In questi giorni è venuta a mancare una splendida persona, Gabriele Corradini, Lele. Il vostro giornale ha già ricordato il suo grande impegno sociale e culturale in città ma io volevo soffermarmi sulle sue qualità umane. Gioviale, ottimista, sempre di buonumore anche nell’ultimo periodo di malattia, suscitava simpatia a prima vista, con quel suo faccione rotondo e il sorriso solare. Pur conoscendolo da moltissimo tempo ho cominciato a frequentarlo giusto dieci anni fa, in occasione dei preparativi per il compleanno di un comune amico.

Mi erano note le sue doti canore e la sua maestria nel suonare la chitarra e gli ho chiesto di aggregarsi a uno squinternato gruppo di improvvisati cantanti che si sarebbe esibito alla festa.

Performance riuscitissima, soprattutto per merito suo. Da allora le occasioni goliardiche sono diventate seriali . Da allora l’ho sempre chiamato Maestro. Lui sorrideva compiaciuto.

Quando un amico muore c’è sempre una grande tristezza, ma in questo caso alla tristezza si aggiunge la rabbia di non aver potuto nemmeno partecipare al suo funerale.

È profondamente ingiusto che Lele se ne sia andato in questo periodo buio. Avrebbe merito una grande cerimonia, accompagnata da musica e cori , quelli che amava tanto ,da un discorso commemorativo e da tanti applausi.

Finita l’emergenza sanitaria, dovrà pur finire vivaddio, noi amici ci riuniremo in suo onore e nel suo ricordo, per farci perdonare l’assenza forzata per l’ultimo saluto.

È una promessa, Maestro.