PHOTO
Merano. C’è un passaggio del “Doktor Faustus” di Thomas Mann nel quale è descritta la personalità di Adrian Leverkühn: compositore folle, geniale ed estremamente angosciato «frequentemente ospite di un sanatorio per persone benestanti a Merano», scrive Mann. Non si sa bene se con quel romanzo Mann decise di raccontare, senza menzionarlo esplicitamente, la storia del compositore Arnold Schönberg, ma quello che è certo è che tra i grandi compositori dell’area germanica della fine del XIX secolo uno dei pochi che non sembrano essersi mai recati a Merano fu proprio Schönberg.
Una città affollata.
I compositori di fine Ottocento amavano trascorrere il tempo nelle località termali, spesso elette a secondo domicilio nel quale poter lavorare e dare libero sfogo alla loro creatività. I registri degli hotel meranesi annoverano i nomi di Max Reger, Richard Strauss, Béla Bartók, Franz Lehar, Leo Fall, Engelbert Humperdinick, ma anche Giacomo Puccini e Riccardo Zandonai, il quale a Merano dirige il concerto del 1938 che celebra la fondazione dell’impero fascista. C’è anche quello della compositrice russa Natal’ja Pravosudovič, allieva prediletta di Schönberg che a Merano passa i suoi ultimi anni di vita, dal 1931 al 1938.
In città nel 1930 giunge anche il compositore Siegfried Wagner, figlio del più noto Richard Wagner e di Cosima Liszt, a sua volta figlia illegittima di Franz Liszt, la quale a Merano risiede nella prestigiosa villa Rosenberg-Schleinitz. L’importanza di Cosima e il valore della sua presenza a Merano è testimoniato anche dal fatto che il filosofo Friedrich Nietzsche a lei invia uno dei famosi “biglietti della follia”, ma riconoscendo nella donna «l’unico caso di una mia pari». Ad ogni modo, il circo di compositori che bazzicano la città è solito avere un suo momento d’incontro nel “Circolo di Wagner”, dove non è raro che si discuta della questione ebraica, molto spesso con toni simili a quelli utilizzati dalle alte sfere naziste. Città talmente attrattiva, la nostra, che con lo pseudonimo Paul Merano il compositore Paul Hindemith scrive proprio qui la colonna sonora del film “Im Kampf mit dem Berge”, diretto dal regista inventore del cinema di montagna Arnold Franck, il quale a sua volta alloggia a Merano. È qui che nel 1921 Franck monta il suo famoso docufilm sulla vita in montagna.
Un arrivo importante.
Oltre a Max Reger, il quale a Merano arriva per la prima volta il 28 marzo del 1914 in condizioni precarie tanto da richiedere un ricovero nel sanatorio del Martinsbrunn, in quel periodo la città ospita anche tal Otto Fürstner. Personaggio sconosciuto oggi, l’editore berlinese conosceva benissimo la città e non è impossibile pensare che uno dei compositori più rilevanti tra l’Otto e il Novecento a Merano ci arriva proprio su indicazione di Fürstner. Stiamo parlando di Richard Strauss, il direttore dell’Opera di Vienna il quale a partire dal 1922 fa tappa in città non meno di sei volte e che proprio all’editore berlinese deve il successo di inizio carriera.
Strauss a Merano torna spesso non solo per comporre, ma anche per suonare, esibendosi come pianista già al suo primo ingresso in città in occasione della festa della musica, accompagnato dal soprano austriaco Lotte Schöne. Di origini ebraiche, Schöne subì le persecuzioni naziste, che la costrinsero a interrompere la sua carriera. Per quell’esibizione Strauss viene ricompensato con l’inezia di 5 mila lire italiane direttamente dall’Azienda di cura diretta dal medico Adolf Wilhelm Schmidt. Quando è in città, Strauss vive al Parkhotel di Maia Alta, successivamente trasformato in ospedale, descrivendo queste zone come una «terra benedetta». Ma ci sono testimonianze della sua presenza anche al Pienzenau, di cui Strauss conosce bene il proprietario, il barone Paul von Kuh-Chrobak, tanto che l’amicizia ben presto si estende alle rispettive famiglie.
