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Merano. “Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi vita ci spense”. Sono i versi 103-108 del quinto Canto dell’Inferno dantesco, quelli che oggi, “Dantedì” nazionale, la Società Dante Alighieri invita a recitare dai balconi o dalle finestre alle 18.
«Anche la poesia, e quella del Sommo Poeta è alta poesia – osserva Maria Carla Alessandrini, presidente del comitato di Merano –, può aiutare a sentirci uniti e a darci coraggio e speranza in giornate così difficili da vivere materialmente e spiritualmente». Si celebra oggi infatti la prima edizione del Dantedì, e cioè la dedica, istituita in forma stabile dal governo italiano, di una giornata in omaggio al «padre della lingua italiana – dice il presidente del comitato di Bolzano Giulio Clamer –, che più di ogni altro è famoso in tutto il mondo per la sua straordinaria opera, la “Comoedia” che solo Boccaccio iniziò a definire “Divina Commedia”.
«Anche la poesia, e quella del Sommo Poeta è alta poesia – osserva Maria Carla Alessandrini, presidente del comitato di Merano –, può aiutare a sentirci uniti e a darci coraggio e speranza in giornate così difficili da vivere materialmente e spiritualmente». Si celebra oggi infatti la prima edizione del Dantedì, e cioè la dedica, istituita in forma stabile dal governo italiano, di una giornata in omaggio al «padre della lingua italiana – dice il presidente del comitato di Bolzano Giulio Clamer –, che più di ogni altro è famoso in tutto il mondo per la sua straordinaria opera, la “Comoedia” che solo Boccaccio iniziò a definire “Divina Commedia”.


