La lettera aperta 

il progetto «fuss» buttato nel cestino 

In queste settimane di quarantena, di homeworking, homeschooling, il tema della sostenibilità digitale si fa importante. In Alto Adige, nella scuola in lingua italiana, si utilizza da più di 10 anni...

In queste settimane di quarantena, di homeworking, homeschooling, il tema della sostenibilità digitale si fa importante. In Alto Adige, nella scuola in lingua italiana, si utilizza da più di 10 anni il software libero per la didattica, adattando una distribuzione di Linux alle esigenze della didattica scolastica e installandolo sui server e sui Pc della scuole. È il “Progetto Fuss”. Questa scelta è stata dettata, non da motivi puramente economici, ma da questioni che attengono all’etica, alla libertà di insegnamento, alla filosofia del libero accesso alla conoscenza e all’informazione. Il teorema è semplice, nessun ostacolo all’istruzione, nessun vantaggio per chi può permettersi un software rispetto a chi non può farlo, nessuna imposizione rispetto al software da utilizzare per gli insegnanti. Da oltre 10 anni insegnanti/tecnici (gruppo Fuss) formati e preparati per questa “rivoluzione” culturale, mettono a disposizione della scuola le proprie competenze, non solo quelle tecniche ma soprattutto didattiche, aiutando i colleghi ad orientarsi in quel marasma che è la rete e selezionando, adattando e fornendo software e piattaforme per la didattica. Nel tempo, questa componente di insegnanti/tecnici è stata tagliata fino a farla diventare marginale. Sono state trasferite le mansioni alla ripartizione informatica formata da tecnici non insegnanti che fanno il loro lavoro, in certi casi in maniera egregia, ma che manca della componente didattica, vero punto forte del gruppo Fuss. L’assessorato alla cultura di lingua italiana ha deciso di chiudere definitivamente il progetto Fuss buttando alle ortiche un’esperienza riconosciuta come buona pratica a livello nazionale e internazionale per tornare ad un sistema proprietario che cancella quanto fatto fino ad ora. Per farlo ci si è appellati a non meglio precisate qualità del “nuovo” sistema operativo e ai dati di un questionario di gradimento statisticamente poco significativo, formulato in maniera frettolosa e ambigua. Si è così giustificata una scelta fatta ben prima del questionario. Dalla politica ci si aspetterebbe un po’ di più dei sondaggi Gesù contro Barabba. Ritornare ad un software “chiuso” e proprietario (Microsoft) è una scelta che va contro i principi etici di cui sopra e che, oltre ad essere economicamente folle, costringe tutti gli utenti, docenti e studenti, ad essere profilati senza possibilità di rifiutarsi.

In ultimo c’è un aspetto economico/ambientale che non va sottovalutato. Gli uffici amministrativi della provincia, dei comuni, degli enti della Pa, sostituiscono Pc “Microsoft” dopo alcuni anni perché considerati obsoleti. La scuola in lingua italiana riesce a riutilizzare con successo queste macchine grazie all’utilizzo di un sistema operativo Fuss che non ha bisogno della potenza del macchinoso Windows, senza perdere in efficienza. Tutto ciò attiva un meccanismo di economia circolare virtuoso che permette anche un risparmio non indifferente per l’acquisto di nuovi Pc. Ci si aspetta dalla politica una riflessione attenta e seria rispetto ai temi sul piatto. Purtroppo ci troviamo spesso d’avanti a risposte senza riferimenti tecnici, nomativi, etici, filosofici che rendono queste scelte, incomprensibili.

Dallo scoppio di questa pandemia, il gruppo Fuss (che probabilmente sparirà insieme al progetto) ha permesso a migliaia di studenti di avere un “posto” virtuale che potesse somigliare alla scuola, attivando e gestendo in maniera esemplare piattaforme didattiche (Chamilo e Moodle) e fornendo assistenza e consulenza tecnica e morale, rispondendo a e-mail e messaggi ad orari assurdi e trovando il tempo di offrire formazione a quei docenti che, colti impreparati dall’urgenza, hanno chiesto aiuto. A tutto il gruppo Fuss dovrebbe andare la solidarietà di tutta la scuola: studenti, insegnanti, famiglie, dirigenti scolastici, intendenza e assessorato. Speriamo che questa esperienza possa continuare e che interessi particolari possano passare in secondo piano rispetto a quelli collettivi. Siamo convinti che una strada comune si possa trovare. Andrà tutto bene... speriamo.

(insegnante Scuole Alfieri)