Gentile Direttore,

volevo porre alla sua attenzione un problema che ultimamente è spesso trattato: la crisi che attraversa l'agricoltura dell'U.E. e la protezione dell'ambiente

Durante questa lunga quarantena l'agricoltura è balzata agli onori della cronaca soprattutto per il rincaro di gran parte dei prodotti agricoli e per la carenza di manodopera che si prospetta per tutto il 2020. Questa visione, a mio parere, porta a considerare il mondo agricolo solo come un settore economico del quale ci si ricorda solo quando incide sui nostri portafogli o per qualche scandalo in seguito a contraffazione dei prodotti agroalimentari

Ma la Natura è quella che ci sostiene e la filiera agroalimentare è solo una minima parte, che noi sfruttiamo per le nostre necessità! La campagna non è solo una distesa di filari di viti e frutta, campi di mais; è anche quella siepe, quell'albero, quel ruscello che sono il mondo, o meglio l'habitat per tante altre forme di vita: la biodiversità, di cui tutti parlano, ma che forse pochi sanno cosa sia realmente è invece alla base della nostra stessa esistenza.

Abbiamo trascorso un inverno caldo e secco, ora la primavera è ancora calda e asciuttissima... penso alle api, che non servono all'uomo solo per fare il miele, ma hanno il grande ruolo di impollinatori dei fiori. Cosa sarebbe la produzione di mele dell'Alto Adige senza le api e tutti gli insetti pronubi? Ci dobbiamo avviare ad imitare paesi dove, a causa di scellerate (non)politiche ambientali, stanno scomparendo le api e altri insetti e in alcune zone i contadini sono costretti ad impollinare a mano, fiore dopo fiore i loro alberi di frutta?

Pare che il coronavirus abbia spinto molti, esperti e semplici cittadini, a porsi domande sulla relazione tra inquinamento e diffusione dell'epidemia. Molti accarezzano l'idea di una vita più “slow”, più attenta alle leggi della Natura. Il messaggio di Greta Thunberg sembra sia andato oltre. Lei ha gettato il seme (è il caso di dirlo!) per una nuova coscienza ecologica, che non dovrebbe diventare una moda furba e un po' snob, ma una vera esigenza per ogni cittadino. Abbiamo visto immagini di animali (orsi, cinghiali, ungulati, volpi ecc) che in questo periodo di profondo silenzio e attività umane a rilento, superano la diffidenza verso l'uomo e si avvicinano ai centri abitati. Potrebbe essere il momento giusto per convivere meglio.

Ho letto sul suo giornale del moltiplicarsi degli orti sui balconi, del giardinaggio come attività non solo scaccia-noia per il lungo periodo di isolamento, ma anche un modo per scoprire le meraviglie del fiore che sboccia e del frutto che matura.

Mi auguro che da queste piccole esperienze molti giovani possano partire per una conoscenza più approfondita dell'agricoltura e della natura. Se vogliamo che il clima cambi in meglio, verso un nuovo e più equilibrato ciclo di stagioni, allora questo cambiamento deve passare da una nuova concezione della terra/Terra.

Chiudo questa lunga lettera con una piccola proposta: accanto agli orti per gli anziani si potrebbero istituire gli orti dei bambini, un posto per coltivare, fiori o pomodori non importa, ma che sia soprattutto un luogo per osservare le meraviglie della Natura.

(agronomo ed insegnante)