Per tre giorni di fila, dal 22 al 24 febbraio 1975, l’Alto Adige dedica ampio spazio alla morte a 72 anni di Franz Hofer, Gauleiter del Tirolo, nominato da Hitler, e -  dopo l’8 settembre del ’43 -, commissario dell’Alpenvorland, ovvero delle province di Bolzano, Trento e Belluno annesse al “Reich”. Sono passati appena trent’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, la memoria dei crimini nazisti, è ancora viva. A Bolzano nessuno ha dimenticato quell’uomo violento, grossolano e volgare che si era insediato a Palazzo Ducale.

Il giornale ne traccia una biografia implacabile: «È morto ricco e rispettato, benché avesse sulla coscienza la vita di decine di migliaia di persone, e le sanguinose tracce del suo terrore fossero, e siano, ancora dolorosamente vive in tantissime famiglie italiane e tedesche dell’intera zona alpina tra Trento e Innsbruck. Se avesse osato mettere piede in Austria, l’avrebbero incarcerato: e lo stesso gli sarebbe accaduto in Italia. I tedeschi di Bonn invece gli hanno consentito non solo di vivere libero come un cittadino “onesto”, ma anche di godere delle ricchezze che aveva accumulato rubando, devastando ed impiccando, alla guida di manipoli di carnefici e razziatori in divisa. Ha pagato i suoi delitti solo con qualche mese di campo di concentramento e, per qualche giorno, spazzando le strade di Innsbruck».

Hofer era un nazista della prima ora, nominato già nel 1931 Gauleiter del Tirolo Vorarlberg.

«Pochi giorni prima dell’Anschluss - continua l’articolo -, gli austriaci lo fecero arrestare, ma riuscì a fuggire a Bolzano, città originaria della sua famiglia. Con l’aiuto dei fascisti raggiunse la Germania, per poi partecipare al trionfale ingresso delle truppe di Hitler in Austria. La sua totale dedizione a Hitler gli aveva fruttato la qualifica dell’uomo più obbediente del Führer».

In prima fila nella persecuzione degli ebrei e di quelli che il regime definiva “asociali”, dopo l’8 settenbre ’43 torna a Bolzano come commissario dell’Alpenvroland e prende possesso di Palazzo Ducale.

«Il suo ufficio preferito era quello degli affari ebraici. Ordinò la cattura e la deportazione di tutti gli ebrei, italiani o su tirolesi, che c’erano nelle tre province. Firmò centinaia di ordini di fucilazione. Il 3 aprile del ’45 fece impiccare in una piazza di Belluno, una dozzina di partigiani, dopo aver dato ordine di rastrellare interi paesi, di bruciare case, massacrare donne, vecchi bambini».

L’Alto Adige riporta infine il commento lapidario di Fridl Volgger, ex senatore della Svp, arrestato dalla Gestapo e deportato a Dachau: «Era un individuo malvagio». (LF)