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ROMA. «La Puglia è una terra particolare, a partire dai luoghi, dagli ulivi, dai muretti a secco. La vita, laggiù, si basa ancora su meccanismi di relazione antichi, quasi arcaici che per me sono un punto di forza». Sarà per questo che Riccardo Scamarcio come interprete, co-sceneggiatore, produttore ha mantenuto un legame forte con le sue origini raccontando uno spaccato di Puglia Anni’50, di quell’Italia meridionale a cui tiene tanto nel film “L’ultimo paradiso” di Rocco Ricciardulli, disponibile su Netflix da oggi. Al suo fianco, tra gli altri, Gaia Bermani Amaral e Valentina Cervi. Basata su un fatto realmente accaduto, la storia narra di un amore impossibile, il sogno di un uomo che ha nel sangue l’istinto della ribellione e il senso della giustizia. Divorato dalla passione per la figlia di un despota proprietario terriero, non accetta le condizioni di vita disumane a cui erano costretti i contadini tanto tempo fa. Per questo pagherà un prezzo enorme per il suo bisogno di libertà. E per la sua gente diventerà un simbolo di una lotta di classe che fino ad allora sembrava impossibile da realizzare. L’attore italiano più ritroso nel farsi intervistare - un istinto di autodifesa naturale -, padre dallo scorso luglio di Emily, avuta da Anghrad Wood, si racconta.
Quali suggestioni ritiene possa dare il film ad una platea internazionale così eterogenea come quella di Netflix?
Uno degli elementi fondamentali consiste nel fatto che un pubblico così vasto può riconoscersi nella dinamica di chi vuole scappare via dal posto dove vive e chi ha forte nostalgia per le proprie origini e vuole tornare. Il film mette in scena anche situazioni paradossali difficilmente comprensibili nel comportamento del mio personaggio che è sposato ma sogna di fuggire con un’altra donna. Però il cinema è anche questo: creare dei personaggi tridimensionali che non aderiscono per stereotipi: il buono o il cattivo.
Nel film ha un figlio e nella vita è papà da poco, il suo modo di vivere il cinema cambierà?
Il rapporto con la paternità è assoluto, non mi interessa la questione sociologica, credo che il cinema debba starne lontano. L’unica cosa che mi interessa è vedere questo amore ancestrale che è al di là di te.
Negli ultimi anni ha girato molti film. Alla luce di questa nuova realtà paterna, pensa di rallentare nel lavoro?
No. Voglio solo fare dei film, indipendentemente da come vengano. Per me il set rimane qualcosa di unico. Mi auguro che mia figlia quando crescerà capisca che il cinema è la cosa più bella della vita.
Cosa significa essere attore e produttore?
Costruire un film da zero, avere una visione completa è un privilegio. L’idea di base è riuscire a vivere un collegamento diretto tra la parte produttiva e quella costruttiva. Ho pensato che mettere in circolazione un altro attore-regista non era il caso. Invece, è stato un lusso avere il privilegio di gestire un film così complicato, costato quasi tre milioni di euro, che spero vi piacerà.
Quali suggestioni ritiene possa dare il film ad una platea internazionale così eterogenea come quella di Netflix?
Uno degli elementi fondamentali consiste nel fatto che un pubblico così vasto può riconoscersi nella dinamica di chi vuole scappare via dal posto dove vive e chi ha forte nostalgia per le proprie origini e vuole tornare. Il film mette in scena anche situazioni paradossali difficilmente comprensibili nel comportamento del mio personaggio che è sposato ma sogna di fuggire con un’altra donna. Però il cinema è anche questo: creare dei personaggi tridimensionali che non aderiscono per stereotipi: il buono o il cattivo.
Nel film ha un figlio e nella vita è papà da poco, il suo modo di vivere il cinema cambierà?
Il rapporto con la paternità è assoluto, non mi interessa la questione sociologica, credo che il cinema debba starne lontano. L’unica cosa che mi interessa è vedere questo amore ancestrale che è al di là di te.
Negli ultimi anni ha girato molti film. Alla luce di questa nuova realtà paterna, pensa di rallentare nel lavoro?
No. Voglio solo fare dei film, indipendentemente da come vengano. Per me il set rimane qualcosa di unico. Mi auguro che mia figlia quando crescerà capisca che il cinema è la cosa più bella della vita.
Cosa significa essere attore e produttore?
Costruire un film da zero, avere una visione completa è un privilegio. L’idea di base è riuscire a vivere un collegamento diretto tra la parte produttiva e quella costruttiva. Ho pensato che mettere in circolazione un altro attore-regista non era il caso. Invece, è stato un lusso avere il privilegio di gestire un film così complicato, costato quasi tre milioni di euro, che spero vi piacerà.


