MERANO. L’ex pizzeria “Da Nunzio”, in via Petrarca 9, rinnova le sue pareti di colori caldi, come caldo è il sole della savana. L’altra sera s’è tenuta l’inaugurazione di “African Soul”, il primo ristorante africano a Merano che offre la possibilità ai migranti di mettersi in gioco, lavorare e integrarsi con la comunità. A supportare l’attività, una classe quinta dell’Istituto alberghiero Kaiserhof. «Una volta istituita questa cooperativa sociale, ci siamo subito messi alla ricerca del posto, delle persone da coinvolgere, degli aiuti sui quali fare affidamento e ora ci sarà il vero grande inizio», così ci ha raccontato poco prima dell’inizio della festa Isabelle Hansen, vice presidente della cooperativa sociale Spirit. Il sodalizio è nato a maggio 2017, in pochi giorni ha raggiunto un numero considerevole di aderenti e sostenitori che hanno programmato la messa in scena di questo insolito ristorante. «Assieme ad altri membri di Spirit, siamo anche volontari alla Casa Noah di Prissiano, centro di accoglienza per le persone richiedenti asilo e insieme ad alcuni ragazzi migranti abbiamo deciso di istituire questa attività con l’obiettivo di far conoscere agli altoatesini una cultura diversa dalla loro».

È intervenuto anche il vicesindaco Andrea Rossi, parlando di un'occasione per integrare profughi e altri stranieri che ancora stentano a trovare la loro collocazione nella società, dando così una giustificazione ai cittadini più scettici per i 15 mila euro messi a disposizione per l'avviamento del progetto. La cifra proviene da un contributo di 57 mila euro complessivi riconosciuto qualche tempo fa a Merano dal ministero degli Interni per le sue politiche sul fronte migranti. Come ogni entità alla quale vengono concessi finanziamenti comunali “African Soul” dovrà rendicontare ogni spesa effettuata con quei soldi.

“African Soul” è anche, se non soprattutto, un progetto per l’integrazione del lavoro. «Al momento abbiamo due persone assunte con contratto fisso. Il resto del personale lavora tramite un contratto di tirocinio che prevede 500 ore di lavoro pratico e altre da svolgere a scuola agli istituti professionali Ritz o Savoy di Merano» ha precisato Hansen.

Tra i tirocinanti Bayo Fode, 20 anni originario della Guinea, vive in Italia da poco più di un anno: «Vado a scuola, studio l’italiano e in questo ristorante lavorerò come lavapiatti e cameriere. Ho ancora tanto da imparare ma sono davvero felice per questa nuova occasione». Presente ieri anche il direttore del Kaiserhof Josef Paler, che ha raccontato come «nell’ambito della materia di event management, tutte le quinte devono realizzare un progetto attinente e la classe quinta F ha accolto da subito con entusiasmo l’idea di questa collaborazione. Sono orgoglioso dei miei ragazzi, si sono rivelati maturi, socievoli e sensibili a una tematica così attuale, come quella dell’immigrazione». Convinte del significato dell’iniziativa, due studentesse del Kaiserhof, Nadin Losso e Sofia Haller, si sono da subito rimboccate le maniche: «I migranti che abbiamo conosciuto sono volenterosi di lavorare ma spesso non ne hanno occasione. All’inizio la comunicazione non è stata semplice ma la voglia di confrontarci ha superato ogni ostacolo». Il ristorante sarà aperto sei giorni a settimana, «un’opportunità per queste persone di dimostrare conoscenze e talenti» ha specificato a vice presidente di Spirit.

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