BOLZANO. Inizio agosto 1974: il “Collettivo di quartiere” di Oltrisarco apre in via Claudia Augusta al civico 40 un “Centro raccolta bambini”. Ovvero: un asilo autogestito. Nel rione mancano spazi per i bambini, relegati a giocare nei cortili o in strada. Inoltre, molte famiglie, durante la chiusura delle scuole materne ed elementari per le vacanze, non possono permettersi il costo di una baby-sitter. Un problema che si trascina da anni. Di fronte all’inerzia del Comune, arriva l’iniziativa del Collettivo (un’organizzazione di base che fa riferimento alla sinistra alternativa) e del Comitato di quartiere. La risposta è clamorosa: il primo giorno sono già esauriti i venti posti disponibili. Il nostro giornale manda un cronista a raccontare questa realtà che raccoglie consensi, ma anche qualche critica.

Davanti all’ingresso «è un viavai di mamme e bambini, tutti generalmente piccoli». Alle 8:30 arriva l’ultima signora, quasi di corsa. «Conduce per mano una femminuccia vestita con cura, ancora assonnata. Sale una rampa di scale, attraversa una porta a vetri e si affaccia su una terrazza interna, dove altre mamme e altri bambini sono in attesa. L'anticamera dell'asilo autogestito è affollata: tra mamme e bambini, una quarantina di persone».

Il “centro di raccolta” è ospitato in una stanza lunga una decina di metri, con due finestre che danno sulla strada. Più che a un asilo, assomiglia a un magazzino. L’affitto è 20.000 lire al mese e le incomprensioni con i vicini non mancano. Chi protesta perché i bimbi fanno chiasso, chi perché sporcano le scale... «Ma, per fortuna, tutti i genitori sono dalla nostra parte», dicono i promotori.

Una mamma conferma: «Ho quattro figli. Vivo con mio marito e con i miei figli in una stanza e cucina senza bagno, e pago 21 mila lire al mese. Mio marito lavora come piastrellista. I ragazzi del Collettivo hanno messo in piedi un’iniziativa utilissima: due dei miei figli li ho affidati a loro, so che sono in buone mani. Vengo a prendere i bambini all’ora di pranzo e li riporto qui verso le tre. Fino alle 18 li tengono loro, così io posso badare ai due più piccoli e sbrigare qualche piccola faccenda di casa».

I volontari sono tutti studenti e insegnanti di Oltrisarco dai 17 ai 27 anni. «Scopo del nostro lavoro – dicono – è anche quello di mettere la Provincia e il Comune di fronte alle proprie responsabilità. Sappiamo bene che non è con il nostro centro di raccolta che si risolve il problema di uno spazio per i bambini e di un servizio efficiente per le famiglie. Noi abbiamo gettato il sasso, speriamo che qualcosa si muova. Chi non si può permettere una baby-sitter ha bisogno di mandare i suoi figli da noi. Il nostro servizio è riservato principalmente alle famiglie in difficoltà o a quelle in cui lavorano sia il padre che la madre».