CLES. Una delle mostre-evento di questa estate è certamente quella dello scultore gardenese Adolf Vallazza in corso nello splendido Palazzo Assessorile di Cles, Val di Non. Le quasi cento opere dell’artista, fra sculture e dipinti, si sono così bene inserite in dialogo con le ricche sale del palazzo da aver suscitato l’interesse anche di critici di fama nazionale quali Vittorio Sgarbi e Danilo Eccher, arrivati fin quassù per visitare la mostra. Che ora prosegue – fino al 23 settembre – annunciando nel mezzo un altro piccolo grande evento: il 31 agosto alle ore 18 all’interno dell’esposizione verrà presentato al pubblico il prezioso catalogo della mostra, edito da Contrasto. Si tratta di un volume affidato alle parole di tre giovani addetti ai lavori: il curatore trentino Gabriele Lorenzoni, attivo al Mart e responsabile di questo allestimento tutto dedicato a Vallazza; di Günther Oberhollenzer che è uno dei critici e curatori austriaci più in auge; e infine di Carlo Sala, giovane curatore attivo nel Nord Italia che ha firmato un intervento su “Vallazza, genius loci e immagini archetipiche”. Questi tre critici e curatori saranno presenti il 31 agosto alla presentazione del catalogo, assieme naturalmente all’artista gardenese e al fotografo Francesco Mattuzzi che ha realizzato le immagini sulla mostra che appariranno all’interno del catalogo.

Adolf Vallazza, 94 anni a settembre ma tutt’ora attivo nel suo atelier di Ortisei, ha trovato dentro il Palazzo Assessorile di Cles una sede ideale per ambientare il suo magico mondo fatto di legno, di legni carichi distoria che lui fa rivivere nelle forme archetipiche di troni, sedie e altre immagini più figurative. Forme che vengono quasi sempre prima progettate nei disegni che per la prima volta nella carriera dell’artista sono esposti ora accanto alle opere lignee.

Nel testo affidato al catalogo, Gabriele Lorenzoni intervista Adolf Vallazza nel suo atelier, facendogli raccontare la sua affascinante avventura: il passaggio da un nobile artigianato a una coraggiosissima e rischiosa forma d’arte che pur non rinnegando la tradizione si fa modernissima, studiata e apprezzata com’è da una nuova generazione di curatori e critici: “Vallazza non vive nel passato – scrive Lorenzoni – è un artista nel pieno della propria attività, con una produzione che non accenna a perdere di intensità e qualità”. Carlo Sala nelle pagine scritte per il catalogo cerca di cogliere il senso profondo del lavoro di Vallazza: “Attraverso il processo che modifica i legni e li fa diventare un’opera, lo scultore rende perenni i segni della cultura tradizionale delle sue terre e al tempo stesso mette quest’ultima in dialogo con le sensibilità dell’uomo moderno, incarnato dalle forme scolpite secondo il suo scarno linguaggio autoriale”.

Su questo tema insiste anche il critico austriaco Günther Oberhollenzer, che nel suo breve saggio firmato per il catalogo della mostra, conclude così: “La sua grande capacità artistica abilita Vallazza a tradurre i segni del passato nel nostro presente, a trasformarli e a interpretarli con un linguaggio originale e autentico. Nascono così opere d’arte come oggetti di culto, affascinanti per la loro simbologia enigmatica che si sottrae al tentativo di una spiegazione completa”.

Sin qui le parole. Poi ci saranno le immagini. Quelle del fotografo Francesco Mattuzzi, che ha il difficile compito di proporre il suo sguardo giovane e moderno accanto a quello autorevole di un vero maestro internazionale della fotografia, quel Gianni Berengo Gardin che su Adolf Vallazza ha realizzato un intero e prezioso libro di immagini, consultabile anche alla mostra di Cles.

L’esposizione prosegue fino al 23 settembre, ad ingresso libero, con questi orari: il lunedì dalle 14.30 alle 18.30, dal martedì alla domenica 10-12.30 e 14.30-18-30. In agosto aperture serali sabato e domenica anche dalle 20 alle 22.