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Merano. Di Franz Haller si è scritto molto ma sempre per rendere omaggio alle sue indubbie qualità tecniche, certamente troppo poco delle sue qualità umane, della sua vita privata, soprattutto nulla dei suoi esordi casuali. Fu per un caso fortuito e fortunato che Franz è divenuto uno dei più stimati campioni di sport da combattimento: ed è giusto celebrarlo ora che raggiunge quota 100. Sì, quota 100: 60 anni di età e 40 di carriera.
Gli albori.
Haller è nato a Parcines il 30 maggio del 1959 e poco dopo la famiglia si trasferì a Lagundo. Pare davvero che questa piccola località sia fucina di campioni, basterà ricordare l’olimpionico di pesistica Norberto Oberburger e il campione del mondo di lotta Nino Equatore, al secolo Franz Platter che pare davvero passare il testimone al nostro attuale Franz. Haller è sempre stato un tipo curioso e dinamico: a quattordici anni un giorno va a Merano in cerca di una palestra di ginnastica attrezzistica. Passa davanti all’Old Sporting Center e bussa alla porta a vetri della segreteria. È il giorno di allenamento di karate. C’è infatti il contitolare, Enrico Pierotti, allenatore della sezione e preparatore di vari campioni, che intuì subito il potenziale del giovanissimo aspirante atleta, alto, magrissimo e dalle leve lunghe, inadatto a sport per atleti ipersviluppati, tipo judo o pesistica, ma perfetto per i combattimenti a distanza.
Inizia così una lunga collaborazione tecnica che dal karate tradizionale passa attraverso lo yoseikan budo, il semi contact e finalmente al full contact, a quel contatto pieno che Franz ricercava per poter valutare le sue doti di combattente vero. Un periodo di intensi allenamenti, praticamente quotidiani, tecnici ma anche ginnici per trovare la necessaria muscolazione funzionale senza aumentare troppo di muscoli e peso per non salire di categoria. Insomma la ricerca di qualità condizionali, come la potenza e la rapidità, ma ancor più coordinative come la destrezza, la flessibilità, l’equilibrio. Franz dice che ogni volta che passa per Merano si affollano nella sua mente i fantasmi di un passato cui è legato in modo particolare: ricorda i colleghi d’allenamento, atleti dalle grandi doti fisiche e umane, come Heinrich Sparber, Norman Sinn, Berhard Schwinbacher, Bruno Genuin, che si fermavano per allenarsi con quello “smilzo” di Lagundo che da subito si guadagnò il rispetto dei colleghi per la serietà, la dedizione, l’educazione e la lievitante bravura. Franz, spirito libero già da allora, aggiungeva ai tradizionali allenamenti anche sedute personali di tipo pugilistico, aiutato da Pietro Da Molin e dal massaggiatore Nando Rizzo, intuendo il futuro del karate che in America sarebbe diventato appunto Full Contact. Allenamenti in cui si introducevano elementi della boxe, anche grazie a un grande campione come Bruno Merlo, parti tecniche che una decina di anni dopo sarebbero stati perfezionati dagli allenatori e pugili bolzanini Arturo De Prezzo e Antonio Antino. Un’intuizione e conseguente allenamento che gli permise di volare a Tampa, Stati Uniti, e vincere il mondiale dilettanti contro il favorito Harald Roth.
Il salto.
È il momento del suo passaggio al professionismo. Franz apre una sua palestra, come tutti i generosi atleti che desiderano far partecipe tanti altri alle gioie e ai dolori di una attività sportiva vera, nella quale le reali capacità si dimostrano coi fatti, non con le chiacchiere. Un problema provoca la chiusura della palestra e Haller, addolorato, si ritira a passo della Mendola in meditazione per contenere il suo dolore. Forse è lì che nasce la sua sensibilità per la natura e per la filosofia e l’approfondimento di Nietzsche che, ricorda Franz, affermava “l’uomo deve essere superato”. E il nostro ci riuscì, forse grazie ad un indimenticato campione, “the Jet” Bennj Urquidez che lo ospitò nel suo Gjm a Los Angeles per sei mesi, persino dopo alcune sconfitte che prese però come esempio perché “la dignità è dedicarsi con il massimo impegno e l’onore è saper perdere riconoscendo le doti dell’avversario”. E cita come esempio il meranese Hartmann Stragenegg, grande atleta che perse contro un pauroso Vitaly Klitschko, in Ucraina, una sconfitta che però forse fu più di una vittoria.
Dopo il tempo della meditazione tornò il tempo dell’attività. E ricominciò la lunga carriera del giovane gladiatore che non volle restare in una sola specialità, dove forse poteva vincere senza troppo faticare, perché voleva sperimentare altre forme di combattimento in cui pose subito il sigillo del campione. Così dal Full Contact passò alla Kick Boxing e addirittura al Muay Thai, un banco di prova estremo. Ottanta incontri disputati, 76 vinti di cui 37 per KO, 2 persi e 2 pareggiati, 5 titoli mondiali. Un palmarès da far invidia. Nel 2001 si ritira dalle competizioni ma si dedica ancora di più ai giovani del suo vivaio, non dimenticando il vivaio familiare che cresceva di numero e di pretese “affettive”. La moglie Barbara e quattro figlie gli riempiono ancor più la vita: Daisy, Sara, Sofia e Anita ma quello che ora gli scalda il cuore è il nipotino Edmund di 4 mesi. Lo inizierà alla pratica marziale o gli consiglierà di seguire le scuole tecniche e diventare contabile come il padre sperava diventasse lui? Saperlo!
