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Merano. Tra i 2 e i 18 mila euro. È questo il valore di alcune lampade e alcuni lampadari appartenuti all’ex Hotel Bristol messi recentemente in vendita sui canali web da una società di Parma che li ha acquistati da privati, dopo che all’inizio del 2010 oltre 500 oggetti appartenuti all’albergo inaugurato il 10 agosto del 1954 erano finiti all’asta. A spiegare la storia di queste preziose lampade – una decina ancora quelle rimaste sul mercato – sono Enrico e Isabella Neri, che assieme gestiscono l’omonima azienda parmigiana famosa nel mondo per il restauro di lampade vintage.
Vetri di Murano.
«Quando gli hotel vengono ristrutturati o demoliti, come nel caso del vostro ex Bristol, di solito le lampade finiscono distrutte o in discarica, per via del loro basso valore o dell’estrema fragilità. Nel caso dell’ex Bristol, invece, non è andata così, in quanto quelle lampade e soprattutto il lampadario del salone ad opera di Flavio Poli venduto all’asta per 36 mila euro portavano la prestigiosa firma di Seguso», spiegano i Neri. Seguso è una storica fabbrica della lavorazione del vetro attiva a Murano da oltre 800 anni. Dinastia secolare, quella della famiglia Seguso, che trova la sua massima espressione non solo nella realizzazione di un’incredibile serie di opere d’arte in vetro collezionate nelle più importanti residenze al mondo come Versailles a Parigi o l’Ermitage di San Pietroburgo, ma anche in affreschi dipinti da Giotto o da Caravaggio nei quali sono raffigurati oggetti Seguso usciti dalle fucine del vetro di Murano.
Oggetti preziosi.
L’Hotel Bristol era stato letteralmente tappezzato di oggetti che l’armatore genovese Arnaldo Bennati volle per il suo hotel realizzato nella cittadina della quale si era innamorato. «Nel catalogo Seguso che ancora conserviamo c’è una foto di quel bellissimo lampadario che faceva bella mostra di sé nel salone principale, ma ci sono anche alcune tra le migliori applique prodotte dalla società veneziana», spiegano i Neri, che aggiungono: «L’asta del 2010 con in catalogo oltre 500 pezzi unici dell’Hotel Bristol tra i quali lampadari, sedie e poltrone fu un evento internazionale proprio per l’appetibilità di quegli oggetti, anche se alla fine molte di quelle opere d’arte vennero vendute a un prezzo relativamente basso, acquistate da americani che così portarono oltreoceano un patrimonio artistico italiano di inestimabile valore». Coppie di applique e lampade da parete “Seguso” disegnate dal ceramista Flavio Poli che all’Hotel Bristol illuminavano marmi pregiati sui quali passeggiavano ospiti provenienti da tutto il mondo, ora in vendita per cifre da capogiro che però rendono giustizia al loro inestimabile valore artistico. «Cercare e restaurare lampadari vintage è il nostro lavoro, e nel caso degli oggetti d’arredo dell’ex Bristol è stata una vera e propria sorpresa trovarne ancora in giro, anche se d’altra parte fa piangere il cuore sapere che un hotel come quello ora non c’è più», rimarca l’antiquaria, ricordando come gli oggetti prodotti su misura per il Bristol abbiano fatto tendenza nel mondo dell’arte veneziana.
L’albergo del jet set.