L’ispirazione meranese.
Molte sono le opere sulle quali il compositore bavarese mette mano nel corso dei suoi lunghi soggiorni in città, ma esiste la certezza che i “Japanische Festmusik” vengono completati nella sua villa meranese il 23 aprile 1940. Lo sappiamo per certo, vista la copiosa corrispondenza che da Merano Strauss è solito inviare a familiari e amici, confermando le sue impressioni sulla città, la predilezione per i canederli allo speck e la fine della partitura dei Japanische Festspiele. Lettere aperte e spesso censurate dal comando germanico, ma che si sono salvate dalla guerra. Quindi, una musica dedicata all’imperatore del Giappone in occasione dei 2600 anni dell’impero, su richiesta dell’ambasciatore Yotaro Sugimura, senza dimenticare che il Giappone a Merano presso villa Burgund aveva mantenuto la sede del consolato.
Per gli stessi motivi, sappiamo che anche la commedia “L’amore di Danae” nasce e viene completata a Merano, ed è lo stesso compositore a imporre al suo librettista Josef Gregor di recarsi in riva al Passirio per discutere di come dare voce alla sua opera. In una lettera Strauss scrive quanto il terzo atto della Danae rientri in «quanto di meglio io abbia scritto». Opinione condivisa dall’amico musicologo Willi Schuh, il quale confermò più volte come mai prima di allora aveva visto Strauss così coinvolto nei suoi personaggi.
L’amicizia con Marinuzzi.
È certo che la diffusione delle sue opere in Italia si deve in gran parte a un incontro che il compositore ebbe in città. Nell’autunno del 1938, dopo oltre quindici anni da un primo incontro a Buenos Aires, Strauss vede Gino Marinuzzi, direttore d’orchestra della Scala di Milano che in riva al Passirio si trova proprio per un doppio concerto. Tra il pubblico siede anche Richard Strauss, che a tutti i costi la mattina dopo vuole incontrare Marinuzzi per colazione. Da quell’incontro nasce una profonda amicizia. Negli anni successivi, Marinuzzi eseguì diverse prime delle opere di Strauss, spesso chiedendo e ottenendo il nulla osta direttamente da Mussolini, come nel caso della “Daphne” in parte composta a Merano ed eseguita per la prima volta il 20 aprile del 1942. Di Strauss abbiamo anche due dipinti realizzati su commissione a Merano dal pittore Paul Mathias Padua.
Una città affollata.
I compositori di fine Ottocento amavano trascorrere il tempo nelle località termali, spesso elette a secondo domicilio nel quale poter lavorare e dare libero sfogo alla loro creatività. I registri degli hotel meranesi annoverano i nomi di Max Reger, Richard Strauss, Béla Bartók, Franz Lehar, Leo Fall, Engelbert Humperdinick, ma anche Giacomo Puccini e Riccardo Zandonai, il quale a Merano dirige il concerto del 1938 che celebra la fondazione dell’impero fascista. C’è anche quello della compositrice russa Natal’ja Pravosudovič, allieva prediletta di Schönberg che a Merano passa i suoi ultimi anni di vita, dal 1931 al 1938.
In città nel 1930 giunge anche il compositore Siegfried Wagner, figlio del più noto Richard Wagner e di Cosima Liszt, a sua volta figlia illegittima di Franz Liszt, la quale a Merano risiede nella prestigiosa villa Rosenberg-Schleinitz. L’importanza di Cosima e il valore della sua presenza a Merano è testimoniato anche dal fatto che il filosofo Friedrich Nietzsche a lei invia uno dei famosi “biglietti della follia”, ma riconoscendo nella donna «l’unico caso di una mia pari». Ad ogni modo, il circo di compositori che bazzicano la città è solito avere un suo momento d’incontro nel “Circolo di Wagner”, dove non è raro che si discuta della questione ebraica, molto spesso con toni simili a quelli utilizzati dalle alte sfere naziste. Città talmente attrattiva, la nostra, che con lo pseudonimo Paul Merano il compositore Paul Hindemith scrive proprio qui la colonna sonora del film “Im Kampf mit dem Berge”, diretto dal regista inventore del cinema di montagna Arnold Franck, il quale a sua volta alloggia a Merano. È qui che nel 1921 Franck monta il suo famoso docufilm sulla vita in montagna.
