MALLES. Il rapporto fra ciclisti e automobilisti non sempre è idilliaco, ma ciò che è accaduto l'altro giorno in Val Venosta ha dell'incredibile e avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia.

I fatti vengono raccontati da Stefano Benatti, appassionato di ciclismo che sta trascorrendo un periodo di vacanza a Solda e che, insieme a un gruppo di amici, ha deciso di percorrere in bicicletta alcune delle strade dei passi.

«Mentre transitavo in discesa sulla strada fra Resia e Malles - scrive il cicloamatore, che abita a Castelnuovo del Garda - viaggiavo sulla mia bici da corsa a una velocità di circa 50 chilometri all'ora. Un'auto che procedeva in senso opposto mi ha deliberatamente puntato. Non era in fase di sorpasso e non c'erano ostacoli sulla sua carreggiata: la vettura è venuta dritta verso di me, senza cambiare direzione né rallentare».

A quel punto Benatti ha avuto solo un attimo per reagire: «Per evitare un impatto frontale che sarebbe stato fatalmente tragico, ho avuto l'istinto di buttarmi fuori strada, nel prato adiacente. A causa del dislivello sono volato via facendo una capriola, mentre la bicicletta volava a sua volta».

Il fondo erboso ha attenuato la violenza della caduta e il ciclista se l'è cavata con un forte trauma e dolore alla schiena, oltre ai danni alla bicicletta.

La dinamica raccontata dal ciclista rende evidente quanto siano stati ridotti i margini per evitare l'impatto e quanto una frazione di secondo abbia potuto fare la differenza. Una caduta a quella velocità sull'asfalto avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.

«Se non avessi avuto la prontezza di riflessi di buttarmi nel prato a quella velocità, a quest'ora non sarei qui a raccontarlo», racconta.

Benatti non ha presentato denuncia alle forze dell'ordine. «A cosa sarebbe servito? L'autovettura non si è fermata e io non ho preso il numero di targa. Ho deciso di segnalare l'accaduto non solo per denunciare l'odio incomprensibile ed estremizzato verso chi va in bicicletta, ma soprattutto per sensibilizzare sulla gravità di questi gesti. Chi compie azioni del genere deve rendersi conto che sta giocando con la vita delle persone».

Il ciclista ha scelto dunque di rendere pubblico l'episodio soprattutto come monito, nella speranza che situazioni simili non vengano considerate semplici incomprensioni o episodi di conflittualità sulla strada.

La convivenza fra chi pedala e chi guida, soprattutto sulle strade di montagna, richiede infatti attenzione reciproca e rispetto delle distanze di sicurezza.

L'episodio assume ulteriore rilievo se inserito in un quadro più ampio, segnato da altri recenti casi di quella che viene definita «violenza stradale».

Lo scorso sabato mattina, in provincia di Torino, un automobilista ha travolto per due volte un gruppo di cicloamatori, dopo che uno di loro aveva alzato un braccio per protestare contro un sorpasso pericoloso. In quel caso la Procura contesta all'automobilista il tentato omicidio.