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Il mestiere del circense è affascinante, ma anche uno dei più pericolosi. Non solo per gli acrobati, i cavallerizzi o i domatori. Negli anni ’50 e ’60, i circhi più blasonati giravano tutta Italia, registrando ogni sera il tutto esaurito. Il Circo Darix Togni a Bolzano era una presenza fissa: quasi ogni estate faceva tappa in città, trasformando piazza Mazzini in un luogo esotico e magico: il tendone gigantesco, i lunghi caravan degli artisti, lo zoo itinerante con elefanti, tigri, cavalli e leoni.
Il Circo Togni aveva una grandissima tradizione nei numeri con gli animali. Domatori eccezionali, vere leggende in tutto il mondo, come Darix Togni, che nella gabbia al centro della pista – in costume da gladiatore – comandava a bacchetta sette leoni o sette tigri alla volta. Le fiere si alzavano su due zampe, saltavano sulle pedane, si rotolavano, ringhiavano, mostravano le zanne, ma, ad ogni gesto di Darix, obbedivano come barboncini. Darix parlava con tigri e leoni («Le tigri – diceva – sono più docili, le leonesse più imprevedibili»).
Li chiamava per nome: le tigri Tobruck e Senegal, il leone Fulmine, la leonessa Stella... Il pubblico a bordo pista teneva un occhio aperto e uno chiuso per la paura, sobbalzava, faceva “ooohhhhh”. L’applauso finale era liberatorio. Adrenalina pura: uno spettacolo grandioso.
A Bolzano, però, il 29 luglio 1956, si sfiora la tragedia. Carlo Cardelli, 19 anni, inserviente alle gabbie dei leoni, rischia grosso.
Riporta l’Alto Adige: «Mentre sotto il grande tendone gli spettatori assistevano agli esercizi di Darix Togni alle prese con i suoi leoni, nel piazzale ove sono situate le gabbie si svolgeva una drammatica scena. Il 19enne Carlo Cardelli stava riconducendo alle gabbie due giovani leoni, Fulmine e Stella, che all’inizio dello spettacolo fanno il loro ingresso trionfale su un carro, al guinzaglio del domatore. Improvvisamente la giovane leonessa Stella, parecchio irrequieta, cominciava ad agitarsi e a saltare finché, perduto l’equilibrio, cadeva dal carro. Immediatamente l’altro felino, Fulmine, un bel esemplare di otto mesi, dava, a sua volta, segni di irrequietezza e saltava addosso all’inserviente, vibrando colpi di zampa. Una zampata raggiungeva il Cardelli aprendogli una vasta ferita alla gamba sinistra».
Il ragazzo se la cava, ma con una cicatrice lunga due palmi di mano. LF


