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Nella chiesa di San Apollinare Nuovo di Ravenna c’è quella che, personalmente, ritengo essere la più singolare e bella rappresentazione dei tre Re Magi. I tre personaggi in questione sono ritratti verso il termine del lunghissimo corteo raffigurato nello spettacolare mosaico della parete settentrionale (quello noto come “la processione delle Vergini Sante” ). Lì sono rappresentati i tre re magi, mentre offrono i loro doni alla Vergine seduta in trono che presenta loro il Cristo bambino nato da pochi giorni.
Che si tratti dei tre Re Magi non c’è dubbio. Al di sopra delle loro figure l’artista che gli ha rappresentati ha apposto - proprio per non venire smentito nemmeno dai posteri - i loro nomi: “Balthassar, Melchior e Gaspar”. E, straordinariamente, i tre “saggi” d’Oriente raffigurati nel mosaico, seguono una grande stella dorata ad otto punte che li ha guidati fino al cospetto del bambinello. Singolare è infatti che l’introduzione ufficiale della stella cometa quale guida (o straordinaria bussola celeste) dei Magi verso la capanna di Betlemme sarà infatti assai più tarda. Infatti è accreditato dagli storici dell’arte che la sua prima … apparizione ufficiale sia, infatti, solamente introdotta con Giotto che l’ha raffigurata nella cappella degli Scrovegni. Ma questo accadde, incredibilmente, quasi mille anni dopo!
Una raffigurazione sublime quella di San Appolinare Nuovo a Ravenna. E quello che colpisce di più, oltre al pileo, il tipico berretto frigio rosso che caratterizza così inconfondibilmente la loro origine persiana, sono i raffinatissimi pantacollant leopardati che i tre dignitari indossano. Si tratta di eleganti anassiridi. Questo è infatti il nome appropriato di quelle caratteristiche brache che vestivano gli antichi Medi e che, in tempi assai più vicini ad oggi, hanno evidentemente influenzato stilisti innovativi quali Versace e altri colleghi trendy.
E pensare che quei mosaici dei magi di Ravenna sono stati realizzati tra il 557 e il 570. Sono, quindi, capolavori di epoca giustinianea allorché la chiesa - che inizialmente realizzata da re Teodorico - venne riconsacrata al rito cattolico e intitolata ad Apollinare, il santo che fu vescovo di Ravenna.
I tre Magi (parola derivante dall’antico persiano “maghush (simile nella pronuncia a “mago” ma che nella lingua originale vuol dire “saggio”, ovvero sacerdote zoroastriano, ma non necessariamente re!) rendono omaggio al “re dei re” offrendogli oro, simbolo della saggezza illuminante, incenso, simbolo della spiritualità e della purezza, e mirra, simbolo dell’immortalità.
Ma questa non è la sola rappresentazione dei Re Magi a Ravenna. I tre Magi compaiono nientemeno che nel celeberrimo ritratto musivo dell’imperatrice bizantina Teodora a San Vitale. Adornano infatti il lembo inferiore del suo manto porpureo. Un richiamo esplicito all’ortodossia cristiana. E Re Magi sono raffigurati anche sulla capsella dei santi Quirico e Giuditta nonché sul sarcofago di Isacio sempre a San Vitale.
Ma il culto popolare dei Tre Magi non è peculiarità esclusiva di Ravenna in quanto si poi sarebbe diffuso rapidamente in tutti i territori dove il cristianesimo avrebbe trovato diffusione.
Merita a questo proposito ricordare come anche in Alto Adige, o meglio nelle terre vallate sudtirolesi così come in tutte le regioni alpine di lingua tedesca, è antica usanza che gli “Sternsinger” (i cantori della stella) vadano di maso in maso e di casa in casa a raccogliere offerte. Nel contempo, a testimonianza del loro passaggio, sono soliti tracciare con il gesso sulle porte delle abitazioni visitate la scritta C + M + B. Per molti è ritenuta si tratti della “firma” del passaggio dei tre magi Caspar, Melchior e Balthassar. In realtà il significato è post conciliare ed è l’abbreviazione di un più cattolico “Christus Mansionem Benedicit”. Un augurio di serena prosperità per l’anno appena iniziato.
