Nei primi anni ’50 non si andava per il sottile con i metodi educativi nelle scuole, ma un limite, comunque, c’era. Un maestro finisce davanti al pretore Niutti per aver rotto il righello sulle mani di una alunna.

«Un brutta faccenda - scrive il cronista - accaduta a Foresta: un maestro, in vena di metodi didattici di asburgica memoria, ha rotto una riga sulle mani di una bambina dodicenne, facendola svenire. Il maestro elementare Carlo W., entrato in classe assieme a una donna sconosciuta che gli aveva indicato una bambina, aveva chiamato alla cattedra la dodicenne M.L.G., le aveva detto: “Vieni, ora facciamo i conti”, e, tratta da un cassetto una riga, aveva preso a battere la piccola sulle mani tanto violentemente, che la bambina dopo poche grida, era svenuta mentre la riga si spezzava sotto la furia dei colpi. A scusa della punizione, il maestro aveva dichiarato che la bimba aveva messo in giro alcune chiacchiere circa sue presunte relazioni con una domestica del paese».

Davanti al pretore, la difesa chiede l’assoluzione e la derubricazione del reato da “abuso dei metodi correzione” in “percosse”. Il pretore non ci sente e lo condanna a un mese con i benefici di legge. (lf)