Baglioni: «Inermi davanti al male, la musica ci salva»
Il tour di Claudio Baglioni partirà il 29 giugno da Piazza San Marco a Venezia e attraverserà 40 luoghi d’Italia con 40 concerti, tra cui il 2 settembre alla Trentino Music Arena
TRENTO. Che ne è stato di quel ragazzino di periferia, introverso e timido, un po’ goffo, che guardava il mondo dietro i suoi occhiali, e scrutava le persone dal Bar dello Zodiaco a Monte Mario, per poi scriverne canzoni? «Non si può raccontare il successo, si può al massimo raccontare la propria vicenda umana». Claudio Baglioni, uno dei pilastri della musica italiana, che a maggio compirà 75 anni e il 2 settembre sarà a Trento, alla Music Arena, tappa più a nord dello Stivale del suo Grand Tour «La vita è adesso», lo ha detto ieri agli studenti del Conservatorio Bonporti che ha incontrato prima di ricevere, con un cerimoniale da Premio Nobel nella Sala Depero della Provincia di Trento, la Farfalla del Trentino dalle mani del vicepresidente Achille Spinelli.
Il tour che il 29 giugno partirà da Venezia (in Piazza San Marco, Festival della Bellezza) andrà avanti fino a settembre e celebra i 40 anni dell’album più venduto di sempre in Italia, «La vita è adesso», 4,5 milioni di copie vendute, primo posto in classifica per 27 settimane. «Un record - scherza Baglioni - che nessuno fortunatamente batterà mai».
Ragazzo di periferia
Da dove è partito tutto questo?, gli chiedono. «Da quel belvedere di Roma, quartiere Monte Mario - risponde lui - da bambino mi emozionavano i film degli anni ’50 in bianco e nero, che raccontavano le storie di tutti, mentre le periferie si allargavano e negli sterrati sorgevano palazzi. Mi venne in mente un album vicino a questo modo di narrare, la vita era adesso, appunto». E così quell’album, «in una vita costellata di tante gratificazioni», diventa l’album dei record. Era il 1985.
40 anni dopo, il Grand Tour
Quarant’anni dopo Claudio Baglioni quel picco di successo lo celebra ma - dice - «non volevamo solo un’operazione nostalgica». Allora ai dieci brani del disco se n’è aggiunto uno nuovo, «Il sogno è sempre», e un tour che lo porta a girare l’Italia, 48 concerti in 40 località, «luoghi che hanno incanto, meraviglie, storia». Sarà questo il suo ultimo tour itinerante prima di ritirarsi dalle scene, affiancato da venti musicisti tra i quali un batterista trentino, Stefano Pisetta, che insegna al Conservatorio di Trento. Conservatorio che onorerà Baglioni assegnandogli una laurea honoris causa.
La partenza a Lampedusa
Ma prima di partire per questo ultimo giro di giostra tra piazze, arene e anfiteatri, Baglioni aveva scelto il suo posto del cuore per l’anteprima: l’isola di Lampedusa, dove è arrivato quasi per caso nel 1998 e dove ha ideato e organizzato per dieci anni la manifestazione “O’ Scià” con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione clandestina. «Siamo riusciti a parlare di qualcosa di cui non parlava nessuno», disse il cantautore dopo il concerto sull’isola. «Il luogo più a sud, più vicino all’Africa che all’Italia, dove accanto a posti incantevoli si consumano storie tragiche», ha ricordato anche ieri in terra trentina, dove i barconi dei naufraghi non si vedono ma dove le storie tragiche esistono, e l’accoglienza - pur con numeri molto diversi dall’impatto di Lampedusa - fatica. E allora ecco Trento, la punta più a nord di questo viaggio, «perché avevo bisogno di una destinazione che collegasse l’Italia», ha detto Baglioni.
La musica antidoto al male del mondo
Non vuole essere il cantautore che insegna la vita e fa pipponi, ha ribadito ieri ai ragazzi che al Conservatorio la musica la studiano (e la sognano). Ma qualche cosa a 74 anni sente di doverla condividere: «Noi artisti siamo dei privilegiati».
Lui, artista di successo, «non di avanguardia ma popolare», per il quale «la rincorsa a tanti gusti è la sfida e la fatica». E allora, dice: «Con la cultura e la musica non si mangia, è vero. Ma la cultura e l’arte nutrono l’anima». Tutta la musica, la nutre. Quella colta e quella popolare, s’intende. «Perché tutte le musiche attengono alla stessa materia prima, dodici note da cui nascono melodie».
Cosa possono fare, dunque, i privilegiati? «Siamo inermi e impotenti di fronte al male e al brutto di questo mondo - scandisce Baglioni - quello che possiamo fare è sbilanciare la bilancia verso il bello. E l’arte, la musica, rendono la vita migliore, più sopportabile». Altro consiglio: «Non rimandare, non rifugiarsi nel passato aspettando il futuro, ma vivere appieno». Ancora una volta, insomma, vivere adesso.
Il grazie al pubblico
E se è vero forse che il successo non si può raccontare, il successo però per lui c’è stato, e dura nel tempo. E per questo successo Baglioni sente di dover ringraziare il suo pubblico, «altrimenti sarei rimasto quel ragazzino timido della periferia di Roma».
Ma il rapporto, con il pubblico, è cambiato?, gli chiedono. «Certo, lo è», la risposta. E il perché sta nel fatto che «ai concerti ci sono più persone che fotografano con i cellulari e postano sui social che persone che ascoltano le canzoni. Conta più testimoniare che c’ero che non viversi il momento».
Eppure, aggiunge, «il concerto resta uno dei momenti migliori dove scambiare emozioni». Quel momento, impagabile, «è quello che più mi mancherà al termine di questa lunga corsa», ammette Claudio Baglioni. «Ci vediamo il 2 settembre, e se non dovesse essere così, fate in modo che non sia colpa mia».