L’albergo era nato per stupire e per questo Bennati, che di mestiere faceva l’armatore, affidò all’architetto veneziano Marino Meo il compito di progettare una struttura dagli elevati standard di confort. E così fu, tanto che il Bristol divenne presto meta del jet set italiano che a Merano pernottava per lunghi periodi e si rendeva protagonista di eventi sfarzosi molto spesso organizzati attorno a eventi legati alle corse dei cavalli. Piscina sul tetto dove poteva atterrare un elicottero che faceva la spola con il Casinò di Venezia, aria condizionata e televisore in camera, al Bristol le terga dei Vip si appoggiavano su opere d’arte uniche e si inforchettava pasta fatta in casa con posate d’argento che da sole valevano il costo del pranzo. Oltre alle già citate lampade, il Bristol era valorizzato dai suoi arredi: tappeti cuciti su misura e fatti arrivare direttamente dall’Iran, pareti in onice, marmi di Lasa e legni del Libano, ma anche le migliori sete d’Oriente per le sue stanze, oppure cristalli di Fontana Arte, divani, poltrone e tavolini disegnati da Gio Ponti, Paolo Buffa o Melchiorre Bega. Per intenderci, nomi che stanno all’arte a cavallo degli anni Cinquanta come Messi e Ronaldo stanno al calcio moderno.
Splendore e declino.
Inaugurato nell’estate del 1954 dal Cardinale Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, e dalla giovanissima Sofia Loren nell’anno in cui l’attrice partenopea recitò in ben dieci film, l’hotel visse il massimo del suo splendore tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta per poi seguire un lento declino fino alla chiusura del 1993 e al suo abbattimento nel 2007. Proprio nel corso delle lunghe fasi di demolizione fu possibile notare l’utilizzo massiccio di ferro da parte di Meo che teneva unita la struttura interna facendola assomigliare quasi alla prua di una nave.
Il Bristol fu veramente l’ultimo atto della tradizione meranese ottocentesca dei grandi alberghi. Con i suoi oltre 120 dipendenti e una clientela esclusiva, era diventato il luogo ideale per convegni ed eventi di gala. Tra i suoi ospiti, i Flick allora titolari della Mercedes, membri della casa reale d’Inghilterra, il commendator Tagliabue, ma anche Alighiero Noschese, la famiglia Invernizzi che a Merano arrivava in Rolls Royce e con loro praticamente tutto il gotha dell’industria italiana. Tra i grandi ospiti internazionali, oltre ad ambasciatori e ministri, il principe Esfandiari, padre della regina Soraya, moglie dello Scià di Persia Reza Pahlavi. Ospiti abituati al lusso che in città si sentivano a casa loro, e dove forse sarebbe giusto che in qualche modo tornassero quei pezzi di una Merano ormai dimenticata dai più.
Vetri di Murano.
«Quando gli hotel vengono ristrutturati o demoliti, come nel caso del vostro ex Bristol, di solito le lampade finiscono distrutte o in discarica, per via del loro basso valore o dell’estrema fragilità. Nel caso dell’ex Bristol, invece, non è andata così, in quanto quelle lampade e soprattutto il lampadario del salone ad opera di Flavio Poli venduto all’asta per 36 mila euro portavano la prestigiosa firma di Seguso», spiegano i Neri. Seguso è una storica fabbrica della lavorazione del vetro attiva a Murano da oltre 800 anni. Dinastia secolare, quella della famiglia Seguso, che trova la sua massima espressione non solo nella realizzazione di un’incredibile serie di opere d’arte in vetro collezionate nelle più importanti residenze al mondo come Versailles a Parigi o l’Ermitage di San Pietroburgo, ma anche in affreschi dipinti da Giotto o da Caravaggio nei quali sono raffigurati oggetti Seguso usciti dalle fucine del vetro di Murano.
Oggetti preziosi.
