MERANO. Nonostante la scuola si impegni a eliminare le discriminazioni, queste ancora vengono perpetrate nei modi più svariati nei confronti delle fasce deboli della popolazione. Ne sa qualcosa un minorenne affetto da sindrome di Down che pochi giorni fa è stato preso in giro da due ragazzi più grandi mentre cenava insieme ai genitori e ai fratelli.
La denuncia dell’accaduto è della madre del bambino. «Avevamo passato la giornata a fare acquisti – racconta la donna, che insieme alla famiglia vive a Merano – e per la cena abbiamo deciso di fermarci a Bolzano, in un fast food. A un certo punto mio marito ed io ci siamo accorti che al tavolo accanto al nostro due giovani sui vent’anni stavano ridacchiando lanciando occhiate a uno dei nostri figli, che soffre della sindrome di Down. Per fortuna lui non ha sentito né visto niente, altrimenti non so come si sarebbe potuto sentire. Ma come si fa a prendere in giro un bambino perché ha una malattia genetica? E nel 2018 abbiamo ancora bisogno di combattere queste discriminazioni?».
La donna ha affidato il racconto della sua disavventura anche alla rete: in breve tempo la storia è rimbalzata anche sul profilo Twitter della responsabile nazionale per le disabilità di Rivoluzione Cristiana, Michela Mirani. Piuttosto seguita sui social network, Mirani ha dato visibilità alla storia del bambino deriso perché affetto dalla sindrome di Down. Venuti a conoscenza dell’accaduto, si sono mossi anche i giocatori dell’Hockey Club Bolzano, che hanno promesso al bambino una maglia col suo numero preferito e le firme di tutti loro.
La rete solidale che si è formata nel giro di pochissimi giorni è un epilogo consolante per la famiglia meranese. «Sarebbe l’ora di iniziare a proporre nelle scuole programmi efficaci che insegnassero fin da piccoli il rispetto per chi ha anomalie genetiche» aggiunge la madre. «Mi chiedo solo come sia possibile che nel 2018 ancora ci si possa comportare così».
La denuncia dell’accaduto è della madre del bambino. «Avevamo passato la giornata a fare acquisti – racconta la donna, che insieme alla famiglia vive a Merano – e per la cena abbiamo deciso di fermarci a Bolzano, in un fast food. A un certo punto mio marito ed io ci siamo accorti che al tavolo accanto al nostro due giovani sui vent’anni stavano ridacchiando lanciando occhiate a uno dei nostri figli, che soffre della sindrome di Down. Per fortuna lui non ha sentito né visto niente, altrimenti non so come si sarebbe potuto sentire. Ma come si fa a prendere in giro un bambino perché ha una malattia genetica? E nel 2018 abbiamo ancora bisogno di combattere queste discriminazioni?».
La donna ha affidato il racconto della sua disavventura anche alla rete: in breve tempo la storia è rimbalzata anche sul profilo Twitter della responsabile nazionale per le disabilità di Rivoluzione Cristiana, Michela Mirani. Piuttosto seguita sui social network, Mirani ha dato visibilità alla storia del bambino deriso perché affetto dalla sindrome di Down. Venuti a conoscenza dell’accaduto, si sono mossi anche i giocatori dell’Hockey Club Bolzano, che hanno promesso al bambino una maglia col suo numero preferito e le firme di tutti loro.
La rete solidale che si è formata nel giro di pochissimi giorni è un epilogo consolante per la famiglia meranese. «Sarebbe l’ora di iniziare a proporre nelle scuole programmi efficaci che insegnassero fin da piccoli il rispetto per chi ha anomalie genetiche» aggiunge la madre. «Mi chiedo solo come sia possibile che nel 2018 ancora ci si possa comportare così».

