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Era il primo agosto 1956, sessantanove anni fa, non nel Paleozoico. Vale la pena, ogni tanto, sfogliare una vecchia, polverosa copia dell’Alto Adige per capire da dove veniamo: chi erano i nostri nonni e le nostre nonne, i nostri padri e le nostre madri. Quella comunità arrivata sull’onda della “italianizzazione” e dell’apertura degli stabilimenti della zona industriale tra il 1935 e il 1945, e che ha continuato ad arrivare anche dopo la guerra. Sbarcavano a Bolzano, ma potevano essere le fonderie di Torino o Milano, le risaie malsane del Vercellese, le miniere del Belgio.
Un popolo di affamati, spinti dalla miseria, dalla pellagra, dalla spaventosa mortalità infantile delle campagne. Grandi lavoratori e grandi lavoratrici che sgobbavano duro, che vivevano accampati, che – per campare – coltivavano l’orto, mettevano le trappole per i passeri, mangiavano lumache. Cercavano di far assumere i figli in fabbrica o di far loro prendere almeno il diploma per innescare il famoso “ascensore sociale”.
Ricordiamoci, allora, con gratitudine, quanto hanno sopportato.
Primo agosto 1956, dicevamo. Villaggio Lancia. Di fronte alle Acciaierie, tra la Viberti e la ferrovia. Titolo: «Un ratto aggredisce nel sonno una bambina di nove mesi». La cronaca: «Una bimba di nove mesi è stata assalita nel suo letto da un grosso ratto che l’ha morsicata a sangue, provocando una grave emorragia. L’episodio si è verificato in una delle baracche del villaggio Lancia, nella zona industriale. Erano circa le due di notte quando i genitori di Silvana V., che abitano nella baracca numero 9, udirono dei lamenti provenire dallo stanzino adibito a cucina, dove, in un piccolo lettino, dormiva la loro bambina. Hanno trovato la loro bimba piangente, tutta ricoperta di sangue: vaste chiazze rosse si notavano pure sulle lenzuola e sulle coperte. Non è stato difficile scoprire l’origine della grave emorragia: uno dei tanti ratti che popolano la zona attorno agli stabilimenti era penetrato nella baracca attraverso un foro nel pavimento, salendo sul letto della piccola e morsicandola».
La bimba viene subito trasportata all’ambulatorio del dottor Bernardelli, nella vicina Oltrosarco. Il medico pulisce, disinfetta e sutura la ferita. Il cronista sottolinea come «la situazione di spaventoso disagio in cui versano le famiglie alloggiate nelle antigieniche baracche della zona: 53 nuclei familiari; 165 persone, delle quali ben 64 bambini, tutti in pochi miseri vani di baracche che – a 10 anni dalla fine della guerra – sono ormai ridotte in condizioni che escludono i minimi presupposti dell’abitabilità. Ora sussiste anche la piaga dei ratti, che aumentano il pericolo di infezioni e di malattie, specialmente tra i bambini». Il Villaggio Lancia venne chiuso e smantellato nel 1959. LF


