Merano. Per tutti era semplicemente “Loris”, il parrucchiere che prima di altri, verso la fine degli anni Ottanta a Merano ha contribuito a rivoluzionare un mestiere e i costumi di una intera città.

Innovativo, pioniere nel suo settore, amante della stravaganza, Loris Sacchetto ci ha lasciati dopo una lunga malattia. A decine sono arrivate le attestazioni di stima in rete, quando l'altra sera si è diffusa la notizia della sua scomparsa, in una città che per via di questo maledetto virus non potrà tributargli i saluti che merita.

La gioventù.

Classe 1957, apprendista a Bolzano, poi dipendente nel salone dei vip di fronte all'Hotel Palace, verso gli anni ottanta Loris si mette in proprio, alternandosi tra la nostra città e le sue capitali preferite.

Nella Berlino e nella Londra di allora, Loris ci andava regolarmente per respirare un poco di quella cultura e moda che poi riportava a Merano, appunto, in una città che non era certo abituata a vestiti e costumi alla moda in quei posti, in quegli anni. Ma non certo da noi.

Onestà.

Appassionato di arte e pittura tanto da ospitare artisti nel suo salone, ma anche di moda e «onesto fino all'inverosimile con tutti i suoi dipendenti», racconta Rosy, sua storica collaboratrice.

«Pettinava le bambole già da bambino», ricorda Deborah, la sorella. «E mi amava alla follia», conclude chi gli è stato vicino fino alla fine.

Sensibilità.

«Il suo look mai banale, il suo modo di essere sempre alternativo ma senza mai far sentire le persone diverse e quella capacità di sdoganare la diversità, ecco, se dovessi descrivere Loris in poche parole, userei queste», aggiunge ancora Rosy.

Sul lavoro.

Non si contano le ragazze e le donne che in città sono passate sotto le sue mani, nei locali di via Petrarca e poi nel salone di via Manzoni. E tanti sono pure i parrucchieri i quali, partendo da lui, hanno imparato questo delicato e complesso lavoro. Perché Loris non era solo un parrucchiere, era quello che spiegava come essere più belli, con una testa messa a posto.

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