L’Hotel Bristol era stato letteralmente tappezzato di oggetti che l’armatore genovese Arnaldo Bennati volle per il suo hotel realizzato nella cittadina della quale si era innamorato. «Nel catalogo Seguso che ancora conserviamo c’è una foto di quel bellissimo lampadario che faceva bella mostra di sé nel salone principale, ma ci sono anche alcune tra le migliori applique prodotte dalla società veneziana», spiegano i Neri, che aggiungono: «L’asta del 2010 con in catalogo oltre 500 pezzi unici dell’Hotel Bristol tra i quali lampadari, sedie e poltrone fu un evento internazionale proprio per l’appetibilità di quegli oggetti, anche se alla fine molte di quelle opere d’arte vennero vendute a un prezzo relativamente basso, acquistate da americani che così portarono oltreoceano un patrimonio artistico italiano di inestimabile valore». Coppie di applique e lampade da parete “Seguso” disegnate dal ceramista Flavio Poli che all’Hotel Bristol illuminavano marmi pregiati sui quali passeggiavano ospiti provenienti da tutto il mondo, ora in vendita per cifre da capogiro che però rendono giustizia al loro inestimabile valore artistico. «Cercare e restaurare lampadari vintage è il nostro lavoro, e nel caso degli oggetti d’arredo dell’ex Bristol è stata una vera e propria sorpresa trovarne ancora in giro, anche se d’altra parte fa piangere il cuore sapere che un hotel come quello ora non c’è più», rimarca l’antiquaria, ricordando come gli oggetti prodotti su misura per il Bristol abbiano fatto tendenza nel mondo dell’arte veneziana.
L’albergo del jet set.
L’albergo era nato per stupire e per questo Bennati, che di mestiere faceva l’armatore, affidò all’architetto veneziano Marino Meo il compito di progettare una struttura dagli elevati standard di confort. E così fu, tanto che il Bristol divenne presto meta del jet set italiano che a Merano pernottava per lunghi periodi e si rendeva protagonista di eventi sfarzosi molto spesso organizzati attorno a eventi legati alle corse dei cavalli. Piscina sul tetto dove poteva atterrare un elicottero che faceva la spola con il Casinò di Venezia, aria condizionata e televisore in camera, al Bristol le terga dei Vip si appoggiavano su opere d’arte uniche e si inforchettava pasta fatta in casa con posate d’argento che da sole valevano il costo del pranzo. Oltre alle già citate lampade, il Bristol era valorizzato dai suoi arredi: tappeti cuciti su misura e fatti arrivare direttamente dall’Iran, pareti in onice, marmi di Lasa e legni del Libano, ma anche le migliori sete d’Oriente per le sue stanze, oppure cristalli di Fontana Arte, divani, poltrone e tavolini disegnati da Gio Ponti, Paolo Buffa o Melchiorre Bega. Per intenderci, nomi che stanno all’arte a cavallo degli anni Cinquanta come Messi e Ronaldo stanno al calcio moderno.
Splendore e declino.
Inaugurato nell’estate del 1954 dal Cardinale Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, e dalla giovanissima Sofia Loren nell’anno in cui l’attrice partenopea recitò in ben dieci film, l’hotel visse il massimo del suo splendore tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta per poi seguire un lento declino fino alla chiusura del 1993 e al suo abbattimento nel 2007. Proprio nel corso delle lunghe fasi di demolizione fu possibile notare l’utilizzo massiccio di ferro da parte di Meo che teneva unita la struttura interna facendola assomigliare quasi alla prua di una nave.
Il Bristol fu veramente l’ultimo atto della tradizione meranese ottocentesca dei grandi alberghi. Con i suoi oltre 120 dipendenti e una clientela esclusiva, era diventato il luogo ideale per convegni ed eventi di gala. Tra i suoi ospiti, i Flick allora titolari della Mercedes, membri della casa reale d’Inghilterra, il commendator Tagliabue, ma anche Alighiero Noschese, la famiglia Invernizzi che a Merano arrivava in Rolls Royce e con loro praticamente tutto il gotha dell’industria italiana. Tra i grandi ospiti internazionali, oltre ad ambasciatori e ministri, il principe Esfandiari, padre della regina Soraya, moglie dello Scià di Persia Reza Pahlavi. Ospiti abituati al lusso che in città si sentivano a casa loro, e dove forse sarebbe giusto che in qualche modo tornassero quei pezzi di una Merano ormai dimenticata dai più.


