiana delle esequie, perché alla fin fine cancella il nome, cancella l’identità, la personalità, il ricordo». Parole che riecheggiano con gravità nelle comunità minute delle periferie della nostra provincia, dove è ancora forte il timore di una sanzione sociale qualora si contravvenga alle raccomandazioni della chiesa.
Nella seduta del 18 dicembre il consiglio comunale si è espresso in linea di massima a favore di un aumento, a partire dal 2020, delle tariffe deliberate dalla giunta, e quindi a favore di una loro nuova regolamentazione. Con delibera datata al 14 gennaio, la giunta ha dunque definito i diversi costi: salta all’occhio la notevole differenza tra quelli delle sepolture tradizionali e quelli delle urne. Si va quindi dai 40 euro per un loculo per un’urna singola (60 se familiare) ai 150 per la tomba singola (200 se familiare). Per la manutenzione la tariffa annuale per qualsiasi tipo di concessione è pari a 25 euro.
La decisione di modificare le tariffe è stata presa “dopo esauriente dibattito e di comune parere”, così la delibera, a riprova delle difficoltà che il sindaco ha incontrato nella promozione dell’urna a discapito della tomba. Soprattutto a seguito delle parole del vescovo Ivo Muser: «La cremazione è lecita, basta che non voglia contraddire la nostra fede nella risurrezione e nella vita eterna. Ma la chiesa cattolica invita soprattutto alla sepoltura nella terra». Questa la posizione espressa dal vescovo diocesano a Ognissanti, con una spiegazione altrettanto chiara: «Spargere le proprie ceneri proprio non fa parte della cultura cristiana delle esequie, perché alla fin fine cancella il nome, cancella l’identità, la personalità, il ricordo». Parole che riecheggiano con gravità nelle comunità minute delle periferie della nostra provincia, dove è ancora forte il timore di una sanzione sociale qualora si contravvenga alle raccomandazioni della chiesa.


