A Mantova viene arrestato A.W., 37 anni, pusterese, autista della Sepral di Bolzano (la Sezione provinciale dell’Alimentazione svolgeva un ruolo di controllo degli approvvigionamenti e della distribuzione delle derrate su tutto il territorio altoatesino).  Viene riconosciuto per caso dal tenente Terenziani, reduce dalla prigionia nei campi di concentramento in Germania, «quale - scrive l’Alto Adige - uno di più accaniti aguzzini dei lager polacchi tedeschi, seviziatore tristemente noto per lo zelo con cui eseguiva gli ordini. Sulle prime W. ha finto di cadere dalle nuvole, protestando anche vivamente e dichiarando di trattarsi di un equivoco. Successivamente nella sede del Cln (il Comitato di Liberazione Nazionale, ndr) veniva riconosciuto anche da altri reduci e dopo altri tentativi di dichiararsi innocente, ha finito coll’ammettere le proprie malefatte giustificandosi con una frase ormai d’obbligo: “Ho eseguito soltanto gli ordini dei superiori”, quanto basta cioè per metterlo sul piano dei “superiori” che a Norimberga aspettano di essere impiccati». 

Nei giorni successivi, nella rubrica “Voci del pubblico”, il giornale riporta la testimonianza di M.G., un ex internato bolzanino che ha conosciuto da vicino i metodi dell’aguzzino pusterese. 
«Signor direttore, sono un reduce dei campi di concentramento tedeschi e in uno di questi ho avuto occasione di conoscere quell’A.W. di cui il suo giornale ha riportato la notizia dell’arresto. La cosa interesserà molti reduci, perché nessuno di quelli che sono stati nel lager di Oberlangen può essersi dimenticato di A., il famoso “bolzanino”, come tutti lo chiamavano, sempre pronto ad abbaiare come un cane e a slacciarsi dalla vita la cinghia di cuoio come scudiscio. Ma non è per questo che le scrivo. Piuttosto un’altra cosa vorrei domandare a Lei: come mai il famoso A. si trova a fare l’autista alla Sepral? Chi lo ha assunto? La Sepral, in ogni modo, lo ha assunto, togliendo il pane a un reduce». 

Il 9 settembre 1946 il Tribunale militare territoriale di Verona condanna A. W., “militare tedesco addetto al campo di concentramento di Doblin Ireno e di Oberlangen”, a dieci anni e otto mesi di reclusione militare, per maltrattamenti nei confronti di ufficiali e soldati italiani internati. Il 13 gennaio 1950 gli vengono condonati tre anni.  Nel maggio dello stesso anno riceve la grazia presidenziale con condono della pena residua.

L’Italia ha fretta di chiudere i conti col passato e di nascondere la polvere sotto il tappeto.

W.A. - tra le proteste dei sopravvissuti - torna libero, (lf.)