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BOLZANO. Quando l'emergenza chiama, sono i primi ad arrivare. Nati per sconfiggere il fuoco, sanno come arginare l'acqua durante le alluvioni, catturare serpenti, api o vespe, individuare i piromani, estrarre i feriti dalle lamiere delle auto e gestire innumerevoli situazioni, più o meno gravi, con metodo e lucidità. Non è un caso che tutti amino i vigili del fuoco. «Abbiamo tanti fans», sorride Christian Auer, ispettore antincendio capo del Corpo Permanente (nella foto con l’esperta antincendio Francesca Monti). Ci accoglie nel comando di via Druso per mostrarci l'immensa centrale. Con un organico di circa 150 agenti, dipendenti provinciali, i pompieri operano su decine di interventi al giorno. Il corso per diventare vigile del fuoco dura un anno e nel campo delle emergenze è tra i più complessi. «Veniamo formati come soccorritori acquatici, anche elisupportati - spiega Auer - Poi è necessario avere basi di chimica, fisica, utilizzo di strumenti come motosega e fiamma ossidrica. E ancora: soccorso aeroportuale, gestione degli animali, e tanto, tantissimo altro». La giornata di un vigile del fuoco - per chi non è in turno di notte - inizia alle 7 in punto con l'adunata. Ci si divide in due squadre, la "uno" per gli interventi più complessi, e la "tre" per quelli ordinari. I ruoli sono prestabiliti. «Capo squadra, autista, numeri uno e numeri due - prosegue l'ispettore Auer - Ognuno prepara la propria postazione in base al ruolo assegnatogli, così in emergenza non si perde tempo a capire chi fa cosa. Praticità e rapidità».
Quando arriva l'emergenza, il disponente di centrale che riceve la chiamata la classifica sulla base di specifiche categorie. L'altoparlante comunica in tutto il comando, e la squadra segue il protocollo. Quali e quanti mezzi escono, che tipo di protezioni adoperare, cosa fare o non fare per tutelare persone in pericolo, e se stessi: è tutto studiato nel dettaglio, e nella "biblioteca" dei protocolli ci sono decine di scenari. Un fascicolo con un piano per un ipotetico incendio all'ospedale San Maurizio, uno per il Museion. «Abbiamo anche un fascicolo su un ipotetico incendio al museo Archeologico, per salvare Ötzi», sorride Auer. Gli interventi più comuni? «Ascensori bloccati e odore di gas - spiega - Però ci capitano tanti incidenti stradali, incendi boschivi, e allagamenti. Niente viene sottovalutato, anche se spesso le persone chiamano inutilmente».
In assenza di emergenze, la giornata prosegue con interventi di manutenzione. Nel pomeriggio c'è la formazione: minimo due ore di pratica su scenari come incidenti, apertura porte blindate, incendi ai piani alti - per cui in cortile è allestito un finto condominio in legno - e infine un'ora di addestramento ginnico.
Il parco mezzi
Dietro l'enorme porta rossa automatica che si affaccia su via Druso, c'è un garage che lascia a bocca aperta. Gip, camion, autobotti e autoscale. Tutto tirato a lucido. «Questo è il carro attrezzi avanzato, uno dei nostri mezzi migliori», spiega l'ispettore, mentre apre il retro del furgoncino. "Carro attrezzi" perché ha tutto il necessario per intervenire in caso di incidenti. "Avanzato" perché, grazie alla dimensione, riesce a districarsi nel traffico con agilità. «Qui abbiamo divaricatori, cuscini, pinze idrauliche - prosegue Auer -. Lo adoperiamo per gli incidenti stradali e i casi di infortunio sul lavoro con persona incastrata. Viene utilizzato anche per gli incendi in galleria: categoria di emergenza a parte. Una delle più pericolose».
Vicino c'è l'autobotte: un modello corto, inventato in Italia perché entrasse anche nei vicoli stretti dei centri storici. Su ogni sedile è incorporato lo zaino con auto protettore. Ogni postazione ha una maschere anti gas da indossare durante il trasporto. «In intervento i numeri "uno" e "due" portano maschere in più per i pazienti, oltre alla telecamera a infrarossi per vedere attraverso il fumo». Nel garage ci sono poi tre autoscale: «I mezzi più costosi. Arrivano a trenta metri - spiega l'ispettore capo - e hanno un cesto su cui possiamo caricare la barella per il ferito, oppure direttamente l'idrante per spegnere l'incendio dall'alto. Nel resto d'Italia si ha una sola autoscala per provincia, ed esce raramente a causa dei costi alti. In Germania ci sono molte più risorse e personale, ma l'intervento è a pagamento. Noi siamo una via di mezzo: prendiamo il meglio da entrambi», sorride.
Laboratori e magazzini
Uscendo dall'immenso garage e proseguendo nei corridoi si arriva ai laboratori. «Qui si svolge la pulizia e la manutenzione degli strumenti», spiega Auer. Sul tavolo delle riparazioni ci sono piccoli apparecchi moderni. «Sono strumenti per rilevare la presenza di gas particolari: metano, cloro, ammoniaca. Siamo stati uno dei primi comandi ad averli acquistati per ogni membro del personale». Altre stanze sono adibite a magazzino: migliaia di manichette antincendio catalogate per dimensione, bombole d'ossigeno, ventole, caschi, giacche. In un altro spazio ci sono le attrezzature acquatiche: mute, gonfiabili, e ganci per calarsi dall'elicottero.
Caccia ai piromani
Se gli incendi accidentali sembrano diminuire rispetto al passato, i roghi dolosi continuano a minacciare i nostri boschi. «Noi vigili del fuoco siamo agenti di polizia giudiziaria, anche se a competenze limitata- sottolinea Auer - Questo significa che facciamo le indagini per conto della magistratura quando si tratta di rintracciare i piromani». Un esempio? Il caso del piromane del Guncina, nell'estate 2022. «Era stato incastrato dalle telecamere di un maso, tra l'Adige e l'Isarco, subito dopo avere appiccato un incendio. Lo abbiamo cercato per due giorni, e poi lo abbiamo acciuffato al Guncina, mentre provava a scappare in bicicletta».


