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Merano. «Ormai sono anni che cerchiamo di far presenti i problemi del rione, di avere qualche attenzione che vada al di là delle parole. Perché il sottopasso è buio e poco sicuro e lo usiamo solo se necessario, certi giorni i rifiuti accumulati ci fanno stare male e solo la settimana scorsa un’anziana con le borse della spesa è scivolata sul marciapiede ghiacciato. Dove avrebbe dovuto camminare, sulla strada? Manca perfino l’area cani che chiediamo da tanto tempo. Siamo stanchi. Siamo sempre più soli, sempre più periferia. Rione Marlengo è lasciato a se stesso».
Le parole di una lettrice che si affaccia alla porta della redazione portano sulla passeggiata un vento di mestizia. Leggero, educato come lei, e carico di domande. Perché nelle zone centrali ci sono limiti di velocità e invece uscendo dal parcheggio del supermercato – l’unico nella zona, sul limitare del rione attiguo – per prendere via Wolkenstein bisogna aggirare un grosso mucchio di neve e assicurarsi che da nord non stiano arrivando automobili ai 60 all’ora? Perché per far correre un po’ il proprio cane un abitante di via Verande deve andare sulla passeggiata, col rischio di spaventare qualche passante? Perché col buio il sottopasso ciclabile che corre accanto all’Alperia dà l’impressione di un posto troppo tetro e pure rischioso?
Basta fare un giro nel rione per capire il disagio di chi lo abita. Già nella via che gli dà il nome, appena dopo il passaggio a livello, i mezzi incolonnati col motore acceso ingrigiscono l’aria. L’unico marciapiede esistente è mezzo ghiacciato, con ampie pozze d’acqua e piccoli cumuli di neve gelata da individuare e aggirare con cura. L’isola ecologica: ieri mattina era in ordine, ma spesso chi la usa mette nel web immagini ben poco lusinghiere. Il buco nero del sottopasso, dove i graffiti dei giovanissimi ci raccontano il loro disagio, le loro frustrazioni, il bisogno di prendersi un pezzetto di muro per potersi esprimere. E poi la zona artigianale. Ad Albertina Brogliati, uno dei tre nomi femminili dell’odonomastica meranese, hanno dedicato una via ben nascosta. Parcheggi, aziende, la targa del Luogo della memoria, l’Eurospin, le automobili che corrono veloci tra la MeBo e il centro. Via dalla periferia. S.M.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le parole di una lettrice che si affaccia alla porta della redazione portano sulla passeggiata un vento di mestizia. Leggero, educato come lei, e carico di domande. Perché nelle zone centrali ci sono limiti di velocità e invece uscendo dal parcheggio del supermercato – l’unico nella zona, sul limitare del rione attiguo – per prendere via Wolkenstein bisogna aggirare un grosso mucchio di neve e assicurarsi che da nord non stiano arrivando automobili ai 60 all’ora? Perché per far correre un po’ il proprio cane un abitante di via Verande deve andare sulla passeggiata, col rischio di spaventare qualche passante? Perché col buio il sottopasso ciclabile che corre accanto all’Alperia dà l’impressione di un posto troppo tetro e pure rischioso?
Basta fare un giro nel rione per capire il disagio di chi lo abita. Già nella via che gli dà il nome, appena dopo il passaggio a livello, i mezzi incolonnati col motore acceso ingrigiscono l’aria. L’unico marciapiede esistente è mezzo ghiacciato, con ampie pozze d’acqua e piccoli cumuli di neve gelata da individuare e aggirare con cura. L’isola ecologica: ieri mattina era in ordine, ma spesso chi la usa mette nel web immagini ben poco lusinghiere. Il buco nero del sottopasso, dove i graffiti dei giovanissimi ci raccontano il loro disagio, le loro frustrazioni, il bisogno di prendersi un pezzetto di muro per potersi esprimere. E poi la zona artigianale. Ad Albertina Brogliati, uno dei tre nomi femminili dell’odonomastica meranese, hanno dedicato una via ben nascosta. Parcheggi, aziende, la targa del Luogo della memoria, l’Eurospin, le automobili che corrono veloci tra la MeBo e il centro. Via dalla periferia. S.M.
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