Merano. Circa trecento fiaccole accese nel buio del pomeriggio inoltrato, levate in aria per dire «Ci sono anch’io, ci siamo tutte. Unite contro la violenza di genere». E ancora, un paio di centinaia di donne, uomini, bambini e bambine con una luce nuova sul volto.

Una folla femminista, compatta nel grido di guerra al patriarcato fonte di stereotipi trasversali ai generi, di disparità nel trattamento lavorativo e nella concezione stessa della ripartizione dei mestieri, di violenze quotidiane che solo in alcuni casi sfociano nel femminicidio. Casi che comunque sferzano l’Italia ogni 72 ore. Ogni tre giorni nella penisola un uomo uccide una donna: 192 i femminicidi nel 2018, 96 dall’inizio del 2019.

Così ieri, nella Giornata mondiale contro la violenza contro le donne, la Rete antiviolenza è scesa in corteo per rinnovare la richiesta di interventi radicali con cui affrontare un fenomeno diffuso a tutti i livelli della società.

Scuole attive.

È il giorno in cui anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito la violenza di genere «un’emergenza pubblica». Il pomeriggio comincia alla scalinata in cima a corso Libertà. Tra le scarpe rosse simbolo delle donne uccise, gli alunni della scuola Ritz improvvisano un flashmob che subito cattura l’attenzione dei passanti. Leggono brani da “Ferite a morte” di Serena Dandini, progetto che gli educatori del convitto portano avanti da tempo nel nome della sensibilizzazione dei più giovani anche in un territorio dove la spinta a organizzarsi in collettivi fin dalle superiori latita ancora. Per terra, un’opera realizzata dall’insegnante Emauele Cacciatore e che vorrebbe diventare un’installazione permanente.

Più tardi, in piazza Teatro, il liceo delle scienze sociali Gandhi e il Fos Marie Curie riproporranno l’apprezzata performance con cui l’altro giorno hanno inaugurato la panchina rossa, iniziativa curata dai professori Laura Mautone e David Augscheller a seguito di una specifica mozione di Augscheller (Sinistra Ecosociale) approvata dal consiglio comunale all’unanimità.

«Informiamoci e informiamo».

«Ciò che mi auguro – interviene l’assessora alle politiche di genere Gabriela Strohmer, complimentandosi con ragazze e ragazzi per l’intensità delle performance – è che tra dieci anni queste manifestazioni non siano più necessarie. È un segnale vedere che ogni anno sono sempre più le persone che ci sostengono nel contrasto alla violenza».

Sono diverse le iniziative messe in campo dalla Rete antiviolenza di Merano, dalla campagna del fiocco bianco alle Maggy Bag, le borse realizzate con la tela del banner in ricordo dei 700 anni dalla nascita di Margarete del Tirolo, il cui ricavato sostiene progetti a favore di donne e ragazze. C’è il taxi rosa, attivo ormai da più di dieci anni. Strohmer mette l’accento sull’informazione: «Ci sono le infocard con tutti i numeri utili a chi si trovi in difficoltà. Distribuiteli sul luogo di lavoro, nei taxi, dateli a parenti e amiche, se con quella che sospettate essere una vittima non potete parlare metteteli nella buca delle lettere. Informiamoci tutte, parliamo».

In caso di emergenza, si può chiamare il numero unico 112. La Casa delle donne (corso Libertà 184/A) è raggiungibile all’800 014008. S.M.