Alcuni giorni fa Franz ha compiuto i 60 anni, abbastanza per diminuire gli impegni lavorativi e organizzativi. Ma un posto per attività meritevoli c’è ancora: un impegno che illumina di umanità i guanti del Campione, organizzare in favore della sclerosi multipla eventi per raccogliere fondi per l’Associazione Sclerosi Multipla che ha sede a Bolzano in via Milano 15.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gli albori.
Haller è nato a Parcines il 30 maggio del 1959 e poco dopo la famiglia si trasferì a Lagundo. Pare davvero che questa piccola località sia fucina di campioni, basterà ricordare l’olimpionico di pesistica Norberto Oberburger e il campione del mondo di lotta Nino Equatore, al secolo Franz Platter che pare davvero passare il testimone al nostro attuale Franz. Haller è sempre stato un tipo curioso e dinamico: a quattordici anni un giorno va a Merano in cerca di una palestra di ginnastica attrezzistica. Passa davanti all’Old Sporting Center e bussa alla porta a vetri della segreteria. È il giorno di allenamento di karate. C’è infatti il contitolare, Enrico Pierotti, allenatore della sezione e preparatore di vari campioni, che intuì subito il potenziale del giovanissimo aspirante atleta, alto, magrissimo e dalle leve lunghe, inadatto a sport per atleti ipersviluppati, tipo judo o pesistica, ma perfetto per i combattimenti a distanza.
Inizia così una lunga collaborazione tecnica che dal karate tradizionale passa attraverso lo yoseikan budo, il semi contact e finalmente al full contact, a quel contatto pieno che Franz ricercava per poter valutare le sue doti di combattente vero. Un periodo di intensi allenamenti, praticamente quotidiani, tecnici ma anche ginnici per trovare la necessaria muscolazione funzionale senza aumentare troppo di muscoli e peso per non salire di categoria. Insomma la ricerca di qualità condizionali, come la potenza e la rapidità, ma ancor più coordinative come la destrezza, la flessibilità, l’equilibrio. Franz dice che ogni volta che passa per Merano si affollano nella sua mente i fantasmi di un passato cui è legato in modo particolare: ricorda i colleghi d’allenamento, atleti dalle grandi doti fisiche e umane, come Heinrich Sparber, Norman Sinn, Berhard Schwinbacher, Bruno Genuin, che si fermavano per allenarsi con quello “smilzo” di Lagundo che da subito si guadagnò il rispetto dei colleghi per la serietà, la dedizione, l’educazione e la lievitante bravura. Franz, spirito libero già da allora, aggiungeva ai tradizionali allenamenti anche sedute personali di tipo pugilistico, aiutato da Pietro Da Molin e dal massaggiatore Nando Rizzo, intuendo il futuro del karate che in America sarebbe diventato appunto Full Contact. Allenamenti in cui si introducevano elementi della boxe, anche grazie a un grande campione come Bruno Merlo, parti tecniche che una decina di anni dopo sarebbero stati perfezionati dagli allenatori e pugili bolzanini Arturo De Prezzo e Antonio Antino. Un’intuizione e conseguente allenamento che gli permise di volare a Tampa, Stati Uniti, e vincere il mondiale dilettanti contro il favorito Harald Roth.
Il salto.
È il momento del suo passaggio al professionismo. Franz apre una sua palestra, come tutti i generosi atleti che desiderano far partecipe tanti altri alle gioie e ai dolori di una attività sportiva vera, nella quale le reali capacità si dimostrano coi fatti, non con le chiacchiere. Un problema provoca la chiusura della palestra e Haller, addolorato, si ritira a passo della Mendola in meditazione per contenere il suo dolore. Forse è lì che nasce la sua sensibilità per la natura e per la filosofia e l’approfondimento di Nietzsche che, ricorda Franz, affermava “l’uomo deve essere superato”. E il nostro ci riuscì, forse grazie ad un indimenticato campione, “the Jet” Bennj Urquidez che lo ospitò nel suo Gjm a Los Angeles per sei mesi, persino dopo alcune sconfitte che prese però come esempio perché “la dignità è dedicarsi con il massimo impegno e l’onore è saper perdere riconoscendo le doti dell’avversario”. E cita come esempio il meranese Hartmann Stragenegg, grande atleta che perse contro un pauroso Vitaly Klitschko, in Ucraina, una sconfitta che però forse fu più di una vittoria.
Dopo il tempo della meditazione tornò il tempo dell’attività. E ricominciò la lunga carriera del giovane gladiatore che non volle restare in una sola specialità, dove forse poteva vincere senza troppo faticare, perché voleva sperimentare altre forme di combattimento in cui pose subito il sigillo del campione. Così dal Full Contact passò alla Kick Boxing e addirittura al Muay Thai, un banco di prova estremo. Ottanta incontri disputati, 76 vinti di cui 37 per KO, 2 persi e 2 pareggiati, 5 titoli mondiali. Un palmarès da far invidia. Nel 2001 si ritira dalle competizioni ma si dedica ancora di più ai giovani del suo vivaio, non dimenticando il vivaio familiare che cresceva di numero e di pretese “affettive”. La moglie Barbara e quattro figlie gli riempiono ancor più la vita: Daisy, Sara, Sofia e Anita ma quello che ora gli scalda il cuore è il nipotino Edmund di 4 mesi. Lo inizierà alla pratica marziale o gli consiglierà di seguire le scuole tecniche e diventare contabile come il padre sperava diventasse lui? Saperlo!
Alcuni giorni fa Franz ha compiuto i 60 anni, abbastanza per diminuire gli impegni lavorativi e organizzativi. Ma un posto per attività meritevoli c’è ancora: un impegno che illumina di umanità i guanti del Campione, organizzare in favore della sclerosi multipla eventi per raccogliere fondi per l’Associazione Sclerosi Multipla che ha sede a Bolzano in via Milano 15.
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