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Merano. Sono i nove progetti di altrettanti studi di architettura chiamati dall’Ente Teatro e Kurhaus a partecipare al concorso di idee per reinterpretare il ristorante che congiunge il Pavillon des Fleurs con l’edificio del Kursaal. Nove progetti di restauro totale per un importo indicato che non superi la cifra di 1,6 milioni di euro, ma che allo stesso tempo non snaturi l’edificio, riecheggi i caffè viennesi e che dia luce alla facciata. L’idea è quella di pareggiare uno sbilanciamento architettonico del complesso del Kurhaus, che nel progetto di Friedrich Ohmann del 1911 prevedeva la demolizione del Pavillon des Fleurs a favore di una sala speculare al Kursaal, evoluzione architettonica che fu bloccata dallo scoppio della Grande guerra.
Secondo lo studio Harald Stuppner e Stefan Unterweger, non esiste un luogo più adatto in città per un nuovo Grand Cafè e Restaurant: alla veranda si sostituisce una serie di tettoie che portano gli avventori direttamente sulle passeggiate, come una volta. Gli architetti Heike Pohl e Andreas Zanier immaginano ancora una veranda che unisca i locali alle passeggiate. Gli architetti Markus Scherer e Luca Farina, secondi classificati, optano per una sala interna adibita a ricevimento, con riduzione degli spazi all’aperto. Lo studio Dell’Agnolo-Kelderer insiste sulla veranda, innalzata fino all’altezza della cupola che dà accesso alle sale del Kursaal. Improntato al modernismo il progetto dell’architetto Stanislao Fierro, che reinterpreta il caffè viennese. I vincitori del concorso, Walter Angonese e Flaim Prünster, piazzano un tetto sopra il ristorante, separato dalle passeggiate ma che per imponenza sembra capace di bilanciare i due edifici contigui. Gertrud Kofler, Stefania Saracino e Franco Tagliabue ricostruiscono un salone viennese con ampie vetrate e lampadari imponenti. Lo studio A+B di Angelika Margesin e Barbara Verdorfer crea una veranda circolare che riprende la cupola. Infine, il progetto degli architetti Alexander e Armin Pedevilla, una copertura leggera capace di aprire alla vista delle facciate principali, oggi completamente oscurate.
La parola ora spetta ai lettori: inviateci le vostre considerazioni all’indirizzo merano@altoadige.it J.M.
Secondo lo studio Harald Stuppner e Stefan Unterweger, non esiste un luogo più adatto in città per un nuovo Grand Cafè e Restaurant: alla veranda si sostituisce una serie di tettoie che portano gli avventori direttamente sulle passeggiate, come una volta. Gli architetti Heike Pohl e Andreas Zanier immaginano ancora una veranda che unisca i locali alle passeggiate. Gli architetti Markus Scherer e Luca Farina, secondi classificati, optano per una sala interna adibita a ricevimento, con riduzione degli spazi all’aperto. Lo studio Dell’Agnolo-Kelderer insiste sulla veranda, innalzata fino all’altezza della cupola che dà accesso alle sale del Kursaal. Improntato al modernismo il progetto dell’architetto Stanislao Fierro, che reinterpreta il caffè viennese. I vincitori del concorso, Walter Angonese e Flaim Prünster, piazzano un tetto sopra il ristorante, separato dalle passeggiate ma che per imponenza sembra capace di bilanciare i due edifici contigui. Gertrud Kofler, Stefania Saracino e Franco Tagliabue ricostruiscono un salone viennese con ampie vetrate e lampadari imponenti. Lo studio A+B di Angelika Margesin e Barbara Verdorfer crea una veranda circolare che riprende la cupola. Infine, il progetto degli architetti Alexander e Armin Pedevilla, una copertura leggera capace di aprire alla vista delle facciate principali, oggi completamente oscurate.
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