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«La fortuna viene sul "tredici”. Il nuovo milionario di Lana è disoccupato e invalido di guerra. La schedina vincente giocata all’ultimo momento». Così titola l’Alto Adige nel maggio del 1956. «Non è stato molto facile - annota il cronista - raggiungere e soprattutto farsi raccontare qualcosa dal neo-milionario di Lana, il 37enne Jacob Gruber, che con la scheda numero 110935 ha totalizzato un felicissimo “tredici “ al Totocalcio. I parenti che abbiamo avvicinato non hanno voluto metterci sulle tracce del cognato, e ciò nel tentativo di evitargli una… pubblicità che forse ritengono pericolosa. Ma gli 11 milioni vinti con una giocata di 300 lire sono un argomento abbastanza valido per riuscire a mettere i cronisti alle calcagna del fortunato vincitore. Abbiamo “bloccato” Jacob Gruber sulla strada che conduce da Postal a Lana, mentre a bordo di una scalcagnata bicicletta stava andando alla casa dei parenti».
Gruber, ex-impiegato del consorzio agrario di Lana, disoccupato, è un invalido di guerra della Wehrmacht, ferito nella campagna di Russia a un piede dallo scoppio di una granata. Davanti al cronista, l’uomo “non sembra per nulla emozionato per l’insperata fortuna”. Undici milioni di lire nel 1956 equivalgono, più o meno, a una somma tra i 180 e i 250mila euro del 2025.
«Cosa ne farò? - risponde al giornalista - Non ne ho la più vaga idea, non lo so, vedrò, del resto non mi sembra ancora vero. Se sarà il caso aiuterò i miei parenti. Gioco ogni settimana un paio di schedine, sabato sera, all’ultimo momento ho giocato tre schedine da 100 lire».
La schedina vincente era stata giocata alla ricevitoria Corte di Lana. «Il Gruber l’ha depositata nelle mani della signora Irma Engel di Bressanone la quale pare portare fortuna tanto alla ricevitoria in cui è commessa quanto ai giocatori: difatti la bionda commessa ha ricevuto nel breve volgere di tre settimane, due schedine vincenti: la prima con un bel “undici” di 413 lire (la settimana in cui non è stato totalizzato alcun “tredici”), e la seconda, di 11 milioni, andati fortunatamente ad un disoccupato che negli ultimi tempi, per tirare a campare era stato costretto ad accettare qualunque lavoro, anche di fatica, che gli capitasse sottomano». Insomma, una volta tanto la dea bendata ha visto giusto. LF