Un arrivo importante.
Oltre a Max Reger, il quale a Merano arriva per la prima volta il 28 marzo del 1914 in condizioni precarie tanto da richiedere un ricovero nel sanatorio del Martinsbrunn, in quel periodo la città ospita anche tal Otto Fürstner. Personaggio sconosciuto oggi, l’editore berlinese conosceva benissimo la città e non è impossibile pensare che uno dei compositori più rilevanti tra l’Otto e il Novecento a Merano ci arriva proprio su indicazione di Fürstner. Stiamo parlando di Richard Strauss, il direttore dell’Opera di Vienna il quale a partire dal 1922 fa tappa in città non meno di sei volte e che proprio all’editore berlinese deve il successo di inizio carriera.
Strauss a Merano torna spesso non solo per comporre, ma anche per suonare, esibendosi come pianista già al suo primo ingresso in città in occasione della festa della musica, accompagnato dal soprano austriaco Lotte Schöne. Di origini ebraiche, Schöne subì le persecuzioni naziste, che la costrinsero a interrompere la sua carriera. Per quell’esibizione Strauss viene ricompensato con l’inezia di 5 mila lire italiane direttamente dall’Azienda di cura diretta dal medico Adolf Wilhelm Schmidt. Quando è in città, Strauss vive al Parkhotel di Maia Alta, successivamente trasformato in ospedale, descrivendo queste zone come una «terra benedetta». Ma ci sono testimonianze della sua presenza anche al Pienzenau, di cui Strauss conosce bene il proprietario, il barone Paul von Kuh-Chrobak, tanto che l’amicizia ben presto si estende alle rispettive famiglie.
L’ispirazione meranese.
Molte sono le opere sulle quali il compositore bavarese mette mano nel corso dei suoi lunghi soggiorni in città, ma esiste la certezza che i “Japanische Festmusik” vengono completati nella sua villa meranese il 23 aprile 1940. Lo sappiamo per certo, vista la copiosa corrispondenza che da Merano Strauss è solito inviare a familiari e amici, confermando le sue impressioni sulla città, la predilezione per i canederli allo speck e la fine della partitura dei Japanische Festspiele. Lettere aperte e spesso censurate dal comando germanico, ma che si sono salvate dalla guerra. Quindi, una musica dedicata all’imperatore del Giappone in occasione dei 2600 anni dell’impero, su richiesta dell’ambasciatore Yotaro Sugimura, senza dimenticare che il Giappone a Merano presso villa Burgund aveva mantenuto la sede del consolato.
Per gli stessi motivi, sappiamo che anche la commedia “L’amore di Danae” nasce e viene completata a Merano, ed è lo stesso compositore a imporre al suo librettista Josef Gregor di recarsi in riva al Passirio per discutere di come dare voce alla sua opera. In una lettera Strauss scrive quanto il terzo atto della Danae rientri in «quanto di meglio io abbia scritto». Opinione condivisa dall’amico musicologo Willi Schuh, il quale confermò più volte come mai prima di allora aveva visto Strauss così coinvolto nei suoi personaggi.
L’amicizia con Marinuzzi.
È certo che la diffusione delle sue opere in Italia si deve in gran parte a un incontro che il compositore ebbe in città. Nell’autunno del 1938, dopo oltre quindici anni da un primo incontro a Buenos Aires, Strauss vede Gino Marinuzzi, direttore d’orchestra della Scala di Milano che in riva al Passirio si trova proprio per un doppio concerto. Tra il pubblico siede anche Richard Strauss, che a tutti i costi la mattina dopo vuole incontrare Marinuzzi per colazione. Da quell’incontro nasce una profonda amicizia. Negli anni successivi, Marinuzzi eseguì diverse prime delle opere di Strauss, spesso chiedendo e ottenendo il nulla osta direttamente da Mussolini, come nel caso della “Daphne” in parte composta a Merano ed eseguita per la prima volta il 20 aprile del 1942. Di Strauss abbiamo anche due dipinti realizzati su commissione a Merano dal pittore Paul Mathias Padua.


