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Bolzano. “L’arte non ci insegna nulla, salvo il significato della vita” scriveva Henry Miller. Andrea Baffoni, curatore di Unika 2020, si appropria di questa frase dello scrittore americano per presentare la mostra-mercato gardenese. Quest’anno si intitola “Puent-Brücke-Ponte” ed è arrivata alla 26esima edizione. Prenderà il via il 3 settembre e si concluderà il 6, al Tennis Center di Ortisei.
L’ormai tradizionale rassegna d’arte gardenese ancora una volta viene dunque tenuta a battesimo da Baffoni, storico e critico d’arte perugino, che sarà anche protagonista di un incontro, intitolato “Profezia: se l’arte venisse ascoltata o le mani perdute” insieme allo scrittore, scultore e alpinista Mauro Corona. Si tratta dell’evento che caratterizza la Unika’s Long Nights, in programma alle ore 20 del 4 settembre.
Nel corso di quattro giornate espositive potranno essere ammirate più di 200 opere realizzate da 28 membri Unika, tra questi 18 sono scultori, 7 pittori artisti, 1 fotografo e 2 artisti tornitori, a cui si è aggiunta una giovane pittrice, Martina Peintner, la quale si è unita al gruppo all’inizio dell’anno. Quest’anno partecipano inoltre Barbara Runggaldier (lavora a Santa Cristina e studia a Vienna) ed il maestro scultore gardenese Tone da Cudan.
Come ha detto ieri il presidente di Unika, Christian Stl Holzknecht, durante la conferenza stampa di presentazione di questa edizione, il titolo dell’evento 2020 non è certo stato scelto a caso. «L’arte deve infatti fare da ponte tra gli artisti e gli spettatori, deve uscire dalla valle ed aprirsi ad un mondo internazionale. Le crisi sono un coltello a doppio taglio per le persone, ma rappresentano anche una nuova e buona opportunità. La nostra vita è appesa a un filo sottile e di questo ci siamo certamente resi conto. Ma non vogliamo cadere in depressione e lasciarci influenzare troppo dalle notizie negative. Tutta la squadra di Unika ha reagito in modo creativo alla particolare situazione attuale e si è impegnata per riuscire ad organizzare la 26esima edizione della Fiera dell’Arte della Val Gardena».
Con la mostra collettiva di quest’anno gli scultori, i pittori artisti, i fotografi ed i tornitori della Val Gardena vogliono dimostrare di essere pronti per superare il difficile momento attraverso le loro opere uniche, incise, dipinte, fuse in varie tecniche e materiali ispirati ed influenzati dalla natura che li circonda. Momento che gli artisti hanno vissuto in modo diverso: per alcuni di loro il lockdown, l’isolamento, il silenzio, sono stati fonte di ispirazione, come nel caso di Filip Piccolruaz che, come ha sottolineato, ha lavorato benissimo. «I momenti di crisi spesso sviluppano la creatività. Non bisogna pensare solo alle cose brutte, dobbiamo essere positivi, dare un messaggio di speranza. Anche questo è uno degli scopi dell’arte: regalare bellezza, benessere, serenità in momenti complicati come questo». Altri artisti, invece, hanno avvertito lo stress, l’incertezza, la paura, lo smarrimento e si presentano con il dubbio di non essere riusciti a creare fino in fondo quanto e come avrebbero voluto.
Le opere presenti sono uniche e quindi preziose, sono tesori che hanno reso famosa Unika ben oltre i confini dell’Alto Adige. Ma la mostra rappresenta anche un palcoscenico per i giovani artisti della valle, con sei studenti del liceo d’arte Cademia di Ortisei chiamati ad esporre i loro lavori ad un appuntamento che è ormai considerato una importante piattaforma per i talenti in erba.
Difficile fare previsioni sull’affluenza dei visitatori di quest’anno, che sarà regolamentata secondo le norme sanitarie in vigore: 200 per volta potranno entrare nel grande capannone bianco che ospita Unika, saranno contati e dovranno tenere la mascherina.
«L’anno scorso è stato un anno record -ricorda Christian Stl Holzknecht–. In più di 6.000 sono venuti a vedere Unika, che comunque, anche negli passati, si è sempre attestata intorno alle 4-5.000 entrate. Quest’anno non si sa, è tutto diverso. Di turisti in valle ce ne sono ancora tanti. Bisogna vedere se sono interessati all’arte».
L’ormai tradizionale rassegna d’arte gardenese ancora una volta viene dunque tenuta a battesimo da Baffoni, storico e critico d’arte perugino, che sarà anche protagonista di un incontro, intitolato “Profezia: se l’arte venisse ascoltata o le mani perdute” insieme allo scrittore, scultore e alpinista Mauro Corona. Si tratta dell’evento che caratterizza la Unika’s Long Nights, in programma alle ore 20 del 4 settembre.
Nel corso di quattro giornate espositive potranno essere ammirate più di 200 opere realizzate da 28 membri Unika, tra questi 18 sono scultori, 7 pittori artisti, 1 fotografo e 2 artisti tornitori, a cui si è aggiunta una giovane pittrice, Martina Peintner, la quale si è unita al gruppo all’inizio dell’anno. Quest’anno partecipano inoltre Barbara Runggaldier (lavora a Santa Cristina e studia a Vienna) ed il maestro scultore gardenese Tone da Cudan.
Come ha detto ieri il presidente di Unika, Christian Stl Holzknecht, durante la conferenza stampa di presentazione di questa edizione, il titolo dell’evento 2020 non è certo stato scelto a caso. «L’arte deve infatti fare da ponte tra gli artisti e gli spettatori, deve uscire dalla valle ed aprirsi ad un mondo internazionale. Le crisi sono un coltello a doppio taglio per le persone, ma rappresentano anche una nuova e buona opportunità. La nostra vita è appesa a un filo sottile e di questo ci siamo certamente resi conto. Ma non vogliamo cadere in depressione e lasciarci influenzare troppo dalle notizie negative. Tutta la squadra di Unika ha reagito in modo creativo alla particolare situazione attuale e si è impegnata per riuscire ad organizzare la 26esima edizione della Fiera dell’Arte della Val Gardena».
Con la mostra collettiva di quest’anno gli scultori, i pittori artisti, i fotografi ed i tornitori della Val Gardena vogliono dimostrare di essere pronti per superare il difficile momento attraverso le loro opere uniche, incise, dipinte, fuse in varie tecniche e materiali ispirati ed influenzati dalla natura che li circonda. Momento che gli artisti hanno vissuto in modo diverso: per alcuni di loro il lockdown, l’isolamento, il silenzio, sono stati fonte di ispirazione, come nel caso di Filip Piccolruaz che, come ha sottolineato, ha lavorato benissimo. «I momenti di crisi spesso sviluppano la creatività. Non bisogna pensare solo alle cose brutte, dobbiamo essere positivi, dare un messaggio di speranza. Anche questo è uno degli scopi dell’arte: regalare bellezza, benessere, serenità in momenti complicati come questo». Altri artisti, invece, hanno avvertito lo stress, l’incertezza, la paura, lo smarrimento e si presentano con il dubbio di non essere riusciti a creare fino in fondo quanto e come avrebbero voluto.
Le opere presenti sono uniche e quindi preziose, sono tesori che hanno reso famosa Unika ben oltre i confini dell’Alto Adige. Ma la mostra rappresenta anche un palcoscenico per i giovani artisti della valle, con sei studenti del liceo d’arte Cademia di Ortisei chiamati ad esporre i loro lavori ad un appuntamento che è ormai considerato una importante piattaforma per i talenti in erba.
Difficile fare previsioni sull’affluenza dei visitatori di quest’anno, che sarà regolamentata secondo le norme sanitarie in vigore: 200 per volta potranno entrare nel grande capannone bianco che ospita Unika, saranno contati e dovranno tenere la mascherina.
«L’anno scorso è stato un anno record -ricorda Christian Stl Holzknecht–. In più di 6.000 sono venuti a vedere Unika, che comunque, anche negli passati, si è sempre attestata intorno alle 4-5.000 entrate. Quest’anno non si sa, è tutto diverso. Di turisti in valle ce ne sono ancora tanti. Bisogna vedere se sono interessati all’arte».