Che si tratti dei tre Re Magi non c’è dubbio. Al di sopra delle loro figure l’artista che gli ha rappresentati ha apposto - proprio per non venire smentito nemmeno dai posteri - i loro nomi: “Balthassar, Melchior e Gaspar”. E, straordinariamente, i tre “saggi” d’Oriente raffigurati nel mosaico, seguono una grande stella dorata ad otto punte che li ha guidati fino al cospetto del bambinello. Singolare è infatti che l’introduzione ufficiale della stella cometa quale guida (o straordinaria bussola celeste) dei Magi verso la capanna di Betlemme sarà infatti assai più tarda. Infatti è accreditato dagli storici dell’arte che la sua prima … apparizione ufficiale sia, infatti, solamente introdotta con Giotto che l’ha raffigurata nella cappella degli Scrovegni. Ma questo accadde, incredibilmente, quasi mille anni dopo!
Una raffigurazione sublime quella di San Appolinare Nuovo a Ravenna. E quello che colpisce di più, oltre al pileo, il tipico berretto frigio rosso che caratterizza così inconfondibilmente la loro origine persiana, sono i raffinatissimi pantacollant leopardati che i tre dignitari indossano. Si tratta di eleganti anassiridi. Questo è infatti il nome appropriato di quelle caratteristiche brache che vestivano gli antichi Medi e che, in tempi assai più vicini ad oggi, hanno evidentemente influenzato stilisti innovativi quali Versace e altri colleghi trendy.
E pensare che quei mosaici dei magi di Ravenna sono stati realizzati tra il 557 e il 570. Sono, quindi, capolavori di epoca giustinianea allorché la chiesa - che inizialmente realizzata da re Teodorico - venne riconsacrata al rito cattolico e intitolata ad Apollinare, il santo che fu vescovo di Ravenna.
I tre Magi (parola derivante dall’antico persiano “maghush (simile nella pronuncia a “mago” ma che nella lingua originale vuol dire “saggio”, ovvero sacerdote zoroastriano, ma non necessariamente re!) rendono omaggio al “re dei re” offrendogli oro, simbolo della saggezza illuminante, incenso, simbolo della spiritualità e della purezza, e mirra, simbolo dell’immortalità.
Ma questa non è la sola rappresentazione dei Re Magi a Ravenna. I tre Magi compaiono nientemeno che nel celeberrimo ritratto musivo dell’imperatrice bizantina Teodora a San Vitale. Adornano infatti il lembo inferiore del suo manto porpureo. Un richiamo esplicito all’ortodossia cristiana. E Re Magi sono raffigurati anche sulla capsella dei santi Quirico e Giuditta nonché sul sarcofago di Isacio sempre a San Vitale.
Ma il culto popolare dei Tre Magi non è peculiarità esclusiva di Ravenna in quanto si poi sarebbe diffuso rapidamente in tutti i territori dove il cristianesimo avrebbe trovato diffusione.
Merita a questo proposito ricordare come anche in Alto Adige, o meglio nelle terre vallate sudtirolesi così come in tutte le regioni alpine di lingua tedesca, è antica usanza che gli “Sternsinger” (i cantori della stella) vadano di maso in maso e di casa in casa a raccogliere offerte. Nel contempo, a testimonianza del loro passaggio, sono soliti tracciare con il gesso sulle porte delle abitazioni visitate la scritta C + M + B. Per molti è ritenuta si tratti della “firma” del passaggio dei tre magi Caspar, Melchior e Balthassar. In realtà il significato è post conciliare ed è l’abbreviazione di un più cattolico “Christus Mansionem Benedicit”. Un augurio di serena prosperità per l’anno appena iniziato.


