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Oltre tre ore di deposizione oggi davanti al tribunale per l’ingener Pietro Pasqualetto di Scorzè, incaricato di curare la perizia sulla vavola dell’impianto di irrigazione che provocò il disastro ferroviario della val Venosta. Come noto l’inchiesta ha appurato che lo smottamento della montagna (che travolse il treno) sarebbe stato dal guasto non rilevato alle condotte dell'acqua dell'impianto di irrigazione, riattivato una decina di giorni prima della sciagura, dopo i rigori invernali. Che il terribile smottamento sia stato causato dalla rilevante perdita d'acqua è stato confermato anche nell'elaborato (circa 170 pagina) che i tre super esperti coinvolti hanno messo a punto nella prima parte delle indagini. Ora si tratta di verificare con rigore tecnico quello che fu il funzionamento della valvola con la necessità di stabilire se la rilevante fuoriuscita di acqua sia stata causata da un difetto di fabbricazione, un errore di posa in opera o una rottura derivante da mancanza di adeguata manutenzione. Secondo l’ingegner Pasqualetto non vi è dubbio. Il funzionamemto anomalo della valvola sarebbe stato causato dalla rottura (nella foto) del filtro a setaccio danneggiato dai residui di acqua lasciati durante l’inverno nella tubazioni dell’impianto di irrigazione, residui che avrebbero danneggiato una guarnizione a seguito della formazione di ghiaccio.


