Arriva LIFEStock, il progetto europeo a tutela dei pascoli 

Scienza e ambiente. Cinque milioni di euro che arriveranno in Austria, Baviera e Alto Adige Il piano durerà 5 anni e vuole diffondere la cultura della prevenzione e formare mille allevatori Bio Austria capofila. Per l’Alto Adige ci sono Eurac, Museo di Scienze e Agricoltura Biodinamica

di Mauro Fattor

Bolzano. Quest’ anno in Alto Adige sono stati condotti in alpeggio 89.422 animali, tra cui 28.091 pecore e 14.561 capre. Per il resto si tratta per lo più di bovini, grosso modo 44.800. Quando qui si parla di pascolo estivo, parliamo quasi esclusivamente di pascolo brado e semibrado senza guardiania, ovvero senza pastori né cani. Il ritorno dei grandi predatori sulle Alpi, del lupo in particolare, ha creato però una situazione nuova, con l’esigenza di adeguamento delle pratiche di pascolo e dell’adozione di misure di protezione delle greggi. Cosa che in Alto Adige non è avvenuta, o è avvenuta in modo del tutto marginale, soprattutto per la strenua opposizione del Bauernbund, che ha deciso di battere la strada di una radicale e pregiudiziale contrapposizione rispetto alla presenza dei grandi predatori. Una scelta di difficile comprensione visto che un Alto Adige “wolfsfrei” al momento attuale è pura e semplice demagogia, e tale pare destinata a restare a lungo. Il 7 agosto scorso Virginijus Sinkevicius, commissario europeo per l’Ambiente, nella risposta ad un’interrogazione di alcuni deputati del Partito popolare europeo, tra cui Herbert Dorfmann della Svp, scriveva infatti: “In base al diritto europeo, per una molteplicità di ragioni, non è immaginabile la creazione di aree regionali “wolfsfrei”, ovvero libere da lupi. L’adozione di misure di prevenzione e di tutela delle greggi resta dunque l’unica via realisticamente percorribile alla ricerca di un equilibrio tra attività umane e ritorno del lupo, considerato soprattutto che la presenza della specie è ormai consolidata su tutto l’arco alpino, a nord e a sud, a est e a ovest del territorio provinciale. Non imboccare quella strada significherebbe solo acuire consapevolmente il conflitto aumentando i danni per gli allevatori. L’abbattimento del lupo è consentito infatti solo in casi di animali problematici, ma anche l’adozione di una politica di contenimento della specie sul modello francese, per esempio, non esimerebbe dall’adozione delle misure di prevenzione, per il semplice fatto che in nessun caso sarà mai autorizzata e praticabile una scelta “gestionale” di estirpazione della specie. D’altro canto, gli esempi di altre zone di montagna, tanto in Svizzera quanto sulle Alpi Occidentali, mostrano che i pascoli possono essere mantenuti vivi e vitali nonostante la crescente presenza dei predatori. Per completare il quadro va ricordato che la politica sudtirolese si è completamente appiattita sulla posizione del Bauernbund con il risultato che sul piano della prevenzione ci troviamo in grave ritardo su tutto. In questa bolla inerziale con le istituzioni alla finestra, arriva ora, quasi con una funzione supplente, il progetto “LIFEstockProtect”, un progetto finanziato con fondi Ue - 5 milioni di euro per la durata di 5 anni - che in Baviera, Austria e Alto Adige si occuperà proprio della protezione degli animali al pascolo. Nei prossimo quinquennio quindi gli allevatori di queste aree alpine riceveranno una formazione pratica e mirata alla protezione e la gestione di mandrie e greggi. Tra i partner del progetto - che è stato presentato ieri e che vede come capofila BIO AUSTRIA Bassa Austria/Vienna - ci sono anche Eurac Research di Bolzano, il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige e l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica dell’Alto Adige. Verranno istituiti dei “Centri di competenza per la protezione delle mandrie”, cinque dei quali proprio in Alto Adige. «I primi corsi di formazione sulla protezione delle mandrie e sulla costruzione dei recinti si terranno la prossima primavera», spiega Julia Stauder di Eurac Research che coordina il progetto sul territorio italiano. Il progetto copre diversi aspetti della protezione degli animali al pascolo. Al suo interno del progetto verranno sviluppati anche dei criteri per l’allevamento e il possesso dei cani da guardiania e per capire come conciliare la loro presenza con il turismo di montagna. Verrà inoltre creata una rete di volontari per aiutare i proprietari di bestiame e i pastori nel loro lavoro al pascolo.

«Fin dai tempi di Ötzi l’uomo e gli animali da pascolo hanno creato un paesaggio culturale che viene sfruttato da moltissime piante selvatiche, invertebrati, rettili, anfibi e uccelli. Con il pascolo guidato è possibile preservare questo paesaggio. LIFEStock si occuperà anche di questo, non solo di lupo.», spiega David Gruber, direttore del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, che preparerà e comunicherà i contenuti del progetto. «I pastori vedono i pascoli nel loro insieme e conducono gli animali dove serve per sfruttare in modo equilibrato la vegetazione. Si tratta di una misura importante per la cura dei pascoli e la conservazione della biodiversità alpina». LIFEstockProtect, che riunisce riunisce complessivamente 17 partner, vede anche il supporto della European Wilderness Society austriaca e, sul fronte italiano, oltre ai tre soggetti altoatesini, anche la cooperativa sociale Eliante con sede a Milano.L’obiettivo è ambizioso: la formazione diretta di un migliaio di allevatori e la promozione di una cultura della prevenzione, funzionale anche ad una miglioramento complessivo delle pratiche di pascolo. Di fatto si tratta di un progetto complementare al “LIFEWolfAlps2”, l’altro grande progetto europeo sul lupo appena partito e a cui la Provincia, inteso come ente, si è rifiutata di prendere parte. Restiamo dunque agganciati all’Europa solo grazie a due istituzioni scientifiche: Museo di Scienze e Eurac, con quest’ultima che addirittura risulta impegnata su entrambi i fronti: LIFEStock e LIFEWolfAlps2.

Qualche informazione pratica per gli allevatori del Trentino-Alto Adige: chi è interessato a testare le misure di protezione nei propri pascoli o a partecipare ai corsi di formazione può rivolgersi all’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica (Dietmar Battisti: 328 6126658) o all’Istituto per lo sviluppo regionale di Eurac Research (Julia Stauder: julia.stauder@eurac.edu, 0471 055423).

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