BOLZANO. «Quando vedo qualcosa che non va, faccio fatica a stare fermo». Walter Rigon, pensionato dopo quasi quarant’anni di lavoro trascorsi alle Acciaierie di Bolzano, riassume così il proprio modo di vivere il volontariato. Da 34 anni fa parte della Croce Rossa, si occupa anche di cure palliative ed è impegnato nel quartiere Casanova e con l’associazione «Il Papavero».

Una storia, quella nel mondo del volontariato, iniziata quasi per caso, quando un collega gli propose di diventare donatore di sangue. «Mi ha detto: “Dai, fai il donatore di sangue”. E così ho iniziato, fino a quando ho raggiunto il limite d’età dei 65 anni per effettuare le donazioni», spiega. Poi la scelta di entrare nella Croce Rossa. «In quel momento della mia vita avevo bisogno, come sfogo personale, di fare qualcosa di diverso. Proprio in quel periodo c’era un corso e mi sono subito appassionato. Da lì è nato il mio amore», racconta.

In oltre tre decenni di servizio, Rigon ha incontrato persone e situazioni difficili, nelle quali l’assistenza non si esauriva nell’intervento sanitario. Il ricordo più significativo riguarda una donna che non voleva essere accompagnata in ospedale, nonostante la presenza dei soccorritori e delle forze dell’ordine. «Ho detto: “Mi lasci parlare da solo con lei”. Così facendo l’ho assecondata, ho ascoltato le sue necessità, fino a quando siamo riusciti a caricarla in ambulanza». Perché, spiega, «in questo mestiere, oltre alle abilità da soccorritore, c’è bisogno di molta umanità ed empatia».

Il mettersi al servizio degli altri è passato anche dalla distribuzione dei viveri alle famiglie in difficoltà. A Bolzano, insieme agli altri volontari, Rigon ha partecipato a un’attività che arrivava a coinvolgere fino a 178 famiglie in un solo giovedì. Con lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, alle necessità materiali si sono aggiunte quelle di chi arrivava in città senza conoscere la lingua e senza punti di riferimento. «Erano momenti delicati, intere famiglie scappate dalle loro case e catapultate in una realtà nuova. La nostra priorità era dare loro un supporto umano, prima che materiale».

Oltre all’ambito sanitario, dal 2008, anno in cui è arrivato nel quartiere Casanova, Rigon si è attivato anche per migliorare gli spazi comuni. Dalla sistemazione di piazza Anna Frank alla richiesta di maggiore cura per il verde, fino all’illuminazione e alla fermata ferroviaria. «Una volta mi dicevano: “Walter, ma voi il verde ce l’avete”. E io ho risposto: “Non ti ho chiesto il verde, ti ho chiesto un po’ di colore per questo quartiere”», ricorda. Una battuta che restituisce bene il suo approccio: non limitarsi a segnalare ciò che manca, ma cercare di ottenere risultati concreti. Anche quando la strada si fa complicata: «Quella della fermata del treno di Casanova è una battaglia che porto avanti da anni e, anche se quasi persa, non si molla».

Grazie al suo impegno sociale e sanitario, Walter Rigon è stato segnalato per il «Premio Gentilezza», l’iniziativa promossa dal Comune di Bolzano in collaborazione con il quotidiano Alto Adige. Rigon, tuttavia, precisa di non aver mai agito per ricevere qualcosa. «Io non ho mai fatto queste cose per avere un riconoscimento. È una vocazione: donarmi, fare, quando c’è qualcuno per cui è possibile fare qualcosa, mettermi in gioco», spiega.

Infine, quando gli si chiede che cosa significhi per lui la gentilezza, la risposta arriva senza esitazioni: «La gentilezza è donarsi, dare, non avere nulla in cambio». Non significa poter risolvere ogni problema, ma provare a esserci quando serve. «Se vedi una persona in difficoltà cerchi, nel tuo limite possibile, di darle un aiuto. Non ho la bacchetta magica, però faccio quello che posso». E, conclude, «anche l’empatia è fondamentale».