BOLZANO. Critici d’arte e visitatori discutono intorno a un quadro esposto in una galleria londinese. Così si apre “Il senso della vita di Emma”, novità di Fausto Paravidino prodotta da Teatro Stabile di Bolzano – CSC Centro Servizi S. Chiara di Trento – Coordinamento Teatrale Trentino in visione nel Teatro Studio del Teatro Comunale fino al 3 dicembre (con esclusione dei giorni 20, 21, 22, 27, 28, 29 novembre). Il quadro in questione è l’incipit della commedia, perché quel volto femminile così enigmatico e poco rassicurante appartiene a Emma. Ma chi è Emma? Dove si trova? Il cellulare è spento, il profilo Facebook è oscurato. Perché? Intorno a queste domande Paravidino costruisce un copione accattivante e intrigante, impostato su una fitta rete di dialoghi e flashback animati dalle persone care a questa invisibile protagonista. Sono i genitori con i loro conoscenti, il fratello e la sorella, la vicina, il parroco, amici e amiche, la dottoressa. Il montaggio drammaturgico segue la struttura del romanzo teatrale contenuto in un arco temporale che inizia nel 1969, quando si conoscono i genitori, e si conclude oggi. Forte di una scrittura concreta e funzionale, Paravidino disegna i personaggi nei loro tratti essenziali. Li inquadra nelle loro ambiguità esistenziali, dietro le quali di nascondono torbidi squallori, fallimenti, deviazioni. Dai loro racconti-frammento si delinea il profilo di Emma, anima tormentata, ribelle, contraddittoria e fuggente. Adolescente complicata per disturbi nella parola, è vegetariana, si è laureata in agraria e poi si è occupata di omg, è attivista animalista, il suo matrimonio è durato due anni.

Per la resa scenica de “Il senso della vita di Emma” lo stesso Paravidino elabora una regia attenta a calibrare la forza della parola con l’effetto visivo delle immagini, e accorda al susseguirsi incalzante dei dialoghi un ritmo vivace a sostegno della comicità pungente, carica di ironia e sarcasmo sulla quale poggia il segno della modernità dell’allestimento. Il taglio registico è un gioco di contaminazioni stilistiche in cui si intrecciano momenti di fine realismo, passaggi grotteschi, situazioni paradossali, episodi che ricordano il linguaggio dei cartoni animati e dei video clip. Trova la giusta valorizzazione anche la bella prova corale degli attori della Compagnia Regionale. Paravidino attore si fa apprezzare nel ruolo di Carlo, padre di Emma; Eva Cambiale assume con delicatezza il ruolo della madre tormentata dalla continua ricerca di sé che ricade anche nel rapporto con gli altri due figli, Giulia (Angelica Leo) e Marco (Gianluca Bazzoli). Di rilievo è l’estro espressivo di Marianna Folli e Jacopo Maria Bicocchi, la coppia di amici coinvolti nella ricostruzione della figura di Emma, come la prova energica di Sara Rosa Losilla nel ruolo della zia Berta. Contribuisco alla riuscita dello spettacolo Giacomo Dossi (Il parroco/Nello), Giuliano Comin (Leone), Veronika Lochmann (Ingrid), Emilia Piz (Genziana) e Maria Giulia Scarcella (Dottoressa Forlì). All’inizio Emma è evocata, poi diventa un burattino, alla fine si incarna nella convincente interpretazione di Iris Fusetti che ne svela i misteri. Il numeroso pubblico si diverte, ride, si fa coinvolgere e tributa lunghi a calorosi applaudi agli interpreti.