BOLZANO. Era la sera del 15 agosto 1977 quando Herbert Kappler, l'ex colonnello delle SS responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, riuscì a evadere dall'ospedale militare del Celio a Roma. Condannato all'ergastolo, era stato trasferito in una stanza di degenza per un tumore ormai in fase avanzata. Lì, approfittando delle condizioni di relativa libertà, orchestrò una fuga che avrebbe scatenato polemiche e imbarazzo internazionale.

«Herbert Kappler, settant'anni, già capo della Gestapo nella capitale, condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine - scrisse l'Alto Adige -, è fuggito nella notte di Ferragosto dalla stanza dell'ospedale militare del Celio che occupava, ed è già in Germania. Come sia riuscito a raggiungere il territorio tedesco assieme alla moglie Anneliese è ancora un mistero. La sua fuga è stata di una semplicità disarmante, per vari aspetti incredibile. Ma se semplice è stato il modo con il quale ha potuto abbandonare l'ospedale romano, altrettanto facile è stato il viaggio che ha portato Kappler e la moglie in territorio tedesco».

Un piano semplice quanto clamoroso: la moglie Anneliese si presentò con una valigia di grandi dimensioni e, senza destare sospetti, aiutò il marito, ridotto a 50 chili per il tumore, a nascondersi all'interno. Superati i controlli, nonostante i 12 carabinieri che avrebbero dovuto sorvegliarlo giorno e notte, i due lasciarono l'ospedale indisturbati e si misero in viaggio in auto. Raggiunsero il Brennero, confine allora sorvegliato ma non impermeabile. Qui la coppia riuscì a transitare in automobile. Il nostro giornale per giorni seguì il lato "altoatesino" dell'inchiesta. L'auto utilizzata per la fuga venne abbandonata in autostrada alla stazione di servizio di Paganella. Kappler poté contare sicuramente sull'aiuto di una rete di complici che lo fece arrivare al valico. Kappler morirà pochi mesi dopo, nel 1978.