BOLZANO. Parlare di Giuseppe Cruciani è complicato. Parlare con Cruciani è anche un filo di più. Lui, peraltro, non ci mette molto a fare chiarezza sulla questione: “Vegani, omofobi, terrapiattisti, insomma italiani! Preparatevi”. A me, sottinteso. A lui, la più politicamente scorretta delle voci non solo radiofoniche.

La sua Zanzara è un viaggio dentro la Penisola che parla come mangia. A volte con meno freni che al bar. E’ qui la sua geografia da esplorazione, nel non detto ma pensato. Non da tutti ma, sostiene, da molti. Lui ha iniziato a percorrere quella terra di mezzo oltre i bastioni della correttezza politica e lessicale quando erano in pochi a starci in mezzo. E probabilmente questa sua solitudine lo ha stimolato, anno dopo anno. Ma adesso che il pensiero dell’uomo medio ha conquistato posizioni - da Trump in giù - si sente meno solo? “Boh, certo c’è il ciuffo biondo a dire finalmente pane al pane ma qui in Europa e anche in Italia c’è ancora da fare”, dice. Donald è quello che aspettava: una voce mai udita che non si frena neanche davanti all’impossibile.

Una manna per chi nella trasmissione di radio 24, che, tra l’altro è nella galassia molto meneghina del Sole 24 Ore, ha sdoganato volti e figure che di ordinario avevano molto poco: da una signora che imbottiglia “le sue flatulenze” a tutti i fenomeni del web dotati delle più evidenti capacità transitive, anche sul piano sessuale, istigando racconti al limite del raccontabile ma anche facendo fuoriuscire mondi sotto traccia e in attesa di un cantore. Lui non lo è: è semplicemente se stesso.

A tal punto da aver deciso di cambiare palcoscenico: via dalla sola radio, dai salotti televisivi dove i conduttori attendono come un dono del destino una sua provocazione appena la trasmissione langue per finire sulle assi di un teatro. Ha messo insieme una vera e propria stagione di “recite”, dove il copione sono le sue idee e le sue parole.

Ora arriva anche qui, (sabato alle 20.30 Teatro comunale) pronto a scaricare baruffe verbali e stilettate dialettiche. Ha un nome che è una garanzia, questo spettacolo, per chi anela di incontrare il vero Cruciani: “Via Crux”. Dunque una salita al calvario metaforica. Non si sa ancor bene - secondo i punti di vista - se dovrà compierla lui o lo spettatore, che poi è lo stesso vista la quasi assoluta adesione del suo “popolo” rispetto alle uscite di chi ormai è considerato l’icona della scorrettezza politica, intesa come ultima tappa della verità in una mondo di mezze misure. Un’esperienza che a volte, ad ascoltare la sua trasmissione in coppia con David Parenzo, suo interfaccia ormai molto complementare, trascende l’ascolto per diventare partecipazione.

Basti ascoltare le chiamate in diretta, gli insulti, il mandarsi reciproco a quel paese, l’arrivo di ospiti urticanti nella loro asimmetria assoluta rispetto al perbenismo, come dice. “Un urlo di libertà”, l’ha definita qualcuno. Mentre la Zanzara per altri è ai confini costanti della querela di parte. E chissà quante le avrà ricevute. Si immagina con malcelato orgoglio. E’ come un rompighiaccio, Cruciani: dietro di se una scia di relazioni spezzate. Ma non con Parenzo.

Giuseppe Cruciani, come funziona col suo partner?

“Non so se sia la parola giusta per definirci. Ma si, la nostra è ormai una relazione”.

Non c’è nulla di più diverso di voi due.

“E’ vero. Ma probabilmente è questa la chiave”.

Parenzo le fa il controcanto politicamente corretto, lei abbozza e rilancia dall’altra parte. Mai litigato sul serio?

“Mai sul serio. Litigato si. Ma poi siamo due compagni di viaggio”.

A proposito, la Zanzara è dentro le trasmissioni di Radio 24, il Sole 24 ore. Insomma prima arriva la borsa e poi voi. E’ possibile?

“Evidentemente si. Nessuno mi ha mai detto cosa dire in trasmissione”.

Ma reggete questa convivenza?

“Certo. E la ragione è probabilmente che la trasmissione ha successo. Se non lo avesse non ci sarebbe alcuna possibilità. Ma immagino come tutto il resto delle trasmissioni”.

E’ una zona franca?

“Molto franca”.

Lei tifa qualche squadra?

“E certo: la Lazio”.

Molto prevedibile…

“E perché?”

È considerata di destra.

“Ma va là. La tifo da sempre”.

È romano?

“Eccome, Ci sono nato a Roma. Ma da 25 anni sto a Milano”.

Un po’ di tempo fa sembrava lei contro il mondo a proposito di posizioni politiche, vero?

“In alcuni momenti sì”

E adesso? E’ arrivato Trump, le destre avanzano ovunque. Si sente meno solo?

“Io sono sempre io. Naturalmente dico quello che penso, Trump o non Trump?”

E di lui che dice?

“Del ciuffo biondo?”

Sì, il nuovo presidente. Ha smosso un po’ le acque non le sembra?

“La sua è stata una svolta. Non sono con lui in molti suoi ragionamenti. In alcuni, meglio. Ma non si può dire che il mondo come era prima non se la sia tirata questa situazione”.

Cosa intende dire?

“Che sembrava fossimo tutti sotto un coperchio. Dentro una pentola in cui si poteva dire solo quello che quel mondo gradiva. Tutti corretti, tutti con le bandiere arcobaleno, tutti lgbtq e le altre lettere che seguono. Insomma uno alza a la mano per dire questo non va ed era subito un eretico o un fascista”.

Ritiene insomma di aver contribuito a dire: il re è nudo?

“Li ho sempre denudati i re. Inteso rispettare quello che andava bene dire anche se la realtà era diversa. Poi questa realtà che spiego può non andar bene ma è importante che ognuno abbia la libertà di dirlo oltreché pensarlo”.

Qui, un poco più a nord hanno avuto molto successo Afd in Germania e la destra-destra in Austria. Si è domandato perché?

“Non sono un esperto di aree germaniche. Ma dico una cosa: se una certa visione della politica, un pensiero o un partito che la rappresenta le si tiene schiacciate troppo a lungo, facendo finta che non sia accaduto nulla, prima o poi il banco salta. E se i problemi sono veri, penso all’immigrazione fuori controllo, alla sicurezza eccetera, ma vengono ignorati dai perbenisti, allora non lamentiamoci che chi invece dice che la questione è reale, anche malamente, conquisti il 20% dell’elettorato tedesco”.

È una questione di pentole a pressione?

“Più o meno”.

Lei sarà qui l’8 marzo…

“Bene. Auguri”.