GLORENZA. Fu all’inizio degli anni Novanta che i cavalli transitarono per l’ultima volta sull’acciottolato delle strade di Glorenza. A distanza di vent’anni, anche le stalle delle mucche sono quasi totalmente scomparse dal paesaggio urbano. Col tempo il piccolo borgo è diventato via via più ricco, più moderno, e ha assunto la fisionomia e lo stile di vita di una cittadina, anche se ancora molte cose ci ricordano l’ambiente rurale di una volta.

«La città di Glorenza – così lo storico Christof Anstein durante il convegno che lo scorso finesettimana ha richiamato importanti studiosi per una “due giorni” sulla città tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna – risale con ogni probabilità all’epoca carolingia. La prima menzione pervenutaci è appena del 1193. Tra le costruzioni più antiche tuttora esistenti troviamo la torre Flurin e la torre dei Passeri, che servivano sia da abitazioni sia da edifici per la difesa. Fun Mainardo II di Tirolo-Gorizia a rendere Glorenza un caposaldo del proprio domninio sull’Alta Venosta, contro gli interventi espansionistici del vescovo di Coira».

Il simposio organizzato dall’amministrazione comunale ha avuto luogo nelle sale del municipio. Due giornate di cultura inaugurate dai saluti del sindaco Alois Frank e concluse dalla premiazione di un suo illustre predecessore, Alois Riedl. Presenti molti cittadini, politici e insegnanti interessati ad ascoltare una lunga discussione, moderata dal preside della scuola media cittadina Herbert Raffeiner, che ha visto avvicendarsi sul podio personalità come Gustav Pfeifer, Mercedes Blass, David Fliri (che ha trattato sull’amministrazione principesca e sulla sede del tribunale del sedicesimo secolo). E, ancora, il racconto del noto “processo dei topi” del 1519, a opera di Manfred Schlapp, e le tracce di Albrecht Dürer nell’Alta Venosta illustrate da Concino de Concini e Giorgio Fedele.

Infine, la consegna della spilla d’oro ad Alois Riedl per i suoi meriti nel risanamento e nella conservazione